Primo sì del Senato alla riforma delle professioni. Ieri il via libera dell’Aula di Palazzo Madama con 81 sì e 50 astenuti (delle opposizioni), nessun no. Si tratta del disegno di legge delega per il riordino degli statuti professionali approvato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre 2025 che ora dovrà passare all’esame della Camera.
Il ddl professioni è uno dei quattro testi con cui il governo intende ammodernare il comparto ordinistico e si occupa in particolare di 15 categorie di professionisti - agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, consulenti in proprietà industriale, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali e tecnologi alimentari. Il governo dovrà fissare regole su tirocini, compensi, accesso alla professione, formazione e governance degli ordini.
Ma per la prima volta nei codici deontologici entrerà anche l’intelligenza artificiale. Bisognerà garantire infatti con norme ad hoc che la prestazione sia frutto di una competenza specifica e non derivata dall’impiego delle nuove soluzioni tecnologiche. Per quanto riguarda il tirocinio, viene prevista una completa riorganizzazione con nuove garanzie economiche e contrattuali per i praticanti cui il professionista o lo studio dovrà obbligatoriamente corrispondere un rimborso spese, un’indennità o un compenso per l’attività prestata, dopo la stipula di un contratto. Sull’equo compenso, il testo stabilisce che si possa pattuire una somma con il cliente per l’incarico da svolgere ma proporzionata alla quantità e alla qualità del servizio prestato.
«È una grossa opportunità che guarda al futuro delle professioni - ha detto la ministra del Lavoro Marina Calderone -, soprattutto in questo momento, con le grandi mutazioni legate a tanti fattori, tra cui l’impatto dell’intelligenza artificiale». Per l’Italia, ha aggiunto, «le professioni sono garanzia di efficienza, qualità, tutela, sostegno, professionalità ». E nonostante l’astensione delle opposizioni, «non c’è un giudizio negativo da parte di nessuno, per noi vuol dire che i principi di riforma sono condivisi». Sull’astensione, il Pd ha riconosciuto che «questo provvedimento offre delle risposte alle profonde trasformazioni del mondo delle professioni», ma «ci sono ancora dei nodi da sciogliere», ha detto il dem Alfredo Bazoli.
Gli altri testi sulla riforma delle professioni riguardano gli avvocati, approvata definitivamente a Palazzo Madama il 22 luglio, e quelle dei commercialisti e dei profili sanitari che non sono ancora arrivate nell’Aula di Montecitorio dove sono attese alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, a settembre.
4 ago 2026 | 07:38