Lo aspettavano all’ingresso dell’autodromo intitolato ai fratelli Rodriguez, tifosi con i telefoni pronti per i selfie e le cartoline da far firmare. Anche qui è ormai una celebrità, «el italiano». Ma Kimi si è dovuto fermare ai box, per una volta. È rimasto in hotel a riprendersi dall’influenza, pare un forte raffreddore. Febbre da Mondiale, scherzano.
Lui in realtà non vorrebbe perdersi neanche un minuto di ciò che sta vivendo. Era atterrato in Messico martedì veniva dagli Usa dove era arrivato con largo anticipo per adattarsi al cambio di fuso orario e di clima e per concedersi qualche svago. Reduce dal trionfo ad Austin, già non stava bene e così ha chiesto e ottenuto dalla Federazione il nulla osta per saltare la giornata dedicata alle attività con i media, obbligatoria per regolamento. Ieri era in miglioramento ma per precauzione è stato tenuto a riposo. Perché rischiare non avrebbe avuto senso e non è stato l’unico assente: Valtteri Bottas, della Cadillac, non si è presentato alle telecamere perché indisposto.
Non c’è allarme in Mercedes, oggi aspettano di vedere Kimi al volante nelle prove libere. E pure lui ha rassicurato chi gli sta vicino, vuole essere in pista. In assenza di avversari, dunque, dovrà battere il malessere sulla pista più alta del campionato (2285 metri sul livello del mare) dove l’aria rarefatta rende gli sforzi più intensi. Ma Kimi ha già dimostrato di non soffrire di vertigini e potrebbe anche non scendere in pista e prendersi lo stesso il titolo.
Russell e Hamilton sono obbligati a vincere la gara, e anche in questo scenario lui può accontentarsi di un nono o di un decimo posto. Ma non ragionerà mai così, «chiudere in bellezza» ha ripetuto in Texas dopo il successo. Che vuole dire essere davanti a tutti, anche un po’ acciaccato. Il papà Marco arriverà all’ultimo per gli impegni con il suo team GT al Mugello insieme a mamma Veronica e alla sorellina Maggie.
Nell’attesa della grande celebrazione è il momento di rendere omaggio al futuro campione. Russell, il grande perdente di questo 2026: «La verità è che per tutto l’anno è stato a un livello più alto del mio. Ma una sola stagione non basta a rappresentare la mia carriera». E poi George tende la mano a un compagno che in inverno non citava neanche fra i pretendenti al titolo: «È un bravissimo ragazzo e il nostro rapporto non si è rovinato». Perché il confronto non c’è stato, come fa notare Fernando Alonso: «Purtroppo seguo la lotta per il vertice da lontano, ma Kimi è stato quasi sempre perfetto. Non sbaglia e anche quando era in difficoltà ha ottenuto punti importanti. Questa regolarità e il suo spirito giovane lo hanno guidato verso il titolo».
Doveva essere l’anno del grande riscatto della Ferrari, l’occasione era data dai nuovi regolamenti. Ma Leclerc è ancora qui a sperare in una vittoria di tappa: «Siamo in un buon momento e speriamo di chiudere in bellezza, ma non siamo favoriti». È in lizza per il secondo posto in classifica, Hamilton e Russell sono a tiro: «Meglio che terzo o quarto ma non mi cambierebbe la vita». Primo nel campionato degli altri, un premio di consolazione che già conosce.