Su la testa. Con i big è tutta un’altra storia, tutto un altro Diavolo. C’è ancora molto lavoro da fare, ma dopo l’euroflop col Benfica serviva una reazione ed è arrivata. Si rivedono i titolari e il Milan, non per caso, si sbarazza in scioltezza di un Lecce troppo timido, risalendo la classifica fino al quinto posto a quota 11 punti, a -2 dalla vetta. Era dal 2022 che non restava imbattuto nelle prime 5 partite. Senza l’1-1 di Gatti al 92’ in casa della Juventus sarebbe in testa insieme a Roma, Inter e Lazio.
Amorim, forse, ha imparato la lezione: proprio perché la squadra è ancora in cerca di identità, non è il momento di eccedere con gli esperimenti. A segno sono andati due top player Pulisic e Rabiot, un gol per tempo, prima del tris firmato dal solito Moreira, ormai uno degli idoli di San Siro. Come Modric, rimesso nel cuore del gioco dopo una partita e mezza in panchina: anche questa, una scelta azzeccata. Brilla la difesa: non prendere gol è sempre una buona notizia, sarà sollevato Capello. La nota negativa rappresenta semmai l’ennesima prestazione senza segnare di Gonçalo Ramos, bomber da 74 milioni che fa tutto bene tranne il gol. Corre, rientra, difende, fa sponda, aiuta, ma è sempre troppo lontano dalla porta: uno dei molti meccanismi da rivedere. «Bella vittoria, abbiamo controllato la gara, ma serve equilibrio» ammette Amorim.
Alla vigilia, in conferenza stampa, aveva chiesto ai giornalisti di fare la formazione: tutti avevano messo Moreira titolare, che però alla fine è partito dalla panchina. Una scelta forte. Ma per il resto, dopo i troppi esperimenti che hanno compromesso il debutto in coppa, stavolta in campo ci sono subito i big: Pulisic, Rabiot, Gila, Modric. La gestione del campione croato non è semplice, a quarantuno anni vanno dosate le energie, questo è evidente, ma rinunciare alla sua esperienza è un rischio. Infatti è dominante, là in mezzo.
Il Lecce non batte il Milan da vent’anni, 2006: va male anche stavolta. San Siro è vestito a festa per il compleanno: a soffiare sulle cento candeline sono in 73mila, fra loro anche Cardinale, assente contro il Benfica e tornato in tutta fretta dagli Usa per restare vicino alla squadra nel primo crocevia della stagione. In settimana ha confermato la fiducia ad Amorim, ma si aspetta una svolta. La giocata d’alta scuola di Pulisic incanala la serata: l’americano non segnava da 266 giorni. Gran gol: stop a volo e tiro. Si spezza così la maledizione dei primi tempi senza rete. Il piano tattico di Di Francesco è chiaro: pressing alto, ma funziona per poco. Ramos corre e si applica, ma non incide. Anche perché i suoi compagni non lo vedono mai: non il massimo, per un centravanti. Tenta anche una rovesciata, non prende il pallone. Si nota anche qualche esperimento tattico, la linea difensiva diventa a quattro, infatti dietro si subisce meno: vedremo se l’esperimento si ripeterà.
Nell’ultima mezz’ora arrivano gli altri due gol, con Rabiot e il neoentrato Moreira, al terzo centro col Milan, osannato dai tifosi: le sue trecce al vento hanno già sostituito quelle di Leao. Dai fischi agli applausi, il Diavolo torna a sorridere nella migliore serata della sua stagione. La sosta sarà più serena. Poi si vedrà.
20 settembre 2026, 22:39 - Aggiornata il 20 settembre 2026 , 23:18