SpaceX, il motore invisibile del rally: perché gli indici stanno spingendo il titolo (e non è solo merito di Marte)
A tre giorni dal debutto a Wall Street, SpaceX ha messo a segno una corsa che riscrive le gerarchie della Borsa globale. Collocato inizialmente a 135 dollari per azione, il titolo della società aerospaziale ha chiuso la prima seduta di venerdì 12 giugno con un rialzo del 19,22% a 160,95 dollari. La spinta è proseguita lunedì 15 giugno, con un rialzo del 19,6% a 192,50 dollari, per poi consolidarsi nella giornata di martedì 16 giugno, con un ulteriore +4,83% che ha fissato il prezzo a 201,80 dollari. Con questi numeri, la capitalizzazione di SpaceX sale a 2.655 miliardi di dollari, superando il valore di mercato di Amazon, pari a 2.650 miliardi.
Mentre gli investitori discutono se SpaceX valga davvero oltre 2.600 miliardi di dollari, nei mercati finanziari si sta consumando un fenomeno molto più raro e forse ancora più significativo del rally del titolo. Alcuni dei principali fornitori di indici del mondo — tra cui Ftse Russell, MSCI e Nasdaq — hanno deciso di accelerarne l'ingresso nei benchmark globali, mentre l'S&P 500 ha scelto di attenersi alle procedure tradizionali. Una scelta destinata a convogliare sul titolo miliardi di dollari di acquisti automatici da parte dei fondi passivi che amministrano migliaia di miliardi di dollari.
Dietro l’impennata delle azioni della società fondata da Elon Musk non ci sono soltanto le aspettative sui lanci spaziali, sui contratti governativi, sulla crescita di Starlink, sui progetti di data center orbitanti o sul sogno di colonizzare Marte. A muovere il mercato c'è anche una dinamica tecnica che racconta molto di come funziona oggi la finanza globale: il peso crescente degli ETF e dei fondi indicizzati.
Normalmente una società appena quotata deve attendere diversi mesi prima di essere inclusa nei principali indici azionari. I gestori dei benchmark utilizzano questo periodo per verificare la stabilità delle contrattazioni, la liquidità del titolo e il rispetto di determinati requisiti tecnici. Nel caso di SpaceX, però, le dimensioni eccezionali raggiunte fin dal debutto hanno spinto diversi operatori a ricorrere a procedure accelerate di inclusione.
Ftse Russell, MSCI e Nasdaq hanno attivato o adattato meccanismi di «fast-track entry» che consentono a una società di dimensioni straordinarie di essere presa in considerazione quasi immediatamente per l'inserimento nei rispettivi benchmark.
Diversa invece la posizione di S&P Dow Jones Indices, che gestisce l'S&P 500, il più importante indice azionario americano. In questo caso non sono state previste eccezioni: le regole richiedono che una società sia quotata da almeno dodici mesi e dimostri una storia di redditività prima di poter entrare nel paniere.
La decisione ha conseguenze immediate. Oggi una quota enorme del risparmio globale è investita attraverso strumenti che non scelgono autonomamente le aziende in cui investire. Gli ETF e i fondi passivi si limitano a replicare fedelmente la composizione di un indice. Quando un nuovo titolo entra nel benchmark, questi strumenti sono costretti ad acquistarlo per mantenere l'allineamento con il paniere di riferimento. Si tratta di acquisti che non dipendono da una valutazione sul prezzo dell'azione, sui ricavi dell'azienda o sulle prospettive future del business. Sono determinati semplicemente da regole prestabilite: se il titolo entra nell'indice, il fondo deve comprarlo.
È questo il motivo per cui gli operatori seguono con attenzione le date di inclusione nei benchmark. Non perché rappresentino una garanzia di rialzo, ma perché introducono sul mercato una nuova fonte di domanda prevedibile e potenzialmente molto consistente.
Nel caso di SpaceX, il fenomeno potrebbe essere amplificato da un altro fattore: il flottante relativamente limitato. Una parte significativa del capitale resta infatti nelle mani di Elon Musk, dei dirigenti storici e degli investitori che hanno accompagnato la crescita dell'azienda negli anni precedenti alla quotazione. Di conseguenza, il numero di azioni effettivamente disponibili sul mercato è inferiore rispetto a quello che si potrebbe immaginare osservando soltanto la capitalizzazione complessiva del gruppo.
Quando una domanda elevata si concentra su una quantità relativamente ridotta di titoli negoziabili, i movimenti di prezzo tendono a diventare più accentuati. È una dinamica ben nota ai mercati e che può risultare particolarmente evidente nelle prime settimane successive a una grande quotazione.
Questo non significa che il destino del titolo sia già scritto. Nel lungo periodo saranno i risultati economici, la crescita dei ricavi, la redditività e la capacità di mantenere le aspettative degli investitori a determinare il valore della società. Gli acquisti passivi possono sostenere la domanda, ma non sostituiscono i fondamentali.
La vicenda di SpaceX offre però una fotografia estremamente efficace di come siano cambiati i mercati negli ultimi vent'anni. Un tempo erano soprattutto i gestori attivi a determinare i flussi di capitale. Oggi una parte crescente degli investimenti segue automaticamente le decisioni prese dai grandi fornitori di indici.
Per questo motivo l'ingresso accelerato di SpaceX nei benchmark globali rappresenta molto più di un dettaglio tecnico. È la dimostrazione di quanto gli indici siano diventati una delle infrastrutture più potenti della finanza contemporanea, capaci di orientare enormi quantità di denaro e di influenzare direttamente la domanda per un titolo fin dai suoi primi giorni di vita in Borsa.