Le partite di oggi ai Mondiali 2026: Argentina-Austria, Francia-Iraq. Nella notte la Norvegia di Haaland contro il Senegal e Giordania-Algeria
Dopo lo show all'esordio, il Mondiale si appresta a riabbracciare Messi e Mbappé. Il primo con la sua Argentina se la vedrà contro l'Austria di Rangnick (ore 19), mentre il bomber con la sua Francia sfiderà l'Iraq (ore 23). Nella notte tra lunedì e martedì spazio a Norvegia-Senegal (ore 2) e a Giordania-Algeria (ore 5)
(Carlos Passerini, inviato a Dallas) Lautaro affetta la carne, il Dibu mette il sale. Leo, seduto lì accanto, sorride mentre si versa un mate sotto il sole del Missouri. L’Argentina sceglie la strategia dell’asado per compattare il gruppo e mettersi alle spalle giorni difficili fuori dal campo. La falsa notizia della morte del papà di Messi, 68 anni, che da tempo sta combattendo contro una malattia seria, ha avuto l’effetto di un tornado sulla Seleccion campione in carica, guastando in parte anche la vittoria contro l’Algeria.
Dopo la tripletta, Lionel si è messo piangere pensando al padre ricoverato in un ospedale di Buenos Aires. Don Jorge è un habitué dei ritiri della Nazionale, per questo la sua assenza si era notata fin da subito. È lui spesso a cucinare l’asado per tutti, la tipica grigliata argentina, esattamente come faceva il papà di Maradona, il mitico Chitoro, a Messico 1986. Insomma: un rito antico, che va oltre il fùtbol.
Ecco perché nei giorni scorsi il c.t. Scaloni ha pensato bene di organizzare un pranzo diverso dal solito nel quartier generale di Kansas City, per avvicinarsi con l’animo giusto alla seconda gara del girone, stasera contro l’Austria a Dallas, alle 19 italiane. In caso di successo, l’Albiceleste si qualificherebbe ai sedicesimi con una gara d’anticipo e potrebbe già programmare la trasferta di Miami del 3 luglio, contro la seconda del girone J, quello con Spagna e Uruguay. Non proprio un incrocio agevole, alla prima sfida da dentro o fuori. Infatti a Buenos Aires montano le polemiche sul calendario e i relativi abbinamenti, con accuse alla Fifa e riferimenti a Usa ’94, quando Maradona fu squalificato per doping con una sentenza che laggiù hanno sempre vissuto come l’ennesima ingiustizia degli yankees.
«Essere campioni del mondo non ci garantisce nulla» ha tagliato corto Lionel Scaloni, c.t. antidivo che parla benissimo l’italiano avendo giocato per anni alla Lazio e che vuole portare l’Argentina a diventare la terza Nazionale capace di vincere due volte di fila dopo Italia (1934-1938) e Brasile (1958-1962). Oggi potrebbe affidarsi ancora a Lautaro, che l’altro ieri si prodigava con un coltellaccio da gaucho della Pampa per tagliare la carne e che stasera punta a fare a fette la difesa austriaca. Va a caccia del suo primo gol in questo Mondiale. Nell’attacco a due punte che verrà schierato oggi al Dallas Stadium si gioca il posto con Julian Alvarez. Fu così anche quattro anni fa in Qatar, quando il Ragno, come viene chiamato il centravanti dell’Atletico Madrid, alla fine si guadagnò il posto da titolare. Il ballottaggio è aperto. Ma stavolta il Toro interista non intende farsi superare nelle gerarchie. Alvarez è uno degli uomini mercato più ricercati dell’estate: lo cercano Real Madrid, Barcellona, Arsenal. Deciderà a fine torneo.
«Vogliamo arrivare fino in fondo» ha messo in chiaro Martinez, che dopo lo scudetto con l’Inter punta a vincere ancora. E oggi sfiderà l’ex compagno Arnautovic. Peso forma, test atletici, autostima alle stelle: è il miglior Lautaro di sempre, sostengono anche dentro alla Selecciòn, dove apprezzano sempre di più l’attaccamento e lo spirito di squadra. Come l’altro giorno, quando si è messo a tagliare la carne per i compagni, un rito nel rito. Dopo aver infilato scudetto e Coppa Italia, oltre al titolo di capocannoniere della serie A, sogna un triplete da raccontare ai nipotini, fra trenta o quaranta anni, magari attorno a un asado, bevendo un bicchiere di Malbec che produce insieme alla moglie Agustina a Las Compuertas, nella regione di Mendoza. Ma c’è tempo, sono progetti futuri, è il domani. Il presente si chiama Mondiale, da provare a rivincere stavolta da protagonista, accanto all’amico Messi, che ha bisogno di lui e degli altri compagni, nel momento più difficile. Gol y asado. È l’ora dell’Argentina.
(Paolo Tomaselli, inviato a Filadelfia) Nel lungo corridoio delle interviste post partita Michael Akpovie Olise, passa incappucciato e sfuggente. Di presentarsi davanti ai giornalisti accanto al c.t. Deschamps alla vigilia della sfida contro l’Iraq non ci pensa nemmeno, perché la sua ritrosia aumenta quando deve esprimersi in francese, nonostante un quoziente intellettivo di 127, che lo rende (assieme al 4% della popolazione mondiale) un soggetto ad alto funzionamento cognitivo. «Preferisco parlare con i piedi. Nel calcio mi piace la bellezza, la stessa che ho conosciuto nei campetti di periferia e che può esserci in un assist ma anche in un tackle — ha detto ieri in una rarissima intervista su L’Equipe — . Mi sento un giocatore di strada, un numero 10. Mbappé dice che sono il giocatore del presente e del futuro? Fa piacere detto da uno che a 19 anni aveva già vinto il Mondiale. Ma l’unica cosa che so è che devo tenere i piedi per terra».
Chi gestisce la sua pagina Instagram ruba lo stipendio: Olise ha 6,5 milioni di follower, ma la sua unica foto è di spalle, con il solito cappuccio in testa che gli vale il soprannome di «Ninja». Non c’è spazio per prodotti da reclamizzare, foto al mare, con la fidanzata o con il cane. Anche le scarpe con cui gioca, della stessa azienda di Mbappé e de L’Equipe de France, sono scelte perché gli vanno a genio, non per obblighi commerciali: il ragazzo inglese, di padre nigeriano e madre franco-algerina, nato e cresciuto in un sobborgo vicino a Heathrow, l’aeroporto più grande di Londra, non ha alcun contratto che lo lega ai grandi marchi, né sportivi né di altro tipo, come quelli dei videogiochi. Pare che trascorra ore su Youtube a studiare nuove mosse per sorprendere i colleghi che condividono come lui la passione per gli scacchi.
Questa unicità di Olise, legata al talento che esprime al Bayern e forse, chissà, prossimamente al Real, sta diventando a sua volta un tratto distintivo, che per alcuni può sembrare una posa da ribelle, creativo, geniale, ma anche difficile da gestire, come uno che vuole essere originale a tutti i costi. Ma queste sono tutte etichette che Olise, a 24 anni e mezzo, ha già dribblato tante volte: né il Chelsea, né il Manchester City lo hanno trattenuto dopo averlo avuto nelle loro rinomate Academies. Il Tottenham non l’ha nemmeno fatto entrare perché lui contravvenendo alle regole si è presentato accompagnato dal suo procuratore.
Prima al Reading e poi al Crystal Palace, da cui i bavaresi lo hanno acquistato per 60 milioni, le cose però non sono andate male e quest’anno ha segnato con il club 22 gol, impacchettando 29 assist. Il trentesimo, quello per Mbappé con il Senegal, ha aperto la campagna mondiale dei Bleus: con il trasloco di Olise dalla fascia, dove aveva giocato per 45’, alla posizione di trequartista dietro a Mbappé, Deschamps ha sacrificato Dembelé, ma ha varato la riforma necessaria per rendere la Francia più forte di quella del 2022. «Olise può essere quello che Platini e Zidane sono stati in passato» dice il suo ex allenatore Patrick Vieira. Praticamente il nuovo Genio.
La Norvegia, che all'esordio ha travolto l'Iraq con un super Haaland, dovrà passare dal Senegal prima di giocarsi probabilmente il primato del girone con la Francia il 26 giugno. Il Senegal, invece, non può più sbagliare dopo il 3-1 incassato da Mbappé e compagni nella prima gara. La missione è complicata, il Mondiale è già appeso a un filo.
L'Algeria all'esordio si è arresa alla furia di Messi, autore di una tripletta. Con la Giordania, che a sua volta si è arresa all'Austria, è sfida da dentro o fuori.
22 giugno 2026, 07:38 - Aggiornata il 22 giugno 2026 , 07:38