Sinner, operazione rilancio: Norman è già a Montecarlo, si erano sfiorati con Piatti. Alta intensità tra un mese e il progetto terra: perché lo svedese è l’erede di Cahill
Hanno avvistato nel Principato Magnus Norman da Filipstad, contea di Varmland, terra di laghi, foreste, renne. E del nuovo allenatore di Jannik Sinner. L’anticipazione è del Times di Londra, a noi non resta che unire i puntini. Proveniente da Basilea - dove martedì la sontuosa carriera dello svizzero sbagliato, Stan Wawrinka, è arrivata al capolinea -, Norman è sbarcato a Montecarlo, non certo per giocarsi tutto al casinò. La sua prossima scommessa è un rosso altoatesino alla ricerca di sé, da prendere per mano e accompagnare alla (recente) antica grandezza. Archiviato il percorso con Wawrinka, seguito a più riprese dal 2013 e portato a conquistare tre titoli Slam in piena epopea dei Big Three, un’impresa enorme, nulla più osta all’ufficializzazione del passaggio di consegne, che avverrà a breve. Esce Cahill, entra Norman. Sinner resta lo stesso: quando sta bene, il tennista più forte.
Nulla si crea, nulla si distrugge. Ad irrobustire il team con Norman, qualche anno fa, aveva già pensato Riccardo Piatti: erano i mesi a cavallo tra il 2021 e il 2022 in cui, insieme a Jannik, il coach dei coach rifletteva sull’introduzione di un’altra voce tecnica. Lo svedese che era riuscito a convincere il connazionale Robin Soderling di valere due finali Slam sul rosso (Roland Garros 2009 e 2010, sconfitto dagli dei Federer e Nadal) si era imposto all’attenzione di Piatti, ma Sinner era più attratto dal nome di Boris Becker, con cui erano partite le trattative poco prima che Bum Bum finisse nei guai con la giustizia. Non se ne fece nulla, poi, né di Norman né di Becker. Febbraio 2022 è il bivio che allontana per sempre Sinner da Piatti e lo indirizza verso Simone Vagnozzi; nel frattempo Norman ricomincia a collaborare con Wawrinka. A luglio di quell’anno di scelte decisive arriverà Darren Cahill. Il resto è storia.
Rieccolo Magnus. Rientra nella storia del miglior tennista italiano di sempre grazie alla fama che lo precede. I risultati ottenuti con Johansson, Soderling e Wawrinka lo collocano sul mercato dei coach come il perfetto compromesso tra età (ha 50 anni) ed esperienza, personalità e understatement (sempre apprezzato in casa Sinner), preparazione tecnica e conoscenza del tennis moderno, quello che si gioca oggi. Norman non ha mai vinto un Major: ha perso la semifinale dell’Australian Open dal russo Kafelnikov e la finale del Roland Garros dal brasiliano Kuerten, tutto nel 2000, l’annus mirabilis in cui si è annesso cinque titoli Atp. Ma sappiamo che i trofei in bacheca non sono un requisito, per Jannik. Con Norman, proprio come con Cahill, di cui è il successore più organico, prevale una scelta di qualità, non di quantità. E poi Magnus è un grande conoscitore della terra battuta, l’ultima delle superfici su cui il barone rosso è atteso dal definitivo salto di qualità. Mirino su Parigi, dopo le cocenti delusioni della finale persa sprecando tre match point con Alcaraz l’anno scorso e del secondo turno con Cerundolo junior lo scorso giugno, che a ripensarci ha ancora dell’incredibile, complice il celeberrimo crollo fisico.
Chi è riuscito a studiare la tattica per mandare ai matti Nadal e penetrare il fortino di Djokovic, insomma, non ha bisogno di presentazioni. Nel curriculum di Norman non guasta che abbia studiato economia e business a Stoccolma e che abbia brevemente lavorato in un fondo che si occupa di real estate. E’ la sensazione di essere in credito con il tennis dopo essere stato costretto al ritiro dagli infortuni (ultimo match giocato nel settembre 2003, miglior ranking n.2 il 12 giugno 2000) ad averlo convinto a diventare coach: al fianco di Sinner si prenderà tutto ciò che in campo gli è sfuggito. Nel 2011, insieme ai colleghi Kulti e Tillstrom ha aperto la Good to Great Tennis Academy a Danderyd, sobborgo a nord di Stoccolma. Da dodici anni ci lavora il bresciano Gianluca Marchiori: «Dal punto di vista tecnico Magnus è molto preparato – ha detto, intervistato da Supertennis -, ma la sua grande qualità è che si adatta moltissimo al giocatore che allena. Ha una grande etica, un’enorme passione per il lavoro. E trasmette una calma infinita». Guarda caso le virtù di Cahill prossimo alla pensione. «In ogni sessione mette il massimo del focus, dà fiducia e tiene le cose semplici. Non ti complica mai la vita. Quindi ti fa sentire bene».
Ha senso che la prima fase dell’inserimento di Magnus Norman nel team Sinner avvenga nel corso di questa delicatissima off season, alla quale Jannik arriva dalla tendinite comparsa a fine luglio. Sei mesi di stop hanno il senso di un reset completo, fisico e testa, anima e cuore. Spegnere la macchina per permettere ai circuiti di ripartire da zero, come si fa con il computer quando va in bomba. Cahill è il facilitatore del processo, a tempo debito si farà da parte. Tutto novembre si rimane a lavorare a Montecarlo, nel frattempo la transizione dalla palestra al campo dovrà avvenire senza traumi né ricadute. Solo in questo caso si potrà pensare all’alta intensità di dicembre e a un programma di impegni da rispettare. Six Kings Slam, a Riad dal 27 dicembre, per ora è un buon (o cattivo, dipende dai punti di vista) proposito. La vera ripartenza è in Australia nel 2027. Nuovo Jannik, nuovo super coach, nuove mete. Una terza vita da esplorare portandosi dietro le fondamentali basi della prima con Piatti e i drastici miglioramenti della seconda con Vangnozzi e Cahill.
Norman non è a Montecarlo per fare il turista. E nemmeno perché vi risiede. Vive a Taby, nell’aera metropolitana di Stoccolma, a dieci minuti dalla sua Accademia, insieme a Jessica, la seconda moglie. Hanno fatto la luna di miele in Italia. Presagio.