Oggi al Mondiale 2026 gli incontri del secondo turno dei gironi: alle 18 si inizia con Spagna-Arabia Saudita, poi si prosegue alle 21 con Belgio-Iran. Nella notte tra oggi e domani poi avremo Uruguay-Capo Verde alle 24 e alle 3 Nuova Zelanda-Egitto
(Massimiliano Nerozzi, inviato ad Atlanta) Viva la sincerità: «Dite che avevo la faccia seria durante l’ultimo allenamento? Ho giocato alla Playstation tutta notte, avevo solo sonno», se la ride Lamine Yamal sul red carpet di Spagna-Arabia Saudita, in menù a mezzogiorno di Atlanta (le 18 italiane), dove il tetto della Mercedes Arena potrebbe servire più per due gocce di pioggia e l’umidità che per il sole, visto che qui, solitamente, va molto peggio dei 30 gradi previsti.
La notte prima degli esami non deve aver messo troppa ansia alla star della Roja , che pure non può sbagliare dopo il pareggio con Capo Verde, per non complicarsi un girone H fatto a misura di favorite (l’altra è l’Uruguay).
Resta però il dubbio shakespeariano, essere o non essere (titolare): «Lamine non è pronto per giocare 90 minuti, è disponibile, ma non vogliamo correre rischi», accenna Luis de la Fuente, il c.t. Non è un dilemma da poco, se i disagi nell’esordio sono nati dall’assenza di uno contro uno sulle corsie, anche per il contemporaneo forfait di Nico Williams, pure lui a corto di minutaggio. «Ci sono altri giocatori che eccellono in cose diverse — spiega la situazione Gavi — ma avere Yamal ci dà tantissimo. Nell’ultima partita non siamo stati efficaci nei passaggi e nei movimenti, ma è chiaro che la sua presenza rende la squadra molto più pericolosa». Pure perché l’Arabia Saudita, contro l’Uruguay di Bielsa, non uno sprovveduto, s’è dimostrata Nazionale organizzata. Dopodiché, più che delle Furie rosse, si parla del numero 19, mai così one man show, atteso in questa sua prima Coppa del Mondo: «Ma la mia ossessione non è stare nella stanza e pensare che Mbappé o Messi hanno segnato un gol e che anch’io voglio segnare — ribatte Yamal — me ne frego, perché loro hanno almeno dieci anni di vantaggio. E il mio stile di gioco è solo uno: godere e vincere». Come detto, sa di avere i riflettori puntati che, andasse male, diventerebbero carabine: «La sto prendendo con molta calma, non è niente di diverso: so chi sono, sia in Spagna che all’estero, cerco solo di dare il massimo.
Alla fine, le persone vogliono vederti perché fai cose che gli piacciono in campo». Anche se lui non è uno qualunque: «L’Arabia Saudita mi metterà tre giocatori addosso?
Al Barcellona siamo già abituati». Ma tv e radio spagnole sono ormai scatenate, in forma tabloid inglesi Anni Novanta: «Hobby preferito? La Playstation, con Fortnite, e guardare Youtube. Cibo? Pasta alla bolognese». E niente drammi per il primo ciack: «Molte squadre hanno pareggiato la gara d’apertura, succede. Per me, vincere la prima 6-0 non avrà importanza se alla fine non riesci a raggiungere il tuo obiettivo».
A occhio, potrebbe giocare un’oretta, se dall’inizio o meno si valuterà, considerando pure che il «gemello» Nico non ha più di 20 minuti di autonomia: con Munoz pronto solo per i sedicesimi, la critica spinge per Yeremi Pino e Dani Olmo. C’è bisogno di idee e creatività. In attesa dei sogni di gloria: «Ogni partita che gioca, Messi dimostra di essere il più grande della storia — taglia corto Yamal — e se qualcuno ha ancora dubbi, è perché li cerca di proposito».
Quindi: «Avendo già la maglia di Neymar, vorrei scambiarla con Messi». Insomma, si porta avanti: «Sarebbe bello affrontare l’Argentina, se vogliamo vincere il Mondiale dobbiamo affrontare e battere le migliori». Nell’attesa c’è aria di festa, tra l’arrivo di migliaia di spagnoli e la Juneteenth Atlanta Parade, l’evento che celebra la festa degli States per la fine della schiavitù: questa città, the Soul of the South , l’anima del Sud, fu la prima metropoli ex confederata a eleggere un sindaco afroamericano .
(Paolo Tomaselli, inviato a Philadelphia) Dennis Eckert Dargahi non è Bruce Chatwin, ma la domanda se la sarà fatta anche lui: che ci faccio qui? La corsa contro il tempo di questo ragazzo tedesco per tesserarsi con la federazione iraniana è nata per caso, grazie alla zia, che a Teheran è un’attrice famosa. I tifosi locali hanno visto le foto della donna con il nipote, che gioca nello Standard Liegi, serie A belga, e hanno cominciato a insistere via social con il ragazzo: vieni a giocare con noi. Dennis si è buttato nell’avventura senza dubitare, grazie alla cosiddetta «regola del nonno», secondo la quale dal 2004 chi può dimostrare di avere un ascendente di un Paese diventa eleggibile per quella Nazionale. Il nonno però è morto, quindi il padre di Dennis, nato in Germania, deve volare a Teheran per il test del Dna, che va incrociato con quello della famosa zia.
Tutto fila liscio, ma il posto nell’Iran bisogna guadagnarselo. Poi scoppia la guerra contro Usa e Israele e Sardar Azmoun, uno dei simboli della squadra, pubblica una foto con gli emiri di Dubai, ora nemici di Teheran. Per l’ex romanista le porte del Mondiale sono chiuse. E si aprono quelle del tedesco Eckert, che non parla il farsi e finisce dentro il caos che la sua nuova Nazionale sta vivendo da mesi: oggi dovrebbe debuttare, forse anche da titolare, contro il Belgio, il Paese dove gioca, chiudendo un cerchio simbolico nel Mondiale delle diaspore.
Per lui è la Coppa del nonno, ma rischia di esserlo anche per la sua squadra, stanca, stressata, messa a dura prova dal protocollo che la Fifa non è riuscita a garantire nonostante le premesse, le ultime delle quali sono state fatte dal presidente Infantino nello spogliatoio dopo il pareggio all’esordio contro la Nuova Zelanda, una partita che il Team Melli in condizioni normali poteva vincere. Adesso con il Belgio, bloccato sul pari dall’Egitto, serve un’impresa: ma il lungo viaggio da Tijuana a Los Angeles alla vigilia della partita e nell’immediato dopo gara, si ripeterà anche oggi: «È un disastro, siamo la squadra trattata peggio del torneo» ripete il ct. E la Federazione iraniana ha scritto un reclamo ufficiale alla Fifa: in effetti per la terza partita a Seattle il governo americano sta valutando di far entrare l’Iran due giorni prima del match. L’unico modo per restare in corsa è non perdere contro Lukaku e De Bruyne. E la carta Eckert è una delle ultime.
(Carlos Passerini, inviato a Dallas) Ora che è arrivata anche mamma, Vozinha può rimettersi i guanti da supereroe e provare a regalare all’orgoglioso popolo capoverdiano un’altra impresa, la più grande, la più imprevista: qualificarsi ai sedicesimi del Mondiale. Dopo aver parato tutto al debutto ad Atlanta contro la Spagna di Yamal campione d’Europa e favorita numero uno alla vittoria, il portiere quarantenne che è oramai uno dei personaggi cult del torneo affronterà l’Uruguay oggi alla mezzanotte italiane a Miami, in Florida.
«Abbiamo fatto la storia e ringrazio tutta la popolazione per il suo amore — ha detto in una delle molte interviste che ha rilasciato in questi giorni —. Il nostro primo desiderio si è già avverato: abbiamo fermato una squadra fortissima. Adesso quasi tutti sanno dov’è Capo Verde e soprattutto cos’è: un piccolo Paese con un cuore grande». E un sogno ancora più grande: andare avanti. Stasera in tribuna all’Hard Rock Stadium sarà presente anche la mamma, che ha ottenuto un visto per entrare negli Stati Uniti. Come la storia del figlio, l’intoppo burocratico della signora aveva fatto il giro del mondo dopo che problemi legati al costo del visto le avevano impedito di raggiungere gli Usa.
Capo Verde è stato infatti inserito dal governo statunitense in una lista di Paesi i cui cittadini devono versare una cauzione rimborsabile di 15.000 dollari, oltre al costo del visto. Il mese scorso l’amministrazione Trump ha eliminato quel requisito per i possessori di biglietti per i Mondiali, ma a quel punto i prezzi proibitivi avevano già impedito il viaggio alla signora Ana Candida Evora. Due giorni fa però il leader dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Hakeem Jeffries, ha dichiarato al Guardian che le spese per il documento sono state annullate e che la mamma del portiere potrà assistere al match. «Sono molto felice — ha detto la signora —. Sta succedendo tutto così in fretta, ma sono molto contenta. Andrò a vedere mio figlio giocare ai Mondiali, se Dio vuole». Chissà la gioia del portiere, che pur avendo già quarant’anni e non essendo più quindi un ragazzino aveva confessato in lacrime dopo l’impresa contro la Spagna il proprio dispiacere per l’assenza della mamma. «Ho pianto perché sono cresciuto con i miei nonni» ha spiegato poi il numero uno, che grazie alla super prestazione sul campo contro i campioni della Roja è diventato un idolo sul web passando da 50mila a 15 milioni di follower soltanto sul profilo Instagram. Da sconosciuto a star dei social, in 90 minuti. «Una cosa pazzesca, peraltro io su internet non ci vado neanche molto».
Classe 1986, Josimar José Évora Dias al secolo Vozinha che significa «Nonnina» è diventato il giocatore più anziano a disputare la prima partita di Coppa del Mondo. Già questo è un record. Ha giocato a casa sua e poi in Angola, Moldavia, Cipro, Slovacchia e Portogallo dove sta tuttora, al Chaves, in serie B, col contratto in scadenza fra dieci giorni, il 30 giugno. Valore di mercato, prima del Mondiale, solo 50mila euro. La vetrina globale potrebbe offrirgli anche un nuovo contratto, magari più ad alto livello, più ricco, anche se l’età è già piuttosto avanzata. Molto dipenderà dalle prestazioni delle prossime due partite del girone, oggi contro l’Uruguay e poi l’ultima contro l’Arabia Saudita. Di fronte, stasera nell’afa della Florida, troverà di fronte un altro personaggio cult di questo Mondiale, non un calciatore ma un commissario tecnico, Marcelo Bielsa detto El Loco, il Matto, anche se è forse il più lucido di tutti. La sua foto ufficiale per la Fifa ha alzato un polverone: si vede lui con gli occhi volutamente bassi, anziché fissare l’obiettivo. «Non sono un modello» ha spiegato. In realtà è una sottile forma di protesta contro un torneo che non gli piace. Ribelli e sognatori: il Mondiale è anche questo, soprattutto questo.
L'ultima partita della giornata è quella tra Nuova Zelanda ed Egitto. Tra le file dei neozelandesi continua a far scalpore la storia del difensore Tim Payne, che ha avuto ulteriori sviluppi. Payne, diventato famoso sui social dopo essere stato segnalato da un influencer argentino prima dei Mondiali, ha confermato che giocherà per il Club Olimpia in Paraguay. Il numero di follower di Payne su Instagram infatti è schizzato da 4.700 a 5,8 milioni dopo che l’influencer «El Scarso» lo ha indicato come il calciatore dei Mondiali con il minor numero di follower sui social media. La fama improvvisa ha fatto sì che club in Argentina, Paraguay, Uruguay e Messico mostrassero interesse a ingaggiare Payne. Venerdì ha confermato di aver firmato un contratto di un anno con il Club Olimpia.
21 giu 2026 | 07:50