Economia

Manovra, le simulazioni: cosa cambia per le famiglie e i giovani, nel lavoro e nei trasporti

Manovra, le simulazioni: cosa cambia per le famiglie e i giovani, nel lavoro e nei trasporti

Numerose le ricadute della manovra sulle tasche dei cittadini, anche se gli importi sono in genere piccoli. Fino a 500 euro di Irpef in meno all’anno per il ceto medio. Fino a 9 mila euro di tasse risparmiate per un lavoratore autonomo con 100 mila euro di ricavi che dall’anno prossimo scegliesse la flat tax del 15%, anche se questo risparmio potrebbe essere ridotto dal dover continuare a versare l’Iva (se la richiesta di esenzione del governo alla Ue non dovesse essere accolta). Il 10,6% in media di taglio della pensione per chi dovesse accedere alla possibilità (tutta da verificare con il decreto-legge che il governo promette per gennaio) di lasciare il lavoro a 64 anni, perché l’assegno sarebbe calcolato tutto con il meno generoso metodo contributivo. E soprattutto, in materia di previdenza, la manovra taglia l’indicizzazione delle pensioni sopra 4 volte il minimo, con grandi perdite per quelle più alte. 

Nati dal 1° gennaio prossimo che, grazie al libretto previdenziale alla nascita, con il versamento di 100 euro all’anno dello Stato fino ai 18 anni d’età, potrebbero ritrovarsi, al momento del pensionamento, con un montante superiore ai centomila euro, col quale integrare la pensione dell’Inps. Un lavoratore giovane (under 30) con un imponibile di 30 mila euro lordi l’anno potrebbe risparmiare fino a 900 euro di tasse grazie alla flat tax dell’1% sugli aumenti del reddito. Un genitore con tre figli, grazie ai sei mesi in più di congedo parentale pagati all’80% anziché al 30%, potrà guadagnarci fino a 6 mila euro lordi. Gli automobilisti con un veicolo fino a 80 chilowatt e i motociclisti continueranno a non pagare il bollo (la manovra rende strutturale l’esenzione decisa recentemente), ma se vorranno farsi una targa personalizzata, dovranno sborsare 600 euro. Chi dà in locazione immobili risparmierà, se stipulerà contratti di canone «concordato», inferiori ai prezzi di mercato. Quasi esentasse (aliquota 1%) se affitterà a studenti under 35.

Non ci sono ancora simulazioni del governo sul libretto previdenziale alla nascita previsto dalla manovra di bilancio. Ma per avere un’idea si possono utilizzare quelle del governo tedesco, che il 12 agosto ha varato un meccanismo simile. Il fondo italiano prevede un contributo dello Stato di 100 euro all’anno dalla nascita al compimento dei 18 anni, quindi 1.800 euro, che sarebbero investiti da Cassa depositi e prestiti. Quello tedesco prevede un contributo di 120 euro l’anno dai 6 ai 18 anni d’età, per un totale di 1.440 euro. Secondo le stime di Berlino, considerando solo il contributo dello Stato fino ai 18 anni, il titolare si ritroverebbe con un capitale di circa 53 mila euro all’età di 65 anni. Se poi ci fosse un contributo aggiuntivo dei familiari di 120 euro l’anno fino ai 18 anni, il montante a 65 anni sarebbe di 107 mila euro. Se il contributo aggiuntivo fosse di 240 euro l’anno, il capitale salirebbe a 160 mila euro: cifre importanti, anche se il governo tedesco stima un rendimento medio del 7%, forse ottimistico.

Novità nella manovra sul fronte dei congedi per i genitori. Nel caso del congedo retribuito all’80 per cento, fruibile entro i sei anni del bambino, si passa da tre a quattro mesi per il primo figlio. La misura sale a cinque mesi per il secondo e a sei dal terzo. Prendiamo ad esempio un genitore con uno stipendio di 2.000 euro lordi al mese. Nei mesi di congedo all’80 per cento riceve 1.600 euro, in quelli al 30 per cento soltanto 600: mille euro di differenza al mese. Oggi, con tre figli, ha diritto a tre mesi all’80 per cento per ciascuno, nove in tutto. Con la nuova norma diventano quindici: quattro per il primo, cinque per il secondo, sei per il terzo. Sei mesi in più pagati all’80 per cento anziché al 30 per cento valgono 6.000 euro lordi. Per i genitori lavoratori autonomi, che non usano i congedi, arriva un voucher per baby-sitting e servizi per l’infanzia fino a 500 euro al mese, per un massimo di tre mesi: 1.500 euro in tutto.

Prima di fare qualche esempio sulla pensione a 64 anni va detto che nella legge di Bilancio non ci sono norme su questo pensionamento anticipato ma solo un fondo da 850 milioni sulla flessibilità in uscita, peraltro assolutamente insufficiente a finanziare la pensione a 64 anni per tutti, sia pure su base volontaria. Il perimetro di chi potrà accedere a questa misura sarà definito da un decreto-legge a gennaio. In ogni caso, i lavoratori che hanno cominciato prima del 1996 (per gli altri la pensione a 64 anni c’è già) e che dovessero andare in pensione prima, riceverebbero un assegno più basso, perché calcolato interamente col contributivo. Con una perdita media, dice uno studio della Cgil, del 10,6%: per un lavoratore con 40 anni di contributi e una retribuzione di 35 mila euro, la pensione scenderebbe da 1.726 a 1.543 euro mensili (182 euro in meno). E soprattutto la manovra taglia il sistema di indicizzazione delle pensioni sopra 4 volte il minimo (2.447 euro), con perdite forti per quelle più alte.

Dal 2027, secondo quanto previsto nel ddl Bilancio, il secondo scaglione Irpef salirà da 50 a 55 mila euro: sulla quota di reddito compresa fra queste due soglie si pagherà il 33% anziché il 43%. Il taglio, ancora soggetto all’esame del Parlamento, vale al massimo 500 euro l’anno. Per avere un’idea, il risparmio cresce di 100 euro per ogni mille euro di imponibile oltre i 50 mila: chi dichiara 51 mila euro, dunque, ne risparmierà 100, con 52 mila euro il beneficio sarà di 200, con 53 mila di 300 e con 54 mila di 400. A 55 mila euro si raggiunge il massimo di 500 euro, risparmio che avranno anche tutti coloro che dichiarano di più. Per chi non raggiunge la soglia dei 50 mila euro non è previsto alcun nuovo vantaggio. La misura riguarderà sia i lavoratori sia i pensionati e si aggiungerà al taglio dell’aliquota dal 35 al 33 per cento già introdotto nel 2026. I calcoli riguardano l’imponibile fiscale, non la retribuzione annua lorda, e misurano il taglio dell’Irpef lorda prima delle detrazioni.

Da 85 mila a 100 mila euro la soglia del regime forfettario. Non cambia l’aliquota della flat tax in manovra, che resta al 15% (5% per le nuove attività), ma chi supera gli 85 mila euro senza oltrepassare il nuovo limite potrà mantenerla nell’anno successivo. Oggi, infatti, superata questa soglia, si esce dal forfettario dall’anno seguente; oltre i 100 mila, da subito. Ma quanto vale la novità? Per chi ha 90 mila euro di compensi, ad esempio, il prelievo tra imposte e contributi scende da circa 33.500 a 26.100 euro: 7.450 euro risparmiati. Con 95 mila euro si passa da 35.700 a 27.500 euro (con un vantaggio di circa 8.140 euro). A 100 mila euro, da 38 mila a 29 mila (circa 9 mila euro in meno). Le stime riguardano un professionista senza cassa e iscritto alla Gestione Separata. Resta il problema Iva: per chi fattura fino a 100 mila euro il governo prevede di mantenere la flat tax e introdurre l’obbligo di addebitare l’Iva ai clienti. Ma la soluzione deve ancora essere concordata con Bruxelles.

La manovra prevede che i giovani lavoratori dipendenti paghino solo l’1% di tasse, invece dell’Irpef, sull’aumento del loro reddito, fino a 2.500 euro. La misura vale per un solo anno. Il governo l’ha presentata come un «premio» per gli under 30. Ipotizzando il caso di un impiegato di 29 anni che guadagna 30 mila euro lordi l’anno, si può abbozzare un calcolo: se nel 2027 il suo stipendio sale di 2.500 euro lordi, su quell’aumento pagherebbe, tolti i contributi Inps (pari al 9,19%), circa 23 euro di tasse. Gliene resterebbero in tasca circa 2.250. Con la tassazione normale ne incasserebbe circa 1.340. Il risparmio, posto che un profilo simile rientri nei criteri per usufruire della misura, sarebbe di circa 900 euro l’anno. Ad oggi non è però stato fissato il tetto di reddito oltre il quale l’agevolazione fiscale non spetta. E il limite dei 30 anni è stato indicato solo in conferenza stampa.

Locali di massimo 300 metri quadrati. Attività commerciali o terziarie con vendita al dettaglio o fornitori di servizi al pubblico, come botteghe artigiane, parrucchieri, bar ristoranti, agenzie di banche e assicurazioni. La categoria catastale è C1. E chi affitta, il locatore, deve essere una persona fisica, non una società. Queste le caratteristiche necessarie per usufruire della nuova cedolare secca al 21% inclusa nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri. L’aliquota al 21% sul canone annuo è opzionale, ma fa risparmiare soprattutto i piccoli proprietari che altrimenti sul canone pagherebbero l’Irpef ordinaria, cui vanno aggiunte le tasse comunali e regionali, l’imposta di bollo e quella di registro, pari al 2% del canone annuo. La misura ricalca quella sperimentata solo per un anno nel 2019, con qualche modifica: all’epoca i metri quadrati commerciali affittabili con la cedolare secca erano 600. Restano esclusi gli studi professionali.

Su un canone annuo di 12 mila euro si passa da 1.200 a 600 euro di tassa. Un’altra delle novità contenute nella legge di Bilancio licenziata dal governo dimezza al 5% la cedolare secca sugli affitti lunghi 3+2 delle abitazioni a canone concordato. Ancora da definire le regole per gli affitti transitori e per gli studenti. Ma l’abbassamento dell’imposta sostitutiva è valido solo in caso di canone concordato, cioè quello a prezzo calmierato stabilito dai Comuni con le associazioni di proprietari e di inquilini e in genere più basso rispetto a quello di mercato. Con la cedolare secca si rinuncia all’aggiornamento del canone all’inflazione. L’altra novità per il 2027 riguarda i locatari più giovani. In caso di inquilino sotto i 35 anni di età, la cedolare scende all’1%: sul canone annuo concordato di 12 mila euro, il proprietario (sempre persona fisica) pagherà appena 120 euro di tassa. Ancora non è chiaro se vengano previsti dei limiti di reddito per locatore e locatario.

Per l’efficientamento energetico delle scuole, la legge di Bilancio stanzia 650 milioni di euro: servono a comprare climatizzatori e pompe di calore, ma anche alla posa di pannelli solari e alla realizzazione di altri interventi termici. Copriranno il 100% della spesa e sono destinati a circa 700 edifici scolastici (su un totale di circa 40 mila), quindi ogni scuola avrà in dotazione poco più di 900 mila euro, cui far rientrare anche gli apparecchi per il condizionamento. Nelle scuole italiane, 9 classi su 10 sono senza aria condizionata. Su 365.935 aule, meno del 10% ha impianti di raffreddamento. Ma i bandi per l’acquisto di condizionatori e pompe di calore arriveranno solo nel 2027 e i primi apparecchi potranno quindi essere comprati solo nel 2028. Quindi per molte classi anche la prossima estate sarà senza impianti. Lo scorso settembre, il Ministero dell’Istruzione ha destinato circa 20 milioni di euro per apparecchi e dispositivi di raffreddamento.

Dal 2027 il bollo auto sparirà. Il decreto esenta dalla tassa di possesso le auto fino a 80 kW, circa 109 cavalli, con un limite: l’agevolazione vale per una sola vettura per persona fisica. Con la legge di Bilancio il governo ha anche annunciato di voler rendere la misura strutturale e non solamente riservata al 2027 come annunciato in precedenza. Qualche esempio concreto, sulla base della tariffa nazionale per le vetture Euro 6. Una Fiat Panda 1.0 Hybrid paga oggi circa 131,50 euro l’anno di bollo: dal 2027 non pagherà più nulla. Medesimo discorso vale per una Toyota Aygo X Hybrid, modello che oggi paga circa 175 euro di tassa e dal prossimo anno sarà esente. Il caso della Aygo X chiarisce un dettaglio importante: per le ibride la potenza si calcola solo sul motore a benzina, non su quella complessiva del sistema. La piccola Toyota, così come altri modelli, dichiara 116 cavalli, ma il termico (benzina) ne eroga 92, pari a 68 kW, e per questo rientra sotto la soglia.

Seicento euro per poter scegliere la targa dell’auto, 360 per quella della moto: sono le tariffe previste dallo schema della riforma del Codice. Per l’auto sono previsti 500 euro per la coppia, anteriore e posteriore, più il 20 per cento destinato al Mit: altri 100 euro, per un totale di 600. Per la moto, che ha solo quella dietro, 300 euro più 60: totale 360. Prima di scegliere cosa mettere sul paraurti bisognerà aspettare: il servizio non è disponibile e non c’è una data per l’apertura delle richieste. La sigla è legata al veicolo anche dopo la vendita.

Il taglio del bollo non riguarda tutti gli italiani. Chi ha un’auto sopra gli 80 kW, circa 109 cavalli, continuerà a pagare proprio come oggi, così come chi possiede una seconda vettura, anche piccola: l’esenzione, infatti, vale per una sola auto a persona. Qualche esempio: una Volkswagen Golf 1.5 a benzina da 150 cavalli paga circa 297 euro l’anno, un’Alfa Romeo Tonale da 160 cavalli circa 328 euro. Poi c’è il capitolo superbollo, l’addizionale statale per le vetture riservata ai modelli con potenze oltre i 185 kW (pari a circa 251 cavalli). Il costo stabilito dalla normativa è di 20 euro per ogni kW in eccedenza, con riduzioni della tariffa previste dopo 5, 10 e 15 anni dalla costruzione della vettura, per arrivare all’azzeramento dopo i 20 anni. Qualche esempio: una Ferrari Amalfi da 640 cavalli paga circa 1.694 euro di bollo ordinario a cui bisognerà aggiungere 5.720 euro di superbollo, per un totale di oltre 7.400 euro l’anno di tassa.

30 ottobre 2026, 07:48 - Aggiornata il 30 ottobre 2026 , 07:57

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