Economia

Pensioni, maxi stretta sulla rivalutazione: ecco chi sarà penalizzato. Per lo Stato risparmi per 14,2 miliardi in 10 anni

Pensioni, maxi stretta sulla rivalutazione: ecco chi sarà penalizzato. Per lo Stato risparmi per 14,2 miliardi in 10 anni

La stretta sulla rivalutazione delle pensioni prevista dalla legge di bilancio  2027 consentirà allo Stato di risparmiare 14,2 miliardi di euro in dieci anni, fino al 2036. È quanto emerge dalla relazione tecnica, che quantifica in 8,5 miliardi il risparmio complessivo al netto degli effetti fiscali. Dal prossimo anno, infatti, il sistema previdenziale tornerò al meccanismo di indicizzazione analogo a quello applicato nel 2023, il quale riconosce una rivalutazione piena soltanto alle pensioni di importo più basso (il minimo Inps è 611,85 euro) e riduce progressivamente la percentuale per quelle più elevate.

Gli assegni superiori vengono rivalutati solo parzialmente, con una percentuale decrescente che arriva fino al 32% per gli assegni più alti, quelli oltre dieci volte il minimo. Facciamo un esempio: se l'inflazione riconosciuta ai fini della rivalutazione fosse del 2%, una pensione che beneficia dell'adeguamento pieno aumenterebbe del 2%. Per un assegno soggetto alla percentuale minima del 32%, l'incremento sarebbe invece dello 0,64%. La misura non comporta, quindi, un taglio nominale degli assegni, ma una riduzione degli aumenti riconosciuti rispetto a quelli che sarebbero spettati con una rivalutazione integrale. È importante evidenziare che la rivalutazione spetta agli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps, quindi 2.447,40 euro e si applica all'intero assegno, non solo alla parte eccedente la soglia.

Secondo le stime della relazione tecnica della manovra, lo Stato sosterrà una minore spesa pensionistica solo nel primo triennio di 1,476 miliardi di euro l'anno, al lordo degli effetti fiscali, di 885 milioni netti, considerando anche le minori entrate tributarie. La differenza dipende dal fatto che gli aumenti delle pensioni concorrono alla formazione del reddito imponibile: se gli incrementi riconosciuti sono più contenuti, diminuiscono anche le imposte che lo Stato incassa su quei redditi. Il documento calcola risparmi annui fino al 2036, che inizieranno progressivamente a ridursi dal 2030, ma riguardano i conti pubblici. Per i pensionati interessati, invece, il risultato sarà un adeguamento più contenuto degli assegni all'inflazione. L'effetto concreto sul potere d'acquisto dipenderà anche dall'andamento dei prezzi e dalle percentuali di rivalutazione applicate nei singoli anni.

31 ottobre 2026, 16:48 - Aggiornata il 31 ottobre 2026 , 16:55

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