Era figlio di un basket che risale a un passato ormai lontano — parliamo degli anni ‘50 e ‘60 — ma la grandezza di Bob Pettit nello sport dei canestri non è mai scolorita. È mancato all’età di 93 anni e il primo pensiero è che il suo nome va affiancato a quelli che sono diventati pietre miliari: nel suo caso l’elemento più distintivo è l’essere stato il primo Mvp (Most valuable player) della storia della Nba: fu nominato per la stagione 1955-56, quella nella quale il riconoscimento venne istituito.
Originario di Baton Rouge, città della Louisiana alla quale è rimasto legatissimo, Pettit si è affermato come una delle prime grandi «star» del basket professionistico per aver reinventato l’interpretazione del ruolo di «ala forte», il cosiddetto «numero 4» secondo la classificazione più moderna. Si spostava infatti vicino. A canestro, giocando anche come centro e spiegando che nel basket la flessibilità è una dote che paga: lui riusciva ad essere sia un grande realizzatore sia a dare una solida concretezza a rimbalzo. Pochi erano come lui e pochi riuscivano a contenerlo.
Pettit è stato 11 volte All-Star (di cui quattro da Mvp della partita), 11 volte All-Nba in 11 anni di carriera, membro delle squadre degli anniversari al 25°, 50° e 75° anno della lega. Il titolo di Mvp lo rivinse nella stagione 1958-59, da campione Nba in carica. Nel 1958, infatti, aveva guidato i St. Louis Hawks alla vittoria, superando in finale i Boston Celtics — favoriti seppur privi di Bill Russell out per infortunio — con una prova indimenticabile da 50 punti in gara-6, realizzando 19 dei 21 punti degli Hawks nel quarto periodo.
Pettit era anche un esempio in allenamento: non risparmiava una sola goccia di sudore, era un lavoratore instancabile. Ed era anche un tipo che in campo non le mandava a dire: era deciso e duro e si può tranquillamente dire che ci metteva la faccia, se è vero che ha ricordato di aver collezionato 150 punti di sutura nell’arco della carriera. Nel 1965 si accorse che la freschezza e la tempra del fisico stavano calando, per cui prese la decisione di ritirarsi. Lo fece anche per una ragione molto più pragmatica: gli avevano offerto un posto in banca a Baton Rouge: «Ai tempi non guadagnavamo abbastanza per poterci sistemare per il resto della vita. Tutti dovevamo lavorare dopo la pallacanestro», raccontò in un’intervista del 1983.
Nel 2022 ha presenziato alla cerimonia a Cleveland per il 75° anniversario della Nba, la lega che era diventata grande anche grazie al suo talento e al suo coraggio. Pettit è stato il primo cestista della storia sia a realizzare 20.000 punti sia a conquistare 10.000 rimbalzi. Nel 1971 è entrato nella Hall of Fame di Springfield ed è stata proprio la dirigenza dell’Arca della Gloria ad annunciare la sua scomparsa.
25 set 2026 | 16:36