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Unicredit rompe il silenzio su Commerzbank: «Ops comunicata in modo corretto». Esposto alla BaFin

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Unicredit rompe il silenzio e respinge le accuse di Commerzbank sull’offerta che chiude domani, martedì 16 giugno. La banca guidata da Andrea Orcel ribadisce in una nota di aver operato «nel pieno rispetto delle normative e con totale trasparenza», difendendo la correttezza delle comunicazioni al mercato e contestando quella che definisce una «narrazione fuorviante» alimentata dalle dichiarazioni della banca tedesca e definendo «infondate le affermazioni su presunte irregolarità prestito titoli». Unicredit ha poi fatto sapere di aver coinvolto la BaFin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria, avendo «portato tali questioni all’attenzione dell'autorità stessa, richiedendo una valutazione approfondita delle circostanze relative a tali dichiarazioni, della loro attendibilità e del loro apparente intento di compromettere l'integrità del processo di offerta, generando confusione tra gli stakeholder». Unicredit «valuterà con la necessaria diligenza le azioni più opportune per proteggere i propri interessi e quelli del mercato alla trasparenza e alla correttezza». La risposta italiana arriva dopo l’esposto presentato contro ignoti dal presidente del consiglio di fabbrica di Commerzbank, Sascha Uebel, per presunta manipolazione dei mercati e annunciata la scorsa settimana all’Handelsblatt

Unicredit afferma di aver finora «deliberatamente evitato di intervenire rispetto alla retorica negativa sviluppatasi attorno all’elevato livello di adesioni da parte degli azionisti di Commerzbank», sostenendo che tale atteggiamento abbia contribuito a «distogliere l’attenzione dai fondamentali dell’operazione e dagli importanti benefici che una combinazione tra HypovereinsBank e Commerzbank potrebbe generare per gli investitori, gli stakeholder e il sistema economico tedesco».
«La banca ha sempre operato, e continuerà a operare, nel pieno rispetto delle normative e con totale trasparenza - ha poi precisato Piazza Gae Aulenti -. La confusione e la conseguente narrazione fuorviante hanno avuto origine dalle dichiarazioni di Commerzbank, volte a distogliere l’attenzione dai fondamentali dell’offerta».

«Qualsiasi affermazione secondo cui per gli «interventi di governance sarebbe necessaria una soglia più elevata non è corretta», rileva ancora l'istituto italiano. «Una maggioranza qualificata del 75% assembleare è richiesta esclusivamente per operazioni di fusione o altre riorganizzazioni societarie straordinarie», evidenzia la banca indicando che «tuttavia, tale scenario non è attuale, in quanto Unicredit ha più volte ribadito in modo chiaro e inequivocabile di non avere intenzione di procedere a una fusione tra Commerzbank e Hypovereinsbank prima che Commerzbank sia adeguatamente rafforzata e trasformata». «Qualora Unicredit ottenesse un adeguato sostegno assembleare in sede di assemblea dei soci, sarebbe nella posizione di nominare tutti i rappresentanti degli azionisti nel consiglio di sorveglianza, il quale a sua volta sarebbe competente per la nomina del consiglio di gestione», conclude Unicredit che «ritiene che tale assetto consentirebbe l'attuazione di una strategia orientata alla creazione di valore di lungo periodo, rafforzando Commerzbank, in particolare nel mercato domestico tedesco, e posizionandola in maniera competitiva per il futuro».

A venerdì l’Ops di Unicredit aveva raccolto l’11,86% del capitale sociale corrispondente al 12,37% dei diritti di voto di Commerzbank, escluse le azioni proprie, che, sommato al 26,77% in titoli, la proietta al 38,63%, ampiamente sopra la soglia limite del 30% prefissata da Orcel a inizio offerta. Unicredit detiene inoltre un 3,22% (3,36% dei diritti di voto) tramite derivato regolabile con consegna fisica e un 13,19% (13,76% dei diritti di voto) legato a derivati con regolamento unicamente in contanti. L’esposizione potenziale in Commerzbank sale così al 54,13%

15 giu 2026 | 11:33