Economia

Ferretti, il rebus della governance con i soci cinesi e l’idea del consolidamento: smentito l’interesse per The Italian Sea Group

Ferretti, il rebus della governance con i soci cinesi e l’idea del consolidamento: smentito l’interesse per The Italian Sea Group

Il riassetto di governance e gli equilibri azionari di Ferretti Group, a cui fanno capo marchi storici come Riva, Pershing e Wally, tornano al centro dell’attenzione del mercato, tra tensioni societarie, ipotesi di consolidamento industriale e il ruolo sempre più rilevante degli azionisti cinesi guidati da Weichai. 
Al centro della scena c’è proprio il gruppo industriale cinese, azionista di riferimento di Ferretti con una partecipazione prossima al 40%, che ha recentemente consolidato la propria posizione nel capitale attraverso una battaglia assembleare che ha ridisegnato il consiglio di amministrazione. La lista sostenuta da Weichai ha infatti prevalso su quella promossa dal gruppo ceco KKCG, che fa riferimento al miliardario ceco Karel Komarek, aprendo una fase nuova nella governance del gruppo della nautica di lusso e portando alla conferma della linea di continuità strategica ma sotto una nuova guida manageriale. Il gruppo ceco però sostiene che alcuni azionisti possano aver agito in concerto o sulla base di accordi non comunicati al mercato e ha impugnato la delibera assembleare al tribunale di Bologna (ne abbiamo scritto qui). Si vedrà.

Il cambio ai vertici, con la nomina del presidente Tan Ning e dell’amministratore delegato Stassi Anastassov, ha inevitabilmente segnato un passaggio chiave dopo anni di gestione sotto Alberto Galassi, manager indicato dalla lista concorrente uscita sconfitta, appunto la Kkcg Maritime. La nuova governance ha ribadito l’impegno a mantenere Ferretti come player globale del settore, valorizzando i poli produttivi italiani e rafforzando la capacità di crescita per linee esterne. Ma gli interrogativi sono tanti e s’intrecciano con le ipotesi di consolidamento e di operazione straordinarie ventilate da analisti e da indiscrezioni di stampa.

E’ chiaro che ha colpito nelle ultime settimane l’addio del socio storico, Piero Ferrari, storico azionista anche del Cavallino. Che con una lettera ha rassegnato le dimissioni da vicepresidente e consigliere: «Non posso omettere di esprimere la mia frustrazione e delusione per quanto accaduto nelle scorse settimane», ha scritto riferendosi all’incremento della quota azionaria in mani cinesi, dopo che i titoli Ferretti sono stati acquistati da società e banche vicine a Weichai, in particolare Bank of China (1,9%), Wealth Strategy (holding hongkonghese di gestione degli investimenti, 1%), Yanjan International (società di export, 0,8%) e AdTech Advanced Technologies (fondata da Julius Kiss, collaboratore di Weichai, 2,8%).

Il mercato nel frattempo guarda con attenzione al possibile consolidamento del settore yacht in Italia. Le indiscrezioni di stampa e le analisi finanziarie hanno rilanciato l’ipotesi di un interesse di Ferretti per asset o partecipazioni di The Italian Sea Group, gruppo degli yacht che aveva Giorgio Armani tra i principali azionisti, realtà attualmente impegnata in un complesso processo di ristrutturazione finanziaria e industriale. Tuttavia, il gruppo ha smentito qualsiasi trattativa in corso, precisando che non esistono negoziazioni né con la società né con i suoi azionisti di riferimento. Al tempo stesso, Ferretti ha confermato, però, di continuare a monitorare opportunità di mercato coerenti con la propria strategia di crescita esterna, lasciando aperta la possibilità di operazioni straordinarie.

Sul fronte industriale, l’attenzione degli analisti si concentra anche sulle difficoltà attraversate da The Italian Sea Group, che ha avviato un percorso di composizione negoziata della crisi dopo il peggioramento dei conti, l’emersione di extra-costi e la revisione del portafoglio ordini. Le criticità hanno portato a un deterioramento della struttura patrimoniale e all’apertura di un processo di ristrutturazione con il coinvolgimento di creditori, banche e fornitori.

In questo contesto, secondo diverse società di analisi, un eventuale interesse di Ferretti sarebbe più orientato a singoli asset produttivi — in particolare cantieri navali — piuttosto che all’acquisizione dell’intera società. Una logica industriale che si inserirebbe nella strategia di rafforzamento della capacità produttiva e nello sviluppo del segmento del refitting, oggi ancora marginale per il gruppo. Sul piano finanziario e di mercato, il settore resta comunque sotto osservazione. Gli analisti mantengono un approccio prudente sul titolo Ferretti, confermando valutazioni neutrali e target price sostanzialmente invariati, in attesa di maggiore chiarezza sugli sviluppi di governance e sulle possibili operazioni straordinarie.

Parallelamente, resta aperto anche il fronte legale e istituzionale legato al controllo societario e al perimetro del Golden Power, con interrogativi sollevati da alcuni azionisti sulla trasparenza dei voti assembleari e sulla composizione degli assetti proprietari. Un elemento che contribuisce a mantenere elevata l’incertezza su un gruppo che, pur restando solido sul piano industriale, si trova oggi al centro di un delicato riequilibrio tra capitale cinese, investitori internazionali e governance italiana. In questo scenario, Ferretti ribadisce la continuità operativa e la centralità del piano industriale, ma il dossier resta aperto: tra consolidamento del settore, pressioni finanziarie e nuove strategie di crescita, il risiko della nautica di lusso italiana è appena entrato in una fase più complessa.

12 giugno 2026, 15:56 - Aggiornata il 12 giugno 2026 , 15:56

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