Economia

Messina e Cimbri, la vera storia di un’alleanza che arriva (e andrà) lontano: i destini incrociati di Intesa e Unipol

Messina e Cimbri, la vera storia di un’alleanza che arriva (e andrà) lontano: i destini incrociati di Intesa e Unipol

In comune hanno il nome, Carlo, e un interesse: stabilizzare la struttura finanziaria del Paese. Messina e Cimbri, il primo amministratore delegato della banca Intesa Sanpaolo, il secondo presidente senza apparenti deleghe dell’assicurazione Unipol (nonché consigliere di amministrazione della società che edita questo giornale), sono i designer del nuovo prospettato assetto della finanza italiana.
Una mossa attesa, quella annunciata il 7 giugno. Tutti i movimenti nel settore degli ultimi due anni avevano portato a una geografia nuova e potenzialmente instabile. La generosa offerta di Intesa Sanpaolo su Mps (+12,5% la valorizzazione al concambio delle azioni + un euro cash per ogni titolo apportato all’offerta) sembra aver messo tutti d’accordo, rendendo liquide posizioni che rischiavano di non esserlo e regalando al Paese il secondo campione nazionale di dimensioni europee, questo con profonde radici nella realtà nazionale, visto che se l’operazione andrà in porto, verranno blindate anche le Assicurazioni Generali, una delle casseforti del risparmio italiano.

L’operazione nasce a inizio anno. Una spinta forse decisiva all’azione viene a manifestarsi in quei giorni turbolenti in cui a Siena sembra accadere di tutto. Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte dei Paschi, dopo aver salvato la banca più antica del mondo, viene defenestrato dal suo medesimo cda, che lo esclude dalla lista dei candidati al rinnovo delle cariche. L’appuntamento è per il 15 aprile. Lovaglio sbalzato da cavallo ne trova subito un altro: Pier Luigi Tortora allestisce una lista che propone Lovaglio amministratore delegato e che incontra al momento del voto il favore sia della Delfin degli eredi di Leonardo Del Vecchio, che del Banco Bpm. Voti importanti, che sovvertono il pronostico e riportano Lovaglio in vetta al Monte, a dispetto dell’altro grande azionista Francesco Gaetano Caltagirone. Ma la situazione resta bollente e fortemente litigiosa. Il ché non assicura stabilità al sistema, anche perché con la fusione della controllata Mediobanca (86%), a Siena confluisce anche il maggior pacchetto azionario delle Generali. È questo il momento di svolta. Quello in cui il pensiero di Messina collima con quello di Cimbri.

Messina teme l’instabilità, vede dei rischi per il Leone di Trieste, a cui lui stesso aveva provato ad avvicinarsi ancora nove anni fa. Cimbri è il partner ideale, come già accadde nel 2020, quando Intesa si lanciò alla conquista di Ubi e diede alla Bper, di cui Unipol era ed è primo azionista, un rilevante pacchetto di sportelli che sarebbero risultati in eccesso una volta esaminati dall’Antitrust. Lo schema, almeno per la prima parte, è il medesimo, firmato ieri come oggi da Francesco Canzonieri. Solo che all’epoca Ubi cercò di resistere fino all’ultimo, mentre oggi l’offerta di Intesa non sembra trovare ostacoli.
La «lettera d’amore» scritta da Banco Bpm al Monte dei Paschi poche ore prima dell’annuncio di Messina non contiene un numero a cui aggrapparsi,
mentre evidenzia un’incongruenza: il merger of equals prospettato vedeva in quel momento i due soggetti su piani differenti, uno valeva in Borsa 20 miliardi, l’altro 27. Ed era il più piccolo dei due a lanciare la proposta.

Se l’offerta di Intesa ha il grande merito di mettere tutti potenzialmente d’accordo, anche Caltagirone, la Delfin e il Mef, c’è un aspetto tecnico importante che ne aumenta il valore strategico: il timing. In questo momento il Banco Bpm non ha i mezzi per rispondere all’offerta di Intesa. Solo Unicredit, in Italia, potrebbe muoversi. Ma, appunto, il timing gioca contro. Unicredit è infatti impegnata nella fase finale dell’offerta pubblica di scambio sulla tedesca Commerzbank, un’acquisizione da potenziali 40 miliardi di euro che porterebbero la banca italiana sul secondo gradino delle banche più capitalizzate d’Europa.
Andrea Orcel, l’amministratore delegato di Unicredit, giocherebbe anche su tre tavoli contemporaneamente, fosse per lui, non su due, ma l’offerta di Intesa è così alta che al manager risulterebbe complesso giustificare ai propri azionisti un prezzo da pagare tanto alto quando, meno di quattro anni fa, ha rifiutato di acquisire dal Mef il Monte dei Paschi, con quasi 7 miliardi di benefici fiscali annessi, a un prezzo molto inferiore. Potrebbe, questo sì, correre per il Banco Bpm, ma anche in questo caso, la storia gioca contro, visto come sono andate le trattative nel 2025.

Restano un dubbio e tre personaggi da affiancare a Messina e Cimbri, che sono con pesi diversi i grandi vincitori di questo round tanto importante per la finanza italiana: Luigi Lovaglio, Stefano Lucchini e Matteo Laterza.
Il dubbio: negli ultimi anni ci siamo sempre detti che Intesa non poteva crescere sul territorio italiano per vincoli di Antitrust. Ora acquisisce 621 nuovi sportelli e ben più della metà delle masse di impieghi e raccolta oggi in capo a Mps. Ci sbagliavamo prima, qualcosa è cambiato o deve ancora essere definito l’intero piano delle cessioni?
I personaggi: Lovaglio, forse è vero che non può rappresentare il futuro del Monte, ma è certo che ne rappresenta il presente. Quattro anni fa, in Italia, nessuno era disposto a pagare 2 miliardi per Mps. Oggi se il gruppo ne vale più di 31 il merito è soprattutto suo. Lucchini è l’uomo delle relazioni profonde del gruppo Intesa Sanpaolo. La contemporanea presenza a Roma sua e di Messina, nella capitale da gennaio almeno quattro giorni alla settimana, è il segnale di un consenso costruito con pazienza e visione d’assieme. Laterza è il meno conosciuto, amministratore delegato di Unipol, è manager di rara disciplina e perseveranza. Traduce in numeri il pensiero di Cimbri e applica con severità le regole, anzitutto con sé stesso: a una recente inaugurazione serale, ha salutato tutti poco dopo le 21: si alza ogni mattina alle 5 e va a correre al parco. Chissà dove vuole arrivare con Unipol.

15 giu 2026 | 15:57

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