SpaceX contro Amazon, chi vincerà? I due modelli a confronto (e perchè non è solo una questione di capitalizzazione)
Amazon impiega circa un milione e mezzo di persone, nel 2025 ha generato oltre 717 miliardi di dollari di ricavi e quasi 78 miliardi di utili. SpaceX ha 22 mila dipendenti, un fatturato di 18,7 miliardi e ne ha persi quasi cinque. Eppure, Wall Street attribuisce alle due società un valore di Borsa comparabile, con Amazon e il gruppo di Elon Musk che continuano a contendersi un posto tra le aziende più capitalizzate del mondo. Più che una sfida tra due imprese, è il confronto tra due modi opposti di valutare il futuro: da una parte i risultati già raggiunti, dall’altra la scommessa degli investitori sulla crescita di Starlink, sull’intelligenza artificiale e sulla capacità di Musk di trasformare progetti visionari in business redditizi.
La vicenda assume contorni ancora più curiosi se si considera che Jeff Bezos, attraverso Blue Origin, coltiva da oltre vent’anni lo stesso sogno spaziale del rivale. Con una differenza fondamentale: Blue Origin resta una società privata finanziata dal fondatore di Amazon ed è più indietro nei lanci rispetto a SpaceX, che dal 12 giugno è sbarcata sul Nasdaq con la più grande offerta pubblica della storia. E ora è sottoposta al giudizio e alle oscillazioni dei mercati. Dalla quotazione le due società hanno continuato a scambiarsi posizione nella classifica mondiale per capitalizzazione. Dopo aver superato Amazon e Microsoft nelle prime sedute, SpaceX è tornata temporaneamente dietro al gruppo fondato da Bezos.
Collocato a 135 dollari, il titolo SpaceX ha raggiunto un massimo intraday di 225 dollari nei primi giorni, per poi fare marcia indietro. Ma il suo valore divide anche gli analisti, con valutazioni lontane anni luce: si va da un target di 63 dollari (Morningstar) fino a 401 dollari (Arete Research). Come dire: la capitalizzazione ballerebbe da 800 a oltre 5 mila miliardi.
Il mercato continua però a collocare sia SpaceX che Amazon intorno ai 2.5000 miliardi di dollari, una vicinanza che appare sorprendente se confrontata con le dimensioni effettive dei rispettivi bilanci. Per capire la scommessa di Wall Street bisogna guardare oltre i razzi. Quando Elon Musk fondò SpaceX nel 2002, l’obiettivo era ridurre drasticamente il costo dell’accesso allo spazio. Oggi il business che sostiene la società è molto più terrestre di quanto il nome suggerisca. Secondo il prospetto depositato alla Securities and Exchange Commission, oltre il 60% dei ricavi del 2025 è arrivato da Starlink, la rete di satelliti che fornisce connessioni internet in aree remote e zone di guerra di decine di Paesi, e che ha generato circa 11,4 miliardi di dollari di fatturato. I lanci spaziali, le missioni per la Nasa, i contratti governativi e la capsula Dragon rappresentano un’altra importante fonte di ricavi. Lo spazio resta il cuore della visione di Musk. Starlink è il cuore dei conti. È anche questo che distingue SpaceX da molte altre società spaziali. Gli investitori non stanno comprando soltanto il sogno di Marte. Stanno comprando un’infrastruttura globale che combina tlc, difesa, servizi governativi e, potenzialmente, intelligenza artificiale.
Non a caso una parte significativa dell’entusiasmo che ha accompagnato la quotazione deriva proprio dalle prospettive dell’Ai. Nel documento alla Sec la società indica che la divisione legata all’intelligenza artificiale ha già prodotto ricavi per oltre 3 miliardi di dollari e Goldman Sachs, che ha guidato la quotazione, prevede una crescita molto rapida del settore.
C’è poi un altro elemento che contribuisce a spiegare la corsa del titolo: la struttura stessa dei mercati finanziari. Come ha raccontato il rally dei primi giorni di quotazione, l’ingresso accelerato nei principali indici azionari sta attirando acquisti automatici da parte di Etf e fondi passivi. Si tratta di una domanda che non dipende da valutazioni sui bilanci o sui flussi di cassa futuri, ma da regole tecniche. Se un titolo entra in un indice, molti fondi sono obbligati a comprarlo. È una spinta che può sostenere le quotazioni nel breve periodo, ma che non sostituisce i fondamentali. Ed è proprio sui fondamentali che il confronto con Amazon diventa più interessante.
La società fondata da Bezos è arrivata alla sua attuale valutazione dopo aver costruito un ecosistema capace di generare enormi flussi di cassa. SpaceX si trova invece in una fase diversa. La sua valutazione incorpora già oggi una parte rilevante della crescita attesa per il futuro. Gli investitori stanno scontando l’espansione di Starlink, il successo di Starship, nuovi contratti nel settore della difesa e una possibile integrazione tra infrastrutture spaziali e intelligenza artificiale, con la costruzione di data center nello spazio. La stessa capitalizzazione di mercato rappresenta, in un certo senso, un vantaggio competitivo.
Un’azienda che vale oltre 2.500 miliardi di dollari può raccogliere capitali o finanziare acquisizioni molto più facilmente dei concorrenti. L’acquisto per 60 miliardi di Cursor, la startup californiana specializzata nello sviluppo di software assistito dall’Ai, annunciato il 16 giugno, mostra come Musk stia già utilizzando le azioni di SpaceX come una potente valuta per accelerare la crescita.
Ma le incognite restano numerose. La prima è che la società continua a registrare perdite significative: 4,3 miliardi solo nel primo trimestre di quest’anno. La seconda riguarda Starship, il progetto più ambizioso e costoso dell’intero gruppo. Gran parte della narrativa che sostiene la valutazione di SpaceX presuppone che il sistema di lancio riesca a diventare operativo su larga scala e a ridurre ulteriormente i costi di accesso allo spazio. È una prospettiva che molti considerano plausibile, ma che deve ancora tradursi in risultati economici. La terza incognita riguarda lo stesso Musk. Il prospetto di quotazione evidenzia una struttura di governance fortemente concentrata: con il 42% del capitale e l’85% dei diritti di voto, il fondatore mantiene il controllo quasi assoluto delle scelte strategiche e operative. Per alcuni investitori è una garanzia. Per altri rappresenta uno dei principali rischi di una società che incorpora già aspettative enormi di crescita.
Per questo il confronto tra Amazon e SpaceX va oltre la semplice classifica delle società più capitalizzate. Amazon rappresenta il valore creato e misurato nei bilanci; SpaceX il valore che il mercato ritiene possa essere creato in futuro. La vera sfida sarà capire se la crescita di Starlink, l’espansione nell’intelligenza artificiale e i progetti spaziali di Musk riusciranno a trasformare quella scommessa in risultati.
28 giu 2026 | 18:34