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Malagò: «Su Pirlo una brutta figura? Bisogna vedere chi l'ha fatta». E su Thiago Motta ct: «Non dico né sì né no, domani novità»

Malagò: «Su Pirlo una brutta figura? Bisogna vedere chi l'ha fatta». E su Thiago Motta ct: «Non dico né sì né no, domani novità»

«Thiago Motta può essere un nome? Non posso dire né sì né no a qualsiasi cosa. Sono assolutamente obbligato a fare questo, domani ci saranno delle novità». Il presidente della Figc Giovanni Malagò non conferma e non nega le voci circa l'ex allenatore della Juventus come prossimo commissario tecnico della Nazionale dopo il no a Pirlo: «Sto lavorando, l'allenatore arriverà entro breve e saprete tutto», aveva detto uscendo dalla sede della Federcalcio per andare nella sede della Lega Nazionale Dilettanti, dove ha fatto un passaggio per il direttivo. 

Poi, rispondendo al ministro Abodi che aveva detto che «bisogna rimediare alla brutta figura» in relazione a quanto successo con Pirlo, il n. 1 del calcio italiano ha replicato: «Bisogna vedere chi l'ha fatta la brutta figura». Su Maldini non ha commentato.

Bocche cucite, infine, sulle indiscrezioni legate alle dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, che sarebbero già pronti a lasciare dopo il mancato arrivo di Pirlo: «Vi chiedo scusa, a breve saprete tutto» ha concluso.

Stamattina, parlando a un panel del Sole 24 Ore per la presentazione dell'indagine sull'Indice di sportività, Malagò aveva già anticipato la stessa linea attendista sul dossier: «Qual è la situazione sulla scelta del ct? Questo appuntamento l'ho voluto conservare, ma adesso in questi 20-25 minuti di collegamento ho 6-700 nuovi messaggi su Whatsapp. Parlerò con tutti il prima possibile, com'è giusto che sia».

Il presidente della Figc si era anche soffermato sul tema più ampio della credibilità sportiva del Paese, sia agonistico — con la mancata partecipazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva —  sia di ricostruzione, obiettivo per cui appunto Maldini è stato nominato direttore tecnico con potere anche sulle giovanili: «Il nostro recupero di credibilità in termini agonistici non è scontato. Puoi avere una squadra molto forte, ma in questi Mondiali qualcuna è andata fuori al primo turno». 

Proprio per questo «bisogna lavorare sui giovani, su chi ha oggi 15, 16 o 17 anni. E per costruire questo devi modificare tutta la filiera, anche sotto il punto di vista della didattica, dell'insegnamento e della cultura. È un discorso di semina, come un campo nel quale poi vai a raccogliere». 

Anche se al momento gli ascolti tv non sembrano premiare il calcio, quello che era lo sport nazionale, prediligendo ad esempio il tennis, occorre tornare alla base, ai bambini. «Le idee sono molto chiare, c'è da tenere conto anche del fatto che prima il Paese era calciocentrico, ora invece ci sono molte discipline che hanno portato via potenzialmente tante persone — ha proseguito Malagò —. Dobbiamo riorganizzarci tra diverse complessità ed è difficile fare una trasformazione. Il mondo dello sport, e del calcio in particolare, ha una sua presenza che allarga non solo la parte agonistica ma ha anche una funzione sociale che è sotto gli occhi di tutti».

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