DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI – Non è successo niente, fino al 5-1 del terzo set. Quando all’improvviso è cambiato tutto, e Jannik Sinner si è trovato di fronte a un fantasma che conosce bene, quello della sua fragilità fisica.
Con buona pace di chi sosteneva che l’orario di inizio a mezzogiorno, prima partita sulla Chatrier, fosse un trattamento di favore per preservare il campione italiano, il caldo era tremendo e ha fatto la sua parte, molto più dell’avversario, che si è ritrovato a vincere un match per grazia ricevuta (2-6, 3-6, 7-5, 6-1, 6-1).
C’era la speranza che Juan Manuel Cerundolo avesse un piano. Non certo per gufare Jannik Sinner, ma per assistere a un simulacro di partita. L’argentino è uno dei pochi terraioli ancora esistenti, uno degli ultimi esponenti di una razza in via di estinzione. Si pensava, si temeva, che provasse ad alzare le sue traiettorie in top spin sul diritto del campione italiano, come da manuale dei mancini del rosso. Ma non siamo più nel 2020, quando Jannik esordì a Parigi arrivando fino ai quarti di finale, dove riuscì a mettere in difficoltà un certo Rafael Nadal, e soprattutto il Cerundolo minore, fratello del più solido Francisco, non somiglia manco da lontano all’uomo cui è dedicata una statua all’ingresso del Roland Garros. Quindi, niente di tutto questo.
L’argentino è entrato in campo con la bizzarra idea di fare a pallate con il giocatore dei colpi più pesanti del mondo. Jannik ne ha preso atto, facendo subito capire all’avversario che la sua non era stata una buona idea. Prima 3-0, poi 5-2, in una progressione rilassata, condita da molti serve and volley sperimentali e di buona fattura. Stessa musica nel secondo set e nel terzo set, ancora più allenamento agonistico degli altri due.
Ma a un certo punto, Jannik ha cominciato a non essere più sé stesso. Tre punti nei quattro game seguenti. Sul 5-4 a suo favore, 0-40 sul proprio servizio, il campione italiano barcolla. Si appoggia ai tabelloni, in evidente stato di malessere. Chiama il giudice arbitro, la francese Aurélie Tourte, la quale gli consente la visita dei medici e poi lo autorizza a rientrare negli spogliatoi per ricevere un trattamento, senza chiamare il medical time out. Gli odiatori di Jannik in servizio permanente avranno di che pasteggiare, perché si tratta di una decisione, per altro non contestata dall’avversario, molto corretto, che farà comunque discutere.
In realtà, è tutto in regola. Sinner non viene sanzionato per aver interrotto la partita perché la giudice arbitro ha trattato quello stop come un evidente colpo di calore. Con questo, si applica la regola che permette al tennista di interrompere la partita senza che ci sia alcuna pausa di mezzo, e di non essere punito.
Dopo la breve sosta, Jannik perde il servizio, e appare menomato. Perde quindici punti di fila. Si tocca il fianco sinistro con insistenza, si rivolge al suo angolo con fare sconsolato. Sono scene già viste in Australia quando ebbe problemi di crampi contro il carneade Spizzirri, e a Shangai, dove si ritirò contro Tallon Griekspoor.
Il caldo, sempre il caldo. Ma questa volta il problema sembra essere più profondo.
Cerundolo vince un insperato terzo set, mentre Jannik si avvia nuovamente negli spogliatoi. L’argentino ricomincia come aveva finito, cercando di palleggiare, mantenendo la lunghezza di palla e facendo spostare Jannik. Tutto qui.
Ma è Sinner che non riesce più a muoversi. Abbrevia gli scambi, serve prime palle lentissime, senza forza. Svuotato di ogni energia, in qualunque movimento. Sembra in attesa di un miglioramento, mentre Cerundolo non approfitta di tutto questo ben di dio insistendo a giocare sul dritto di Jannik, che quasi in souplesse lascia partire quattro vincenti che lo tengono in vita nei due game seguenti. Ma Cerundolo salva due palle break, sale 2-1 nel quarto set e poi prende il largo, mentre Jannik continua a stare in campo solo perché aspetta che le pasticche, antidorifici e anti-crampi, facciano effetto. È quello che speriamo anche noi, perché altrimenti la fine sarebbe nota. «Inizia a pensare positivo» gli urla Simone Vagnozzi dall’angolo alla fine di un quarto set ormai lasciato andare.
Non è più una partita, ma una corsa contro il tempo. L’illusione di una ripresa sufficiente a portare a casa il match sembra svanire all’inizio del quinto set. Jannik salva due palle break, sempre giocando da semovente, poi regala il primo game con due brutti errori.
Ormai è preda di un impasto di dolore e frustrazione. I suoi colpi, soprattutto in risposta, sono flebili, e permettono a Cerundolo di vincere punti facili. Jannik patisce il caldo in modo estremo, più di qualunque giocatore del tour. È il suo tallone d’Achille, c’è poco da giraci intorno. La sensazione è che poi si scateni un effetto a catena, con lui che si spaventa quando non sta bene, restando avviluppato in un misto di timore e di disagio.
Sul 2-0 e due palle break per Cerundolo incomincia a reagire, mettendo più peso nel servizio, sembrano più convinto. Annulla due palle break, sulla terza viene graziato da Cerundolo che sbaglia un dritto con Jannik immobile, perde il game ma dà segni di ripresa. La rigidità di Jannik fa pensare anche a un infortunio muscolare: ogni qual volta che deve piegare la gamba sinistra sul dritto appare in difficoltà. Ci si aggrappa al braccino di Cerundolo, che sul 4-1 e doppio break a suo favore apre la strada a una possibile rimonta con un doppio fallo e due servizi molli che Jannik riesce finalmente ad aggredire. Ma anche questa è solo un’illusione.
L’argentino approfitta della menomazione di Jannik, lo tortura con le palle corte: 5-1. Il successivo game di servizio finisce presto, con Cerundolo che non esulta neppure, per rispetto dell’avversario.
Finisce così anche il sogno parigino di Jannik. «Non è stato solo il caldo», spiega Sinner in conferenza stampa. «A metà terzo set non avevo più alcuna energia. Non ricordo l'ultima volta che mi sono sentito così debole». E adesso, spazio per avvoltoi e domande senza risposta.
28 maggio 2026, 19:08 - Aggiornata il 28 maggio 2026 , 21:19