Derby da brividi. E Halloween non c’entra. La paura del Diavolo riguarda piuttosto la classifica: in caso di sconfitta stasera nella stracittadina numero 247, sprofonderebbe a -10 dall’Inter dopo sole 10 giornate. Come Cardinale, che nell’intervista di ieri ha messo in chiaro che lo scudetto è «un obiettivo raggiungibile già quest’anno», anche Amorim continua a pensare in grande: «Se ti chiami Milan, devi sempre puntare a vincere». Salvo poi ammettere che «ci vorrà tempo». La verità è che la sconfitta choc contro il Bologna di mercoledì ha tolto energie e certezze a una squadra che in questi primi tre mesi non ha ancora trovato un’identità definita e soprattutto una continuità di risultati. Il resto lo fanno gli infortuni in serie, con Tomori aggiuntosi ieri alla lista già lunga: lesione muscolare, starà fuori almeno un mese.
La buona notizia è il recupero lampo di tre big: Rabiot, Gila e Moreira. In attacco occhi puntati su Goncalo Ramos, ancora fermo a quota 2 gol in 9 partite, pochi per un centravanti pagato 74 milioni di euro. È stato preso per fare la differenza: non ci sta riuscendo. «Può essere l’uomo del derby» taglia corto il suo allenatore, che però non ha ancora trovato la tattica giusta per mettere il suo numero 9 nelle condizioni ideali. Accanto a lui si muoverà Pulisic, fresco di rinnovo contrattuale fino al 2031 con aumento di stipendio da 4 a 5 milioni. Capitan America sa come si fa: suo il gol vittoria del derby del 23 novembre 2025. «Sarà una battaglia, vogliamo vincere» sorride il trequartista, che punta a celebrare la firma con un’altra prestazione show. La sua rapidità può mettere in difficoltà i difensori interisti. E lo stesso vale per Cisse, che però potrebbe partire dalla panchina. La formazione infatti verrà stilata solo oggi.
Chi di certo non mancherà è Modric, che vuole riscattare la prestazione deludente di mercoledì. A quarantuno anni, non può giocare sempre al massimo. Ma in serate come questa la sua classe può fare la differenza, come è successo nella stagione scorsa. Una cosa è certa: il campione croato dovrà dare una mano in difesa, perché 9 gol subiti nelle ultime 4 partite sono un dato da allarme rosso.
Una chiave della partita sarà anche la gestione delle varie fasi: il Milan dà il meglio nei primi tempi, l’Inter nei secondi. Ecco perché Amorim in questi giorni ha lavorato a un piano gara diverso rispetto al solito. «I ragazzi sanno cosa fare» garantisce l’allenatore portoghese, che di Chivu dice: «Non lo invidio per niente, perché sono nel posto giusto, al Milan». Cardinale, che nell’intervista gli ha ribadito la piena fiducia, ieri all’uscita da Milanello si è fermato a fare qualche selfie con i tifosi e ha caricato la squadra: «Sono sempre fiducioso, perché siamo preparati, abbiamo fatto tutto al meglio — le sue parole a Sky —. Gli infortuni fanno parte del gioco, questo è il calcio. Ma scenderemo in campo molto seri e concentrati e vedremo quello che succederà. Su una cosa non c’è dubbio: noi andiamo per vincere».
Un atteggiamento aggressivo che il numero uno di RedBird promette anche per il mercato di gennaio: «In estate non sono riuscito a fare tutto quello che volevo, quindi dovrò rinforzare la squadra, a partire dalla panchina». Servono innesti in tutti i reparti: la situazione di emergenza attuale lo dimostra chiaramente. In cima alla lista ci sono Goncalo Inacio dello Sporting Lisbona per la difesa, Endrick del Real Madrid per la trequarti, Tresoldi del Bruges per l’attacco. Vedremo.
Il presente si chiama derby, da affrontare con l’atteggiamento dei giorni migliori: scambi velici, palla a terra, triangolazioni immediate. «Col Bologna ci ha preso l’ansia, stavolta non dovrà succedere, bisogna mantenere l’identità fino alla fine» arringa Amorim. Il derby da brividi va affrontato senza paura.
Tempo ne è trascorso ormai abbastanza, l’Inter non vince il derby dalla storica notte della seconda stella, il 22 aprile 2024, ovvero da 7 partite e 922 giorni. Cristian Chivu ha ereditato questa serie negativa, totalmente slegata dall’andamento dei campionati (l’anno scorso li ha persi entrambi 1-0) e si capisce che ha voglia di interromperla, come ha fatto in Champions dove era reduce da quattro ko consecutivi. Ma c’è il rischio di un’altra serata con il braccino come quella vissuta dai nerazzurri contro lo Shakhtar poi battuto in 10 uomini con un gol di Carlos Augusto? «Il problema dell’Inter è che deve trovare una motivazione in più rispetto a quello che sta facendo — riflette il tecnico nerazzurro — ma non deriva dai risultati: bisogna capire che quando si ha la palla bisogna esaltare certe caratteristiche, consapevoli dei rischi e anche della velocità che ci vuole per rimediare agli errori».
Tradotto: l’Inter continuerà a giocare con la difesa alta e se perderà palla dovrà essere più veloce nel recuperarla. In Italia sta funzionando bene, grazie a ben 13 punti su 25 (record interista nell’era a 3 punti) conquistati dopo essere passati in svantaggio. Ma la sensazione che la squadra non sia ancora del tutto a suo agio con questo atteggiamento tattico è diffusa: «Ha ragione Bastoni, non abbiamo la percezione del pericolo. Bisogna trovare la provincialità, la fame, la voglia di mettere ordine e rimboccarsi le maniche, senza avere presunzione di avere giocatori bravi che possono sistemare le cose in qualsiasi momento. Sono rimasto impressionato dalla cattiveria e dall’organizzazione del Venezia mercoledì scorso. L’ideale sarebbe avere quell’atteggiamento».
Insomma l’Inter non si è imborghesita, ma il suo allenatore non vuole correre questo rischio e non vuole nemmeno continuare a ribaltare la squadra nell’intervallo come ha fatto già diverse volte. In questo senso nulla come il deficit di risultati nel derby può servire da stimolo. Assieme alle assenze di Lautaro, Pavard, Stones, Jones e Luis Henrique, che sono pesanti: «Siamo pronti, consapevoli che è una partita importante per noi, per loro e per la città. Il derby è sempre una motivazione in più, dà qualcosa di speciale. Non conta la classifica, non conta niente. Conta solo essere la miglior versione di noi stessi. E portarla a casa, vincendo».
Conta anche trovare la formazione migliore ad appena 72 ore dalla trasferta di Rotterdam contro il Feyenoord, una sfida per nulla semplice e che andrebbe vinta per rimettersi in pari con la classifica di Champions. In porta torna Pepo Martinez dopo due partite di Provedel, positivo con i piedi contro la Fiorentina e decisivo tra i pali contro il Venezia: il dualismo non finisce qui e adesso sta allo spagnolo trovare la giusta continuità di rendimento. Il primo dubbio riguarda Carlos Augusto: centrale di sinistra oppure esterno al posto dello spento Dimarco dell’ultimo periodo? La terza ipotesi, quella della panchina, potrebbe essere quella giusta. Spence può essere la mossa a sorpresa, ma Diouf si è costruito la sua credibilità. Mkhitaryan è avanti nel ballottaggio con Zielinski.
La certezza principale sembra essere la coppia d’attacco Esposito-Thuram, anche se l’azzurro deve tornare in fretta quello di inizio stagione: forse l’assenza di Lautaro gli ha fatto sentire troppo la responsabilità, ma la squadra lo deve mettere nelle condizioni di esaltare meglio le proprie caratteristiche.
Chivu si concede un excursus sullo stadio nuovo assieme a una sana dose di vittimismo: «Sarò ancora all’Inter nel 2031? Mancano cinque anni e sarà dura resistere a tutto quello che devo subire sempre, di sicuro non finirò in ospedale come altri colleghi: nessuno ne parla, allora lo faccio io...». Con Vincent Kompany allenatore del Bayern Monaco appena uscito dall’ospedale è una risposta che fa riflettere.
31 ott 2026 | 07:18