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Carraro: «La Nazionale? Le mezze verità di Mancini, ma fatico a capire Malagò. Da Maldini idee affascinanti»

Carraro: «La Nazionale? Le mezze verità di Mancini, ma fatico a capire Malagò. Da Maldini idee affascinanti»

Un incontro con Franco Carraro è come una lezione universitaria sulla politica sportiva dove i suoi mondi, Coni, Olimpiade, Federcalcio, Lega serie A, Nazionale, relazioni col governo, con i responsabili di ministeri contigui (o invadenti?) allo sport emergono tra problemi, soluzioni, analisi, personaggi, storie, retroscena, previsioni. È sempre sul pezzo. 

Per esempio la sua visione sulla guerra in atto Fifa-Uefa, sulla strategia Infantino: «Ciò che sta accadendo nella Fifa, le cifre che girano, evidenziano che il mondo sta cambiando molto rapidamente, che in ogni settore bisogna cercare di capire come adattarsi a mutazioni, evoluzioni incessanti: tutto va continuamente aggiornato». 

Un ammonimento: «Credo sia un grande errore da parte dell’Uefa, di mettersi a capo della opposizione a Infantino». Per finire uno scenario: «Mi è venuta una idea forse assurda: il progetto della società non è di Infantino ma del clan Trump cui Infantino non poteva per ragioni che non conosciamo dire di no. Ha provato e non ci è riuscito. adesso bisogna vedere se ha la forza di farsi rieleggere nella prossima primavera».

Sul fronte Nazionale, Franco Carraro, 86 anni impegnati con passione, non è da meno: domande e risposte, le seconde fanno riflettere.
Presidente, che giudizio dà della soluzione Roberto Mancini alla guida della Nazionale?
«Certe cose non le ho capite».

Per esempio?
«Premessa: ho fiducia e stima in Malagò, che con Mancini è tornato a concretizzare la prima ipotesi. Ma in mezzo ci sono state mosse e sviluppi di cui faccio fatica ad afferrarne il senso».

Impossibile, lei che ha governato lo sport e il calcio italiano, Roma come sindaco, è stato ministro, senatore, si è interessato di banche e grandi gruppi imprenditoriali, si arrende davanti al mistero della Nazionale?
«La fine anticipata del rapporto Malagò-Maldini non è chiara. Forse non sono andati a fondo nella conoscenza reciproca prima, non si sono parlati abbastanza, hanno lasciato spazio a grandi equivoci».

Approfondisca che è interessante.
«Bastava fare una attenta ricerca su Paolo Maldini per capire il suo comportamento, certi atteggiamenti improntati alla rigidità. Se si sceglie Paolo Maldini come direttore tecnico si deve sapere che è orientato a una forma di assolutismo. E glielo dice uno che al nome di Maldini si emoziona ancora: sono stato il presidente di papà Cesare al Milan, un grande giocatore, sentiva le partite in modo abnorme, al punto tale che spesso prima stava male, vomitava. Ho ricordi intensi e belli».

Il figlio Paolo vuole comandare.
«L’idea di affidarsi a Maldini & Leonardo era affascinante. Così anche il loro progetto sul settore giovanile, appena abbozzato quel giorno in Lega serie A, sarebbe stato interessante approfondirlo. Ma non ce n’è stato il tempo».

Fatta la scelta di Mancini, com’è il suo giudizio sul futuro della Nazionale?
«Fondamentale migliorare il livello medio del nostro calcio. È preoccupante un dato: non c’è una squadra di serie A dove un giocatore italiano, quindi convocabile in Nazionale, ne sia il leader. L’unico è Donnarumma, ma attenzione, nel City la leadership è affidata ad altri».

La situazione è delicata quindi.
«Siamo di fronte a una generazione che non produce più talenti».

Torniamo a Malagò: lei lo conosce bene.
«Sono suo amico, ero amico di suo papà Vincenzo, imprenditore, grande appassionato di calcio, che amava la Nazionale. Giovanni ha ereditato questi sentimenti verso l’azzurro. Mi sembra che Malagò, a un certo punto, ha pensato che con Maldini lui, presidente federale, non avrebbe avuto il ruolo che gli spetta. Il calcio italiano ha assoluto bisogno di una svolta. Sono certo che Malagò presenterà una sua riforma ben studiata, motivata, spiegando dettagliatamente quali saranno gli sviluppi, gli investimenti, le spese».

Come andrà a finire?
«L’inizio è stato complicato; per la passione che ho e per il rispetto che i tifosi meritano, spero proprio che finisca bene».

L’impressione è che lei non sia convinto della scelta di Mancini.
«È un tecnico preparato che si porta dietro un errore grave, quello di avere lasciato la Nazionale in un mare di guai. Ha ragione Roncone nel suo articolo sul Corsera alla presentazione di Mancini: lui pensa di avere fatto una leggerezza, forse volendo ricordare solo metà della verità che c’è dietro quella scelta di andare ad allenare in Arabia. Guardiamo avanti: la Nazionale riprenderà la sua attività con una serie di partite molto difficili per la Nations League: deve andare bene».

3 ago 2026 | 07:21

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