Economia

Mps, le mosse di Lovaglio per resistere e Intesa avanza (con l’Opas a premio)

Mps, le mosse di Lovaglio per resistere e Intesa avanza (con l’Opas a premio)

Nuova settimana di conti per i protagonisti del risiko bancario, da cui il mercato si aspetta aggiornamenti sulle rispettive strategie. Mercoledì apriranno le danze Bper Banca e Banco Bpm, il giorno dopo Mediobanca e venerdì spetterà a Unipol e Mps.

Le semestrali arrivano dopo una settimana turbolenta in cui è naufragato il tentativo di «fusione tra pari» sull’asse Rocca Salimbeni-Piazza Meda. Monte Paschi continua a opporre resistenza all’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo e che ieri — sulla scia degli acquisti in Borsa — è tornata a premio valorizzando Mps 11,7136 euro contro gli 11,576 della chiusura di ieri del titolo dell’istituto senese.

Il ceo di Mps Luigi Lovaglio è al lavoro per studiare una nuova contromossa e le ipotesi sul tavolo sono tante, ma se ne sta verificando la fattibilità, legata anche al reperimento di risorse. Difficile tuttavia che prenda corpo un’operazione di aggregazione tra il Monte e Banco Bpm, anche attraverso una ipotetica Ops che — secondo quanto aveva ricostruito il Financial Times — potrebbe vedere Siena nel ruolo di lanciatore. Mps è imbrigliata dalla passivity rule per effetto dell’Opas di Intesa Sanpaolo e Lovaglio dovrebbe andare in assemblea straordinaria per convincere della sua eventuale mossa un’azionariato frastagliato e dalla visione non sempre concorde. E dove il Banco, in quanto parte in causa, dovrebbe sterilizzare il suo 3,7%. Mentre i rumors vorrebbero Caltagirone (10,2%) più propenso a valutare la proposta di Carlo Messina. Ma soprattutto, come convincere la minoranza di blocco del Crédit Agricole che, con il suo 29,3% nell’ex popolare milanese, venerdì scorso ha messo in chiaro che per qualsiasi operazione si dovrà passare da Parigi? Soprattutto dopo che l’ad Olivier Gavalda ha ammesso di non vedere valore in queste nozze mentre la sua vicedg Clotilde L’Angevin ha detto apertamente di preferire un’aggregazione tra Banco e Crédit Agricole Italia.

La strada di Intesa Sanpaolo sembrerebbe dunque in discesa anche se si aspettano ancora le risposte delle varie authority, la più dirimente quella dell’Antitrust che dovrà pronunciarsi su sportelli (625 quelli in arrivo da Monte Paschi), assicurazioni e risparmio (il 13,2% di Generali in dote da Mediobanca). A proposito di filiali, tra la voci circolate c’è anche chi ha rilanciato quella di uno scambio tra Unicredit e Intesa Sanpaolo della quota nel Leone e di sportelli in eventuale eccesso secondo le valutazioni in corso da parte dell’Antitrust. Una ipotesi che fonti finanziarie vicine all’operazione descrivono come del tutto infondata.

Ieri — dopo le ipotesi del Financial Times e il reportage da Siena del New York Times — un altro giornale straniero ha posato lo sguardo sul riassetto bancario italiano. «L’acquisizione di Mps renderebbe Intesa Sanpaolo la seconda banca per capitalizzazione di mercato nell’Eurozona, dopo la spagnola Banco Santander. Intesa è la banca numero uno in Italia, ma è meno orientata a livello internazionale. Per Unicredit, l’attività internazionale è destinata ad assumere maggiore importanza, soprattutto in seguito all’integrazione di Commerzbank», scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung . E sempre ieri Anima – che ha chiuso il semestre con un utile netto di 158,6 milioni (+3%) – ha espresso le sue considerazioni sul risiko. «Disponiamo di un accordo di distribuzione con scadenza nel 2030» con Mps, ha spiegato l’ad Saverio Perissinotto. «Indipendentemente dal successo dall’esito dell’Opa di Intesa difenderemo gli interessi di Anima e dei nostri stakeholder», affrontando il negoziato sul «futuro della nostra relazione strategica con Monte dei Paschi». 

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