Economia

Difesa e industria, la riconversione è una strada lunga (e tortuosa)

Difesa e industria, la riconversione è una strada lunga (e tortuosa)

Le riflessioni si accumulano. L’Economia ha scritto più volte del rapporto EY sulle 100 medie imprese, tra Piemonte e Lombardia, che potrebbero costituire la prima pattuglia sulla strada della riconversione. Mediobanca ha prenotato una giornata per fine mese (nuovo corso: a Rocca Salimbeni, Siena) dedicata alle medie «tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica».
Poi, la scorsa settimana, Maurizio Landini è andato dritto: «L’idea che attraverso l’investimento nei settori della difesa e delle armi si possa sostituire la crisi degli altri settori è una coglionata pazzesca». Tra Tony Montana e Leopardi, il leader Cgil ha però sottolineato il corredo di competenze tech e persone che l’industria civile ha in casa per chiudere con una venatura etica sul «tipo di sviluppo che vogliamo realizzare».

Due giorni prima il presidente degli industriali bresciani, Paolo Streparava aveva osservato che «la difesa non è un tema separato dall’industria... Ma su questo occorre essere realisti: la conversione industriale verso l’aerospace e la difesa, tanto sbandierata in questi mesi, non avviene in un attimo. Servono pianificazione, collaborazione vera e tantissime risorse». Dalle parole ai fatti, lo stesso confindustriale osservava nel numero del primo giugno di questo giornale che anche per la sua azienda, a lungo mono-committente Iveco, «stiamo valutando di espanderci anche nel settore dell’aerospazio e della difesa, dove abbiamo già avuto contatti con i primi potenziali clienti».

Ancora il 31 maggio, nel pieno delle tensioni, smentite, con Palazzo Chigi sul via alla seconda tranche del programma europeo Safe (quasi 15 miliardi per la difesa), Guido Crosetto concludeva un’importante intervista al Corriere osservando che «l’emergenza prima è l’accelerazione della capacità produttiva del Paese e lo si fa rendendo più forte la parte produttiva nazionale, ma anche attivando energie ed investimenti dall’estero. Bisogna fare ponti d’oro a chi vuole investire qui, a chi si trasferisce in Italia». Il ministro sembrava seguire il filo delle riflessioni che Giuseppe Cossiga, presidente Mbda e suo successore alla guida dell’Aiad, la federazione dell’aerospazio e difesa di Confindustria, ha sviluppato nei mesi scorsi. Segnalando, sul Sole 24 Ore a fine gennaio, anche le perplessità sul Safe 2 perché «quei fondi non andranno a sostenere nuovi progetti, ma finanzieranno quote di programmi già avviati. E di questo passo non saremo in grado di raddoppiare la capacità produttiva in tempi molto rapidi». Mentre invece a questo fine le priorità sono l’accesso delle pmi al credito, il rafforzamento della supply chain e le dipendenze su materie prime e semilavorati strategici, come le terre rare e l’acciaio speciale, che l’Italia importa dall’estero. Oltre a una più decisa fase di consolidamento nel settore. Tra alleanze e deindustrializzazione.

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