Trecentouno vittorie, 301; una sconfitta. Prima dell'infinito pomeriggio del Philippe Chatrier, che porterà uno qualsiasi tra i giocatori ancora in gara al Roland Garros a vincere il suo primo Slam, Novak Djokovic aveva perso una sola volta da un vantaggio di due set. Da Jurgen Melzer nel 2010 a Joao Fonseca, uno che quando Nole esordiva a Parigi (2005) doveva ancora nascere. È successo l'impensabile, con Nole che sembrava in controllo del match (doppio 6-4) ma che ha pian piano iniziato a subire la potenza straripante del brasiliano: e così, dopo cinque ore di battaglia, agli ottavi ci è andato Fonseca con il punteggio di 4-6 4-6 6-3 7-5 7-5. A un potenziale fuoriclasse, tra i maggiori indiziati a inserirsi nel dualismo tra Sinner e Alcaraz, mancava esattamente una vittoria così: Fonseca l'ha ottenuta senza disunirsi, picchiando da fondo campo al servizio e in risposta e sfruttando un Nole non crollato, ma meno impeccabile rispetto ai primi due set, al termine dei quali si era anche innervosito con un cameraman che a suo dire gli si era avvicinato troppo.
Djokovic perde quindi un'occasione quasi irripetibile, quella di vincere il suo 25° Slam senza i primi due giocatori del mondo. Le prime avvisaglie, dopo un primo set in cui il serbo si era trovato avanti anche 5-1, c'erano state all'inizio del terzo, con un break di Fonseca nel secondo game e due palle del controbreak annullate in quello successivo. E sempre con un break era iniziato anche il quarto set, con il serbo che in questo caso era stato bravo a riprendersi il servizio (2-2) prima di perderlo nuovamente sul 6-5.
Il break a zero sul 3-1 nel quinto sembrava la fine dei guai per Djokovic, ma è lì che Fonseca ha mostrato una testa superiore alla sua giovane età: è tornato in partita con il break del 2-3, ne ha conquistato un altro sul 6-5 grazie anche a due smorzate e chiuso la partita con un ace. Dei tanti passaggi di consegne della carriera di Djokovic, questo avvenuto sul campo dove due anni fa conquistò il titolo olimpico, l'unico che mancava alla sua impareggiabile carriera, è sembrato tanto uno dei più significativi.