Dopo l’estenuante braccio di ferro su data e orario del derby di Roma della scorsa settimana, il campionato si è concluso ieri in modo ancor piĂą livido e faticoso con un altro derby, quello di Torino, posticipato di un’ora su pressione dei tifosi preoccupati per le condizioni di un uomo ferito negli incidenti del prepartita. Era tutta la settimana che le minacce di scontri fra ultrĂ montavano, e al di lĂ della deplorevole assurditĂ della cosa se negli anni passati i derby non venivano programmati nei turni finali del campionato un motivo evidentemente c’era.Â
Detto che il primo augurio è che l'uomo colpito si rimetta al piĂą presto, il famoso precedente di Lazio-Roma 2004 — sospesa e rimandata per una serie di voci rivelatesi poi infondate — aveva almeno avuto l’effetto di riconsegnare in esclusiva all’autoritĂ di pubblica sicurezza il potere di fermare o meno le partite. Ieri questo potere è andato smarrito in un’ora di trattative che l’assenza di notizie certe ha reso surreali. Quando paragoniamo il nostro calcio zoppicante alla bellezza della Premier League, la prima obiezione è che quelli sono ricchissimi mentre i bilanci dei nostri club fanno acqua da tutte le parti. Beh, non è soltanto questo.Â
Ieri si è concluso anche il torneo inglese, e mentre l’Arsenal festeggiava il titolo, i club sconfitti, dal Manchester City al Liverpool, celebravano con commoventi liturgie di popolo gli addii di alcuni dei loro grandi come Guardiola, Salah e Bernardo Silva. E qui la differenza non la fanno i soldi, ma il clima che un tempo ormai lontano era tossico lì (il fenomeno degli hooligans), mentre oggi lo è da noi. La prima emergenza della prossima presidenza federale è esattamente questa. L’effetto sportivo di quanto accaduto, per quel che può interessare, è che l’agognata contemporaneitĂ delle partite è andata a farsi benedire. Il clamoroso crollo finale del Milan, unito alle vittorie di Roma e Como, ha comunque evitato di dover aspettare la fine di Torino-Juventus per conoscere il quartetto delle qualificate alla prossima Champions.Â
La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo, e deve aspettare il recupero perché El Shaarawy saluti la compagnia giallorossa con il gol della tranquillità . Ma ieri contavano solo i tre punti, e dunque chapeau. Il quarto posto del Como è in assoluto l’impresa dell’anno a livello europeo, certamente favorita dal suicidio di Juventus e Milan ma più che meritata per la qualità del gioco di Fabregas. Stiamo parlando della squadra che ha chiuso con il secondo attacco e la migliore difesa. Non ci sono obiezioni, non ci sono discussioni. Molte, invece, quelle che da oggi esploderanno nella sala comandi del Milan, un club allo sbando e una squadra che nell’ultimo e decisivo quarto di stagione è stata un sacco vuoto. Di idee di gioco, di energie fisiche e mentali, di prospettive tecniche. La colpa di Allegri è di essersi illuso di poter gestire come da sua regola, mentre questa era una stagione in cui si doveva costruire.
25 maggio 2026, 07:05 - Aggiornata il 25 maggio 2026 , 12:12