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Delfin alla conta dei voti, Lorenzo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico ancora lontani: perché la questione dell’eredità non si risolve

· Business

Si prepara l’assemblea di Delfin che si preannuncia infuocata. Con un confronto tra le proposte di Leonardo Maria Del Vecchio e di Rocco Basilico. Quest’ultimo domenica 28 giugno ha inviato una lettera al board e ai soci proponendo di liquidare le partecipazioni in Monte dei Paschi, Generali e Unicredit. Obiettivo, fornire la liquidità sufficiente alla cassaforte per acquistare le partecipazioni di chi tra i soci vuole vendere. 

Per calcolare quanto «vale» Delfin Rocco Basilico ha proposto di stimare le partecipazioni finanziarie al 100% del loro valore di mercato, «facilmente liquidabili». Mentre su EssilorLuxottica si applicherebbe uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di Borsa, percentuale che definisce «nella fascia alta degli sconti generalmente applicati alle holding».
La proposta ha suscitato la reazione negativa di Leonardo Maria he si era candidato a ricomprare le quote di Luca e Paola per 10 miliardi, un valore ben superiore a quello ipotizzato da Rocco Basilico. «Nessun erede – ha fatto sapere Leonardo Maria dopo la missiva di Rocco – cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto».
E’ una matassa ingarbugliata che non si scioglie da quattro anni. Tutto è iniziato dopo l’apertura del testamento di Leonardo Del Vecchio, quando Luca, Clemente e Paola hanno accettato le sue volontà con beneficio di inventario. Una mossa che ha di fatto bloccato la partita, impedendo di chiudere definitivamente la successione che era stata completata al 99%. 

Si preannuncia così in salita il riassetto tra i soci di Delfin dopo il voto contrario della maggioranza del board della cassaforte al progetto proposto da Leonardo Maria Del Vecchio. La ridefinizione dei pesi nel capitale, con l’acquisto da parte del quarto figlio di Leonardo Del Vecchio del 25% dei fratelli Luca e Paola, dovrà con tutta probabilità attendere, anche se non sono da escludere colpi di scena o alleanze attorno al suo progetto. Sul tavolo dell’assemblea della cassaforte di domani c’è il riassetto della holding con un valore netto di oltre 40 miliardi grazie a quote in EssilorLuxottica, nell’immobiliare Covivio e a pacchetti consistenti in Mps, Generali e UniCredit che pongono Delfin al centro anche del consolidamento bancario.
Numeri che ne fanno forse la maggiore eredità nella storia industriale italiana. Domani Claudio, Marisa, Paola, Luca, Clemente Del Vecchio con Rocco Basilico e Nicoletta Zampillo — gli otto soci della cassaforte di famiglia con il 12,5% a testa — potrebbero decidere di fare una prima mossa. A ormai oltre quattro anni dalla scomparsa del fondatore Leonardo Del Vecchio, dopo decine di cause incrociate tra eredi e gli stessi manager, che non hanno reso possibile la chiusura dell’ultimo capitolo della successione. 

Sullo sfondo, il tema degli azionisti delle imprese che, arrivati alla seconda generazione, devono decidere se vogliono continuare a essere coinvolti in azienda o monetizzare. Nell’Edizione della famiglia Benetton, per esempio, Giuliana ha scelto la seconda strada, seguendo le regole precise di una governance disegnata dalla dinastia veneta. In Delfin i meccanismi che consentono a un socio l’acquisto di quote dai familiari richiedono almeno sei voti su otto, secondo lo statuto a maglie strette stabilito dal fondatore Leonardo Del Vecchio per la cassaforte lussemburghese. Insomma, le soluzioni si possono trovare ma ci vuole un’intesa salda in famiglia. Che non sembra ancora emergere. È possibile che all’assise del 30 si vada alla conta dei voti.
Formalmente domani l’assemblea della holding lussemburghese sarà chiamata ad approvare il bilancio, con un utile atteso di 1,2 miliardi. Ma potrebbe diventare un appuntamento cruciale, se non per chiudere, almeno per gettare le basi del cambiamento.
Leonardo Maria Del Vecchio, con un ruolo operativo in EssilorLuxoottica dove è chief strategy officer e presidente di Ray-Ban, ha provato a sbloccare la partita candidandosi all’acquisto del 25% della holding in capo ai fratelli Luca e Paola per un valore di 10 miliardi, salendo così al 37,5% di Delfin. Quota che farebbe del giovane imprenditore il socio di riferimento, anche se non in grado di prendere decisioni strategiche che, secondo lo statuto, richiedono maggioranze qualificate.
Il progetto si è però scontrato con la difficoltà delle banche finanziatrici ad allestire un prestito così rilevante senza le opportune garanzie, più estese di quel 25% che Leonardo Maria era in grado di mettere a disposizione. Così, una decina di giorni fa, il giovane imprenditore che investe in proprio attraverso la sua Lmdv Capital, ha dichiarato apertamente non poter portare avanti l’operazione. Domani la palla passa nel campo degli altri soci.
Leonardo Maria non ha mai smesso di cercare soluzioni. Dopo il «no» delle banche al finanziamento si è più volte rivolto al board di Delfin che vede come presidente Francesco Milleri, il manager cui il fondatore aveva affidato la responsabilità della guida della cassaforte. L’ultimo tentativo lo ha fatto mercoledì scorso, sottoponendo ai consiglieri l’ipotesi di un maggiore coinvolgimento della stessa Delfin che potrebbe rendersi garante di quel finanziamento nel caso — estremo — in cui Leonardo Maria andasse incontro a un default. In pratica, la holding potrebbe subentrare al quarto figlio del fondatore attraverso un sistema di garanzie costruite in modo che le banche finanziatrici non debbano automaticamente diventare proprietarie delle sue partecipazioni che finirebbero così in portafoglio alla stessa Delfin.
La cassaforte è una realtà dalle spalle forti, con debiti netti attorno a tre miliardi, riserve stimate tra i quattro e i sette miliardi e un valore di mercato degli attivi pari a circa 42 miliardi. La sola EssilorLuxottica in Borsa vale oltre 70 miliardi (pur in calo di quasi il 47% dai picchi di novembre).
Il suo progetto — che si sostanziava nella richiesta di una sorta di fideiussione da parte di Delfin — è stato respinto dalla maggioranza dei consiglieri, dai quali l’unico supporto sarebbe arrivato dallo stesso Milleri e da Mario Notari, con l’opinione contraria di Giovanni Giallombardo, Aloyse May e dello stesso ceo Romolo Bardin. È tornato quindi quel «muro alzato» da parte del board cui si riferiva Leonardo Maria Del Vecchio nella sua lettera di una settimana fa. In realtà, è più di una cautela del consiglio, che deve tutelare gli interessi di una grande holding con rilevanti interessi industriali e finanziari.
Oggi l’alternativa potrebbe essere l’acquisto di quel 25% di Luca e Paola da parte della cassaforte attraverso un buyback, che però presenta profili di incertezza perché quelle azioni dovrebbero essere ridistribuite tra tutti gli azionisti. Tuttavia questo schema potrebbe rappresentare un passo avanti in quanto, con l’uscita di Luca e Paola, ci sarebbe una compagine di cinque soci con il 20% a testa che forse avrebbero una visione strategica più compatta e assonante.

Dall’acquisto delle quote a debito da parte del giovane imprenditore al buyback delle due partecipazioni da parte della stessa cassaforte, fino alle garanzie che la stessa Delfin potrebbe prestare per rendere più solido quell’acquisto dei due pacchetti azionari da parte del quarto figlio di Leonardo Del Vecchio, tutte le soluzioni sono in teoria percorribili, benché con dettagli tecnici da superare. Ma è possibile solo se c’è un accordo complessivo in famiglia, un’intesa spesso annunciata ma mai messa nero su bianco.
Rocco Basilico — che aveva chiesto a Leonardo Maria di sgombrare il tavolo dalle cause sul passaggio dell’usufrutto sulla sua quota di Delfin in nuda proprietà — aveva infatti impugnato le delibere dell’assemblea del 27 aprile, quando la famiglia aveva dato il via libera alla cessione del 25% di Luca e Paola e all’innalzamento del dividendo dal 10 all’80%, cosa che permetterebbe l’operazione di Leonardo Maria. E un voto contrario è arrivato anche da Claudio Del Vecchio.
Perciò oggi il cda Delfin vuole maggioranze di almeno sei soci su otto.
Gli azionisti sono però in movimento e ciascuno prepara la propria strategia
.
Tra i punti in discussione all’assemblea ci saranno anche le richieste da parte di Clemente Del Vecchio, di Rocco Basilico e dello stesso Leonardo Maria di trasferire il proprio 12,5% a testa in veicoli di loro proprietà per avere più flessibilità finanziaria. Forse può essere un primo passo.

29 giugno 2026, 12:50 - Aggiornata il 29 giugno 2026 , 12:51