Economia

Giochi Preziosi, lavoratori in stato di agitazione: 320 coinvolti tra chiusure e nuovo piano industriale

Giochi Preziosi, lavoratori in stato di agitazione: 320 coinvolti tra chiusure e nuovo piano industriale

Sono in stato di agitazione le lavoratrici e i lavoratori di Giochi Preziosi, il gruppo dei giocattoli al centro in questi mesi di un piano di ristrutturazione e rilancio. Il progetto si basa da un lato sull’ingresso del colosso industriale cinese Superhisen con una quota di maggioranza ceduta dal fondatore Enirco Preziosi, dall’altro su una strategia di chiusure della rete retail, «composta da circa 30 punti vendita distribuiti sul territorio nazionale, molti dei quali già chiusi, in fase di chiusura o interessati da trattative per la cessione», scrivono i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Questi ultimi hanno proclamato la mobilitazione, dopo l’ultimo incontro con l’azienda e l’aggiornamento proprio del piano di chiusure. Secondo i sindacati, «il quadro continua a mutare, alimentando forti incertezze occupazionali e rendendo indispensabile un confronto trasparente, informazioni certe e un vero piano industriale per il futuro del grupppo», storica insegna di giochi per bambini che oggi patisce anche le conseguenze della scarsissima natalità italiana: meno bambini nascono, meno giochi si vendono.

La vertenza coinvolge complessivamente circa 320 lavoratrici e lavoratori delle sedi, delle strutture centrali e dei punti vendita riconducibili alle diverse società del gruppo: Giochi Preziosi, Giochi Preziosi Italia, Giochi Preziosi Store, GPH, Startrade, Giocheria e Grandi Giochi.
Giochi Preziosi è tra le più note aziende tricolori dei giocattoli edè stata  fondata nel 1978 da Enrico Preziosi a Cogliate, in Brianza, diventando poi una multinazionale leader del mercato. Preziosi ha saputo sfruttare, negli anni Ottanta, la potenza di fuoco delle tv commerciali di Berlusconi, aumentando le vendite grazie agli spot dei giocattoli. L'azienda ha legato il suo nome a giocattoli di successo come Cicciobello, i Gormiti, le bambole Winx e le Poormon.
Oggi la crisi, che per altro si trascina da qualche anno. Le difficoltà sono nate con la pandemia e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, sono proseguite con l’inflazione delle materie prime e dell’energia e  culminate nell’aumento dei costi delle spedizioni marittime, a cui Giochi Preziosi fa ampio ricorso per rifornirsi di giochi dalla Cina (il nuovo socio è proprio un suo fornitore storico) e non solo. 

L’operazione prevede l’aumento di capitale da 80 milioni da parte del socio cinese e il disimpegno dell’imprenditore avellinese. Sempre i sindacati scrivono che: «L’azienda ha presentato l’accordo come il primo passaggio di un più ampio percorso di ristrutturazione finalizzato alla presentazione della proposta definitiva prevista per il prossimo 6 agosto, precisando che Superhisen sarebbe destinata ad assumere una posizione di maggioranza all’interno della futura compagine societaria». Critica la posizione dei lavoratori: «Come Organizzazioni sindacali abbiamo evidenziato criticità sia nel metodo sia nei contenuti dell’operazione». Per questo sono già stati richesti chiarimenti sugli obiettivi industriali del nuovo gruppo e sulle attività che si intendono rafforzare,  sul perimetro occupazionale che l’azienda intende preservare, sulle possibili ricollocazioni, sui percorsi di riqualificazione e sulle tutele previste per il personale coinvolto nelle riorganizzazioni e sulle ricadute occupazionali derivanti dall’ingresso del nuovo socio industriale. 

Il prossimo tavolo di confronto al Mimit è previsto per il 9 luglio, nel frattempo i sindacati proclamano lo stato di agitazione perché, come si legge ancora in una nota, «La progressiva dismissione della rete commerciale continua a produrre pesanti ricadute sulle lavoratrici e sui lavoratori, mentre restano aperti numerosi interrogativi sulle prospettive occupazionali, sulle eventuali ricollocazioni e sugli strumenti di tutela che accompagneranno il percorso di riorganizzazione. L'ultimo aggiornamento trasmesso dall'azienda conferma inoltre un cronoprogramma in continua evoluzione, con rinvii di alcune chiusure, anticipazioni di altre e trattative ancora aperte per possibili cessioni di rami d'azienda».

«La vicenda Giochi Preziosi richiama ancora una volta il tema della tutela del patrimonio industriale e commerciale del Paese, con marchi storici italiani oggetto di operazioni che non possono prescindere dalla salvaguardia dell’occupazione, della continuità produttiva e del valore costruito in decenni di lavoro», notano ancora le sigle nel comunicato congiunto mentre uno studio di Filcams Cgil sul lavoro povero nel terziario rivela un’amara realtà: in Italia un occupato su è due sotto la soglia di povertà e nel turismo del Mezzogiorno la quota sale a quattro lavoratori su cinque. 

Secondo i dati, il 50% delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nei settori del terziario, del turismo e dei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. Nel turismo la situazione si fa ancora più drammatica: circa il 70% di chi lavora nel settore resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole sale oltre l’80%, quattro lavoratori su cinque. Seguono i servizi, dove pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%. «Siamo davanti a una vera e propria emergenza - spiega il segretario generale di Filcams Cgil Fabrizio Russo - quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali adeguati al costo della vita».

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