Economia

L’Ue concede 14 miliardi in più all’Italia (per investire sulle energie rinnovabili). «Ma acceleri sulla riforma del catasto»

L’Ue concede 14 miliardi in più all’Italia (per investire sulle energie rinnovabili). «Ma acceleri sulla riforma del catasto»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES — La Commissione europea ha presentato mercoledì 3 giugno il meccanismo che accorda agli Stati membri una «limitata flessibilità di bilancio» per le spese legate alla transizione energetica all’interno della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa. Un risultato non scontato per l’Italia anche se risponde solo parzialmente alle richieste di Roma perché lo spazio fiscale viene accordato per accelerare la transizione verde e per raggiungere l’indipendenza dalle fonti fossili.

«Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato». Così ha commentato il ministro dell'economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti. «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo - prosegue - il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche degli indicatori contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana».

Su richiesta dello Stato membro interessato, l’ambito di applicazione della clausola potrà essere esteso per includere le misure adottate a partire da febbraio 2026 che riducono la dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzano quindi la sicurezza e la resilienza dell’Europa. I dettagli su come accedere alla flessibilità per l’energia nell’ambito della clausola per la difesa per i Paesi che non l’hanno ancora attivata non sono stati ancora definiti da Bruxelles.

Nell’ambito del tetto già esistente pari all’1,5% del Pil per la spesa aggiuntiva destinata alla difesa prevista dalla clausola nazionale di salvaguardia — spiega la Commissione — sarà applicato uno specifico limite annuale per il periodo 2026-2028 pari allo 0,3% del Pil e un limite cumulato dello 0,6% del Pil nello stesso periodo, destinati esclusivamente alle misure per la resilienza energetica. Per l’Italia si tratta in tutto di 13,5-14 miliardi. 
La Commissione sottolinea che «questo approccio garantisce il pieno mantenimento di tutte le salvaguardie previste a tutela della sostenibilità delle finanze pubbliche».

Il meccanismo è stato presentato in occasione del Semestre europeo con le valutazioni di finanza pubblica e le raccomandazioni per Paese. Tranne Malta, gli altri nove Paesi in procedura per deficit eccessivo, tra cui l’Italia, restano sotto procedura. Roma se lo aspettava visto che il deficit per il 2025 è stato calcolato al 3,1%, ma il governo confida in una revisione in autunno da parte di Eurostat per scendere sotto la soglia del 3%, legata al calcolo dell’impatto del Superbonus.

La Commissione non boccia l’Italia ma nemmeno la promuove a pieni voti: riconosce i progressi compiuti dal governo di Giorgia Meloni sul fronte della stabilità finanziaria, dell’attuazione delle riforme e della gestione del Pnrr, ma allo stesso tempo individua una lunga serie di nodi strutturali che continuano a frenare il Paese e che non sono stati ancora sciolti (debito elevato, bassa produttività, declino demografico e divario Nord-Sud). 
La Commissione certifica che Roma ha intrapreso «azioni efficaci» e che il percorso di rientro dei conti pubblici procede sostanzialmente secondo gli impegni assunti.

La Commissione raccomanda a Roma di «rafforzare la spesa per la difesa, assicurando al contempo l’efficienza della spesa e adeguando gradualmente il bilancio per sostenere livelli strutturalmente più elevati di spesa per la difesa» e chiede di «garantire che eventuali misure adottate per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia siano temporanee, mirate alla protezione delle famiglie vulnerabili o a rispondere alle esigenze delle imprese ad alta intensità energetica, preservino gli incentivi al risparmio energetico e abbiano un costo fiscale compatibile con gli impegni previsti dal quadro di governance fiscale dell’Ue». Sul fronte energetico, la Commissione raccomanda anche di «accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme delle procedure autorizzative, in particolare a livello subnazionale, e mediante investimenti nella rete elettrica».

C’è poi il richiamo al fisco. Bruxelles torna a chiedere una revisione delle rendite catastali, tema che negli ultimi anni ha provocato forti tensioni tra Roma e le istituzioni europee. Il riferimento è più sfumato rispetto alle richieste del passato, ma resta esplicito: l’aggiornamento dei valori catastali viene indicato come parte di una più ampia riforma delle politiche abitative.

Altro capitolo sensibile è quello delle pensioni. La Commissione osserva che l’invecchiamento della popolazione e il costo delle uscite anticipate continuano a pesare sulla sostenibilità dei conti pubblici. Bruxelles segnala che il collegamento automatico tra età pensionabile e aspettativa di vita non è stato completamente ripristinato e invita l’Italia a favorire una permanenza più lunga nel mercato del lavoro.
Bruxelles critica anche indirettamente i condoni e le sanatorie fiscali. Pur riconoscendo i progressi nella lotta all’evasione, il documento avverte che misure assimilabili ad amnistie tributarie rischiano di compromettere la fedeltà fiscale dei contribuenti.

Particolarmente severo è il giudizio sulla produttività, definita il principale problema dell’economia italiana. Bruxelles rileva che le riforme realizzate negli ultimi anni non hanno ancora prodotto i risultati sperati e che il sistema continua a essere caratterizzato da imprese troppo piccole, scarsa innovazione e investimenti insufficienti in ricerca. 

Nel documento trovano spazio anche critiche alla lentezza della giustizia civile, alla debolezza della pubblica amministrazione nel Mezzogiorno, ai ritardi nell’utilizzo dei fondi di coesione e alle limitazioni ancora presenti nei mercati dell’energia e dei trasporti. Per questo Bruxelles raccomanda di «incrementare ulteriormente l’efficacia della pubblica amministrazione e rafforzarne la capacità amministrativa, in particolare a livello locale e nel Mezzogiorno». Bruxelles invita a «ridurre ulteriormente l’arretrato e i tempi di definizione dei procedimenti nel sistema giudiziario, ad affrontare le restrizioni ancora esistenti alla concorrenza, anche nei settori dei trasporti e dell’elettricità, e a eliminare le restanti barriere alla libera circolazione delle merci».

Sul piano sociale, la Commissione riconosce il miglioramento del mercato del lavoro ma sottolinea che i salari reali italiani restano tra quelli che hanno perso maggior potere d’acquisto dal 2019. L’esecutivo comunitario invita quindi a rafforzare la contrattazione collettiva, ridurre la precarietà e aumentare la partecipazione femminile al lavoro.
La Commissione raccomanda all’Italia anche di «sostenere la ricerca e l’innovazione, anche rafforzando gli appalti pubblici innovativi, aumentando l’attenzione delle università alla valorizzazione commerciale della ricerca e migliorando le prospettive di carriera dei ricercatori». Invita quindi ad «attuare una strategia industriale che contribuisca anche alla riduzione dei divari territoriali, razionalizzando le misure di politica attualmente in vigore e tenendo conto dei principali progetti infrastrutturali».

3 giugno 2026, 13:15 - Aggiornata il 3 giugno 2026 , 13:21

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