L’ultima sorpresa spiazzante Elon Musk l’ha riservata ai suoi ammiratori e investitori cinesi. I documenti della quotazione di SpaceX, l’azienda che lui stesso ha fondato e dirige - e che debutta a Wall Street oggi - contengono infatti una clausola nascosta fra centinaia di altre: prevede che coloro che investono dal territorio della Repubblica popolare o da Hong Kong non possano acquistare azioni del gruppo spaziale americano, per ragioni «regolamentari» e di «rispetto della normativa». I cinesi, in altri termini, sono tagliati fuori dalla più grande quotazione di Borsa della storia.
Più che di rispetto delle regole, sembra trattarsi di una concessione di Musk a Donald Trump e all’ossessione del presidente degli Stati Uniti per la concorrenza tecnologica con la Cina. E certo dal punto di vista finanziario e del governo d’impresa, la quotazione di SpaceX appare una delle più problematiche degli ultimi anni (come raccontiamo qui). Inoltre, in Europa pochi amano Elon Musk per verie ragioni legate al suo ruolo politico a sostegno e a fianco di Trump, per le sue uscite sprezzanti e interessate contro l’Unione europea e per il voluto degrado dei contenuti e del linguaggio del social media X (ex Twitter) da quando lui stesso ne ha assunto il controllo.
Elon Musk come fondatore e leader assoluto di SpaceX, comprensibilmente, è dunque oggetto di molte critiche. Poi però resta l’innovatore Elon Musk. E tutte le riserve che si possono avere sul suo ruolo pubblico o la gestione delle sue imprese non possono rendere ciechi di fronte alla rivoluzione tecnologica che lui stesso rappresenta e che ha saputo prima immaginare, poi attuare in modo inarrestabile.
Quest’ultima, a differenza del ruolo pubblico di Musk, non dovrebbe lasciare molti dubbi. Anche perché la si può riassumere in pochi numeri: 12.500 e 180. 12.500 dollari rappresentano il costo dichiarato dalla Nasa (l’agenzia spaziale americana) per il lancio in orbita di un singolo chilo di materiale. Invece 180 dollari è il costo per lo stesso lancio di un chilo di materiale - in sostanza satelliti - quando le operazioni sono condotte da SpaceX. In altri termini, il gruppo spaziale di Elon Musk ha fatto alla Nasa, alla Lockheed Martin e alla Boeing, cioè al vecchio establishment americano dello spazio, ciò che la Apple ha fatto alla Ibm nei computer negli anni ’80 del secolo scorso, ciò che Ryanair ha fatto alle compagnie di bandiera europee negli anni ’90 o ciò che la stessa Apple ha fatto alla Nokia o alla Ericsson nella telefonia mobile all’inizio di questo secolo: le ha spiazzate riducendo i costi di un intero ordine di grandezza (o anche di più) e di conseguenza rivoluzionando completamente il concetto stesso di uso industriale dello spazio.
Com’è stato possibile? Per capirlo, va tenuto conto che gli Stati Uniti (grazie a Musk) nel 2025 hanno già raggiunto il loro record di 154 lanci spaziali, contro 69 della Cina, 13 della Russia e cinque dell’Agenzia spaziale europea.
Ma questo non è niente, rispetto alle conseguenze e al contenuto concreto di questo primato. È in realtà il grafico qua sotto a dare un’idea un po’ più precisa della superiorità tecnologica esponenziale di SpaceX. Qui sotto vedete i lanci spaziali misurati in “payload”, ossia in carichi di materiale in tonnellate che i vettori hanno portato nell’atmosfera. Il blu corrisponde sempre agli Stati Uniti e potete vedere come l’America rappresenti sì poco più di metà dei lanci di vettori, ma quei vettori hanno trasportato in orbita quasi il 90% (espresso in peso) di tutto il materiale lanciato nello spazio quest’anno. Il «payload», naturalmente, sono satelliti da collocare attorno alla Terra.
Com’è possibile? La chiave del successo di SpaceX è nel fatto che la prima compagnia spaziale a garantire il rientro sicuro dei vettori dopo che essi sono stati lanciati e hanno rilasciato i satelliti in orbita. Il segreto è nella capacità della struttura del vettore di non cedere, mentre il motore sprigiona energia a un livello di gradi di calore enorme per rientrare gradualmente nel proprio sito. Questa tenuta permette al costosissimo vettore di non andare distrutto dopo ogni lancio; dunque riduce esponenzialmente il costo di mettere ogni singolo satellite in orbita, perché il vettore stesso potrà essere riutilizzato più e più volte. Questo risultato - il rientro sicuro del vettore dopo il lancio - rappresenta una frontiera inconcepibile prima di Elon Musk, ma che SpaceX ha raggiunto per prima. La stessa Blue Origin di Jeff Bezos persegue lo stesso obiettivo, ma la recente distruzione in volo di un razzo dimostra come sia ancora di molti anni indietro.
Naturalmente questa tecnologia si spiega con molti fattori. Ma una delle chiavi è nel materiale dell’ugello, ossia la bocca di fuoco del motore posto alla base del vettore, che non fonde malgrado il fatto che raggiunga temperature ben oltre i mille gradi Celsius per consentire l’atterraggio morbido. Anche per questo il costo dell’invio di materiale in orbita crolla e continuerà senz’altro a scendere sotto i cento euro al chilo. Il nuovo modello di vettore, lo Starship, è infatti sempre più grande e assicura il lancio di molte decine di satelliti per volta (a loro volta più grandi e dotati di pannelli fotovoltaici per l’alimentazione).
Questa svolta permette a Elon Musk di puntare a saturare l’orbita terrestre con 42 mila satelliti di Starlink (oggi ne ha circa diecimila) per assicurare una doppia funzione: la connettività digitale, che è già realtà, e l’immagazzinamento e il processo dei dati in orbita.
Questo segreto è alla base della visione di Musk: rendere potenzialmente obsoleti tutti i ponti radio terrestri, migliaia di miliardi di investimenti in infrastruttura fisica tramite cavo o antenne – con le relative imprese – per diventare il più efficiente, ubiquo, rapido e relativamente poco caro trasportatore digitale a 200 miliardi di bit al secondo (è la velocità di trasmissione dati oggi riservata solo ai data center e ai migliori centri di ricerca al mondo). In più mettere i data center nello spazio grazie a satelliti sempre più grandi alimentati dai loro stessi pannelli solari.
La figura pubblica e l’uomo di finanza Elon Musk continuerà ad apparire a molti inaffidabile e magari esecrabile. Ma negare per questo la sua impronta storica di innovatore sarebbe, quanto meno, miope.
12 giu 2026 | 15:46