Testacoda Mondiale. Il primo di tanti. Perché così funziona il format allargato a 48 squadre, che tanto piace alla Fifa ma che qualche perplessità la lascia, sotto l’aspetto dello scarto tecnico, della competitività. Vedremo. Stasera alle 19 italiane qui nell’insopportabile afa texana di Houston ci sarà già una prima risposta: Germania-Curacao mette infatti di fronte due estremi, due mondi, con la rosa dei tedeschi che vale quasi un miliardo di euro, oltre trenta volta quella dei caraibici, che rappresentano la più piccola Nazionale mai qualificatasi per una fase finale.
E che sta vivendo questa avventura con la leggerezza di chi sa che, comunque vada, è già un successo: il vecchio scuolabus senza finestrini per gli spostamenti, la musica reggae a tutto volume, i balli e i canti. La Mannschaft però non può farsi intenerire, se vuole mettersi finalmente alle spalle le tremende delusioni degli ultimi due tornei, con l’eliminazione ai gironi di Russia 2018 e Qatar 2022. Per accendere la macchina del tempo e tornare ai fasti di Brasile 2014, il c.t. Nagelsmann ha scelto di riaffidare la porta a Manuel Neuer, che ha un anno e mezzo più di lui — 40 contro 38 — e che era il leader della squadra che s’impose in Sudamerica, unica Nazionale europea a riuscirci nella storia.
La trovata del Bundestrainer, annunciata a sole tre settimane dall’inizio della Coppa, ha sollevato un polverone: innanzi tutto perché durante le qualificazioni il titolare era Baumann dell’Hoffenheim e poi perché il portiere del Bayern si era ritirato dalla Nazionale dopo l’Europeo del 2024, per dedicarsi solo al club, come aveva spiegato lui stesso. «Manuel ha un’aura speciale» taglia corto il c.t. quando gli chiedono conto della scelta.
Il vero punto di forza della Nazionale quattro volte campione del mondo (1954, 1974, 1990, 2014) è però l’attacco, che può contare sul talento di Sané, Musiala, Wirtz e Havertz, probabili titolari di un sistema tattico con tre mezze punte e un centravanti che promette gol e spettacolo. Occhio poi al gigante Woltemade. Dalla metà campo in su, la qualità è altissima: fondamentale sarà trovare l’equilibrio giusto, quello che fino a un paio d’anni fa veniva garantito dal formidabile Kroos, che a questa squadra — come al Real — manca moltissimo.
La Germania non parte fra le favorite: i bookmaker le mettono davanti almeno sei squadre. Uno scetticismo di fondo che si respira anche nel Paese: «Al Mondiale si va per vincere, non come ora» è stata la critica severa di un altro grande ex, Thomas Muller. Anche l’ex c.t. Klinsmann è stato duro: «Meglio restare a casa come l’Italia piuttosto che fare come noi». «Ma noi vogliamo vincere» ha replicato Nagelsmann, che nel ritiro di Winston-Salem, in North Carolina, ha lavorato molto sull’aspetto atletico per partire subito forte e mettere in discesa il girone, che comprende anche Ecuador e Costa d’Avorio. In Texas le temperature arrivano a 35 gradi, ma all’Nrg Stadium di Houston il problema non si pone: tetto chiuso e aria condizionata a palla. Sarà anche un testacoda, ma almeno si sta al fresco.
Chissà che non diventi piuttosto un problema (in più) per quelli di Curacao, la cenerentola del Mondiale: si tratta di un’isola di 180mila abitanti a 65 chilometri a nord delle coste del Venezuela, che solo nel 2010 ha ottenuto lo status di nazione costitutiva autonoma all’interno del Regno dei Paesi Bassi, dopo un referendum. Famosa per anni soprattutto per il liquore blu, e prima ancora per i pirati dei Caraibi, adesso ha scritto una pagina di storia del calcio ottenendo la prima qualificazione al Mondiale. In Texas sono arrivati in tremila, per sostenere the Blue Wave, l’Onda Blu, il soprannome della squadra. Il c.t. è l’olandese Advocaat, che febbraio aveva lasciato per prendersi cura della figlia malata, salvo poi tornare, richiamato a furor di popolo. Con i suoi 78 anni è il più anziano del torneo: il doppio rispetto a Nagelsmann. Un incrocio di destini, una sfida fra gli estremi: eccolo, il primo testacoda Mondiale. Come finisce? Quanto finisce?
14 giu 2026 | 07:17