Avanti tutti insieme, quanto appassionatamente lo si vedrà nelle lunghe settimane che seguiranno, di confronto sullo shopping, sulle scelte strategiche e, quindi, sulla Juve che verrà: l’intesa è stata ribadita, nell’atteso — dai tifosi soprattutto — incontro tra la proprietà, il management e Luciano Spalletti. Del resto, già nei giorni scorsi la linea di John Elkann, ad di Exor, la holding di famiglia azionista di maggioranza del club, era parsa chiara: lavorare meglio e lavorare insieme, per superare la delusione della mancata qualificazione alla Champions e ripresentarsi a fine agosto con una squadra più competitiva.
Difficile dargli torto, visto che l’allenatore aveva firmato il rinnovo del contratto (biennale) lo scorso 10 aprile, 49 giorni fa, non 490: il management ha dato fiducia al tecnico, spiegando a Elkann che sarebbe stata la mossa migliore, e Lucio ha messo l’autografo sul contratto allungatogli dall’ad Damien Comolli. Durante il summit, ci si è confrontati per tracciare una linea comune, in vista del prossimo calciomercato estivo, appunto, mai così impegnativo, per il prossimo settlement agreement con la Uefa, che costringerà a vendere bene e comprare meglio. L’obiettivo «condiviso» — assicurano gli spifferi dalla Continassa — è costruire una Juve che possa tornare a essere competitiva al più presto, come dichiarato a più riprese dallo stesso allenatore e dall’ad.
Dopodiché, se l’occhio vuole la sua parte, qualche perplessità di fondo resta: bastava guardare le clip rimbalzate sui social ieri sulla cerimonia per l’anniversario dell’Heysel, davanti al monumento commemorativo a due passi dalla sede, verso l’Allianz Stadium. Non fosse stata un’occasione del genere, triste e sentita, la scenetta sarebbe stata comica: Spalletti e Comolli, a un metro, che si ignorano, neppure una frase di circostanza, «Che fai per il ponte?», sguardi altrove e con Lucio che, a un certo punto, quasi mette tra loro il ds Marco Ottolini. Due che si sopportano, più che supportano.
Poi, certo, conterà la sostanza delle cose (e delle decisioni), se la storia dello sport è piena di compagni che si trovavano poco simpatici ma vincevano, anche se tale dicotomia è più semplice sul prato che dietro la scrivania. «È chiaro che nel rapporto fra me e Comolli diventa fondamentale che io voglia partecipare alla creazione della futura squadra — aveva spiegato Spalletti — ognuno esporrà i propri punti di vista per provare a fare una squadra più forte».
Normale dialettica: «Può darsi che qualche volta ci si scontri anche, perché ognuno mantiene le proprie opinioni, ma sono sempre in previsione di creare una squadra più forte». Idem Comolli: «Su me e Spalletti sono state dette falsità, ci sono comunicazione e collaborazione costanti». E comunque, Tutti insieme appassionatamente vinse cinque Oscar, tra cui miglior film e miglior regia: come dire, ci sarebbe gloria per tutti.
29 maggio 2026, 23:23 - Aggiornata il 29 maggio 2026 , 23:28