Economia

Delfin, alla prova bilancio: agli eredi di Del Vecchio servono 5 voti per evitare la crisi della holding

Delfin, alla prova bilancio: agli eredi di Del Vecchio servono 5 voti per evitare la crisi della holding

Delfin arriva all’assemblea più delicata dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio. Martedì 30 giugno gli otto soci della holding, azionista di riferimento di EssilorLuxottica e tra i principali soci di Generali, Mps, UniCredit e Covivio, saranno chiamati ad approvare il bilancio 2025, deliberare sul dividendo e pronunciarsi sulla proposta di nominare nuovi commissari per l’audit. Ma è il primo punto all’ordine del giorno ad attirare tutta l’attenzione: senza l’approvazione dei conti, la cassaforte lussemburghese degli eredi rischierebbe di entrare in una crisi istituzionale dagli esiti imprevedibili, fino allo scenario estremo della liquidazione.

Delfin è una società a responsabilità limitata (Sarl) lussemburghese e ciascuno degli otto soci detiene il 12,5% del capitale. Per approvare il bilancio serve quindi una maggioranza che rappresenti oltre la metà del capitale: in pratica cinque voti su otto. È su questa soglia che si misura la tenuta della famiglia, dopo settimane in cui il tentativo di riassetto promosso da Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, si è progressivamente complicato.

Il progetto prevedeva l’acquisto da parte di Leonardo Maria delle quote di Luca e Paola Del Vecchio, così da salire al 37,5% di Delfin e diventare il primo socio della holding. Ma il consiglio di amministrazione ha respinto la lettera di patronage richiesta dalle banche per finanziare l’operazione. A favore si sarebbero espressi il presidente Francesco Milleri e Mario Notari; contrari Romolo Bardin, Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Il no del board ha interrotto, almeno per ora, la strada che avrebbe dovuto chiudere anche i principali contenziosi tra gli eredi e dare un nuovo equilibrio all’azionariato.

Accanto al bilancio, nell’ordine del giorno è entrata anche la richiesta di nominare commissari per l’audit: il “commissaire aux comptes” è una figura prevista ma finora mai attivata. La lettera è stata firmata da cinque soci: Leonardo Maria Del Vecchio, Luca Del Vecchio, Paola Del Vecchio, Clemente Del Vecchio e Nicoletta Zampillo, che hanno indicato come candidati Lara Forte, Fabio Scoyni e Marco Talarico, quest’ultimo già amministratore delegato della finanziaria di Lmdv. È una richiesta che segnala la volontà di rafforzare i controlli interni sulla governance della holding e, insieme, la profondità della frattura tra soci. Ma non si tratta di un’alleanza stabile tra alcuni azionisti. La convergenza riguarderebbe soltanto questo punto all’ordine del giorno.

Per capire la partita bisogna partire dalla composizione dell’azionariato. Gli otto soci appartengono a tre diversi rami familiari. Dal primo matrimonio di Leonardo Del Vecchio con Luciana Nervo sono nati Claudio, 69 anni, Marisa, 67, e Paola, 65. Dall’unione con Nicoletta Zampillo è nato Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, mentre dalla successiva relazione con Sabina Grossi sono nati Luca, 24, e Clemente, 22. Completano l’azionariato la stessa Nicoletta Zampillo, 68 anni, e Rocco Basilico, 36, figlio di Zampillo e del banchiere Paolo Basilico, al quale Leonardo Del Vecchio ha lasciato una quota del 12,5%, identica a quella degli altri sette soci in nuda proprietà. Ma pochi giorni dopo l’apertura del testamento, la madre ha donato il suo usufrutto e i diritti di voto (che aveva ricevuto a titolo di legittima) al figlio Rocco, che è così diventato azionista a pieno titolo.

Le alleanze, però, non seguono più i rami familiari. Non c’è un fronte dei figli del primo matrimonio contrapposto ai più giovani, né una divisione ordinata tra le diverse madri. In questi quattro anni si sono formate geometrie trasversali, determinate soprattutto dal giudizio sulla gestione di Francesco Milleri e dalle diverse idee sul futuro della holding. Claudio e Marisa per molto tempo sono stati considerati più vicini alla continuità dell’attuale governance. Paola ha assunto da tempo una posizione critica. Luca è stato tra gli oppositori più determinati dell’attuale assetto.

Clemente, il più giovane, è rimasto finora il più defilato: è ancora all’università, studia ingegneria al Politecnico di Milano, una scelta diversa rispetto alla strada finanziaria intrapresa dal fratello Luca, che dopo la laurea ha conseguito un master a Londra. Ma di recente anche la posizione dell’ultimo figlio del fondatore di Luxottica è entrata nella partita societaria, con richiesta di trasferire il suo 12,5% nella holding personale Mhenthe. Una scelta analoga a quella già compiuta da Luca, Paola e Rocco.

Mentre Claudio, che per anni si è occupato del celebre marchio di camicie Brooks Brothers, poi venduto, è l’unico che ha già trasferito il suo 12,5% nel proprio veicolo societario, incorporato nel Delaware, negli Stati Uniti. Ma lo ha fatto quando il padre era ancora in vita. Leonardo Maria resta il promotore del riassetto. Presidente di Ray-Ban e chief strategy officer di EssilorLuxottica, ha cercato di costruire una soluzione che gli consentisse di acquisire, per 10 miliardi, le quote di Luca e Paola. L’operazione si è arenata davanti alla richiesta di ulteriori garanzie avanzata dalle banche finanziatrici.

Rocco Basilico, invece, dopo un lungo percorso operativo nel gruppo, tra Hong Kong e poi in California, dove si occupava di Oliver Peoples, ha lasciato l’azienda. Ma è merito suo l’aggancio di Mark Zuckerberg, poi sfociato nell’alleanza con Meta per gli smart glasses. Dopo l’addio a Essilux, Rocco continua a vivere a Los Angeles con la moglie Sonia Ben Ammar, figlia del produttore cinematografico tunisino Tarak Ben Ammar. E guarda a nuovi progetti imprenditoriali.

Il rapporto tra lui e il fratello Leonardo Maria, un tempo molto stretto, si è deteriorato sullo sfondo del contenzioso familiare relativo all’usufrutto delle quote detenute da Nicoletta Zampillo. La battaglia legale tra lui, Leonardo Maria e la madre, con cause intentate da Lmdv contro la madre e il fratello e ricorsi e ingiunzioni di Rocco contro il board di Delf, complica ulteriormente il riassetto delle quote, ma resta di sfondo.

È questa frammentazione a rendere incerto il voto di martedì. Secondo alcune ricostruzioni, Marisa, Claudio e Rocco sarebbero orientati ad approvare il bilancio. Sugli altri voti le posizioni restano mobili. Leonardo Maria ha interesse a evitare una crisi della holding, ma la bocciatura della lettera di patronage ha irrigidito il confronto e lui stesso ha evocato il rischio della liquidazione in una lettera pubblicata da QN, il quotidiano controllato da Lmdv Media.

Luca e Paola hanno manifestato la volontà di uscire dall’azionariato. Clemente resta una variabile meno leggibile. Nicoletta Zampillo, infine, pesa non solo come socia, ma anche per il ruolo che continua ad avere negli equilibri familiari. Prima ha donato l’usufrutto a Rocco, poi ha espresso l’intenzione di riprenderselo e di trasferire poi il suo 12,5% a Lmdv.

Il paradosso è che la tensione più alta arriva in una fase di forza patrimoniale. Il valore di Delfin è cresciuto negli ultimi anni grazie all’apprezzamento delle principali partecipazioni finanziarie, sostenuto dal risiko bancario, con il rialzo dei titoli di Generali, Mps e Unicredit. Ma la solidità degli attivi non basta a risolvere il problema della governance. Martedì non si voterà soltanto un bilancio: si capirà se, a quattro anni dalla morte di Leonardo Del Vecchio, gli eredi sono ancora in grado di convivere nella stessa cassaforte o se la frattura familiare è arrivata al punto in cui anche l’equilibrio societario diventa difficile da tenere.

Francesco Milleri, al vertice di EssilorLuxottica e di Delfin, deve fare i conti con una famiglia sempre più divisa e con una governance rimasta incompiuta dopo la morte del fondatore. Il bilancio rappresenta un banco di prova cruciale. Se passerà, la ricerca di un nuovo equilibrio potrà continuare. Se invece non dovesse ottenere i cinque voti necessari, la crisi della governance di Delfin entrerebbe in una fase completamente nuova. 

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