Ginzburg, i destini incrociati di Tolstoj
Questo articolo è tratto dal nostro Archivio: è stato pubblicato il 19 agosto 1998.
Carlo Ginzburg dice subito senza tentennamenti che il suo libro, il libro della vita è Guerra e pace. L'ha letto la prima volta quando aveva dieci anni e poi ha seguitato a rileggerlo. Non gli fu dato in mano dalla madre o da altri: la lettura del grande romanzo di Tolstoj «era un messaggio implicito di cui è fatta l'educazione di ognuno». Il mondo di quel libro viveva nell'aria di casa, sua madre Natalia lo amava molto, suo padre Leone, ucciso nel 1944 dalla Gestapo nel braccio tedesco di Regina Coeli a Roma, aveva studiato e scritto anche di Tolstoj. Era sua la prefazione, uscita senza firma perchè ebreo, all'edizione einaudiana del 1942 tradotta da Enrichetta Carafa d'Andria. E poi suo padre era nato a Odessa e allora e oggi contavano e contano in Carlo la mezza anima russa così come contano le radici ebraiche del padre e della madre.
Sa bene che quella prima lettura fu imperfetta, ma pensa che anche «il fatto di capire imperfettamente stimoli l'immaginazione morale». Lo colpì allora il segno dell'assoluta grandezza del libro. Fu partecipe. Lo ferì nel profondo l'innamoramento di Natascia per Anatolio Kuraghin: ebbe la percezione di un disastro, di qualcosa di irreparabile che era avvenuto. «La purezza, la simpatia, la freschezza di Natascia si lasciavano sporcare dal cinismo e dalla stupidita' di Anatolio!».
La scena dell'innamoramento continuò negli anni ad alimentare la sua immaginazione fino a diventare strumento di una spinta alla ricerca. «Quando Natascia va a teatro, il teatro è rappresentato con gli occhi di lei che guarda Anatolio, vede soltanto Anatolio, non capisce nient'altro e c'è questa scena completamente privata di senso in cui Natascia è Tolstoj: un esempio di totale straniamento». Nel suo ultimo libro, Occhiacci di legno, c'è un saggio dedicato a questo concetto che ruota intorno a quella pagina, non nominata, di Tolstoj.
Nella sua prima lettura, e poi sempre, lo colpì l'inizio eccentrico del romanzo, un ricevimento in un salotto di Mosca, la realtà presa di sghembo, non nel suo ordine naturale. «Ci si trova catapultati nella mondanità russa dell'inizio dell'Ottocento dove tutti o quasi parlano in un francese ricercato e parlano di fatti che il lettore non conosce ancora. Non si sa chi parla e di chi si parla. Si è come costretti a mettersi in punta di piedi per raggiungere qualcosa che non si arriva a vedere e a capire. Ma - essenziale in Tolstoj - la premessa per capire di più passa attraverso il non capire». E poi l'ha sempre colpito la straordinaria varietà dei personaggi, il senso di intimità che ha con loro Tolstoj: «Ne scrive anche mio padre. Eccitano alla ricerca dei modelli umani. Ricordo di avere stabilito molto presto un legame tra il padre della principessa Maria, vecchio settecentesco duro e sprezzante, e mio nonno materno, Giuseppe Levi, istologo, professore di anatomia a Torino. Li accomunavano la bruschezza, il razionalismo impaziente. Il principe era un illuminista, Levi un positivista, ma il richiamo non era poi cosi' sballato».
Il personaggio più amato è Pierre. «C'è tutto in lui. Tra l'altro quel che in Tolstoj è molto importante e che credo mi sia arrivato come elemento della mia educazione: il valore positivo dell'ingenuità. Una specie di svalutazione del calcolo. I personaggi calcolatori, in Tolstoj e nella vita, sono dei personaggi mediocri. Credo che l'assenza di calcolo sia una virtù».
Di Guerra e pace, Carlo Ginzburg ama i particolari, vividissimi, e la loro connessione con l'enorme costruzione. «Dio è nel particolare», ha detto Aby Warburg. Credo significhi che dal particolare si può trovare Dio. In Tolstoj sono evidenti la passione per la generalità a partire dal particolare e la passione di connettere tutto, fatti e personaggi della vita e della storia, con quella goffaggine che rappresenta uno dei più affascinanti caratteri tolstoiani.
Ginzburg - autore dei Benandanti, del Formaggio e i vermi, di Storia notturna - è convinto che, scrivendo Guerra e pace, Tolstoj abbia anche voluto lanciare una sfida agli storici. «Leggendolo per l'ennesima volta qualche anno fa mi è venuto il desiderio di scrivere un libro in cui il destino di un personaggio storico - un papa, per esempio - e il destino di una persona qualsiasi, un contadino o un mugnaio, fossero intrecciati. È questo che Tolstoj insegna. Non è assurda l'idea di leggere il libro come una sorta di sfida agli storici futuri in un momento in cui gli individui non avevano posto nella storia della società. In Guerra e pace, poi, c'è la possente inventività di Tolstoj nella costruzione narrativa, c'è persino il cinema prima del cinema. Viktor Sklovskij ha dimostrato come in certe descrizioni di battaglie, l'esaltazione dell'evento storico per eccellenza, si passa proprio dal campo lungo - Austerlitz, Borodino - al primo piano, alla smorfia rivelatrice del personaggio. Quando ho cominciato a fare lo storico non esisteva l'idea che scrivere ha una funzione conoscitiva. Per me questo libro è stato importantissimo perchè proponeva implicitamente un modo diverso di scrivere la storia. Ma è stato importantissimo anche perchè contiene un messaggio morale che riguarda l'autenticità dell'agire. Moralità e autenticità. Sii autentico, sii te stesso, diventalo».
Tolstoj è stato per Carlo Ginzburg anche il maestro di fisiognomica. «Dico sempre che per me è una delle poche scienze esatte. Credo che quanto uno pensa di una persona nei primi tre minuti abbia un valore. Talvolta cambio idea, ma a torto. A volte sbaglio, ma insomma sono convinto che non sia un'invenzione. La prima lezione di fisiognomica l'ho avuta da Guerra e pace. Tolstoj descrive i suoi personaggi partendo sempre dal particolarle, la parte per il tutto. A eccezione del principe Andrea che credo non venga mai raffigurato, gli altri personaggi lo sono sempre. Quel momento in cui Pierre si sbottona il cappotto e guarda la cometa è davvero indimenticabile. C'è in Tolstoj questo curioso elemento fisiognomico, perchè è lui, Tolstoj, che guarda i suoi personaggi e cerca di decifrarli. Li crea e poi li decifra. Il lettore è portato anche lui a scrutarli. La fisiognomica diventa in questo modo anche una traccia per la vita morale».
Il salotto, le ragazze, i contadini, i soldati, gli aiutanti di campo, le principesse, i generali, la società contadina, la classe governante, la famiglia Rostov, la famiglia Bolkonski, due famiglie intorno alle quali gira la storia del mondo, Napoleone che galoppa, dà ordini, decide, il maresciallo Kutuzov rannicchiato nella sua carrozza che attende. Scrisse Leone Ginzburg che la guerra è il mondo storico, la pace è il mondo umano. Tra Kutuzov, Napoleone, lo zar Alessandro, tra i grandi della terra e gli altri, Carlo Ginzburg sceglie quelli che apparentemente non hanno un nome e invece ce l'hanno, bene incarnato nella storia, gli altri, gli uomini che fanno da puntello all'esistenza. Tra finzione e storiografia, romanzo e storia.
Guerra e storia, per Carlo Ginzburg, è anche una memoria di famiglia. Suo padre scrisse di Tolstoj al confino mentre infuriava la guerra sul fronte russo e quando, nel 1943, arrivo' la notizia della vittoria sovietica di Stalingrado, brindo' con una bottiglia di vino alla fine della guerra.
Carlo Ginzburg lesse per la prima volta il libro negli anni più cupi dello stalinismo, adesso per lui Guerra e pace è diventato uno strumento di studio e di riflessione morale.
Ne parla con entusiasmo, si accalora, sa, come sempre, trasmettere la passione. È convinto che Tolstoj abbia fatto nel suo romanzo uno straodinario lavoro di condensazione accompagnato da un accurato lavoro d'intarsio. «Sklovskij ha dimostrato che lo scrittore ha usato la memorialistica in modo sapiente. Quel che conta è come Tolstoj riesca a dare la stessa impressione di autenticità e di verità, sia quando racconta di Napoleone - e in gran parte inventa - sia quando racconta di Nicola Rostov e inventa completamente.
Qual è la sfida del romanziere agli storici, di cui ho detto? Una storiografia in cui il mondo umano abbia un ruolo maggiore di quello tramandato dagli storici del passato.
17 giu 2026 | 09:56