Il cda di Monte Paschi ha aggiunto ieri al calendario dei lavori dell’assemblea del 29 ottobre anche la fusione per incorporazione di Mediobanca oltre all’acquisizione del suo 13,2% di Generali, alla nomina dei consiglieri cooptati Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro e alle votazioni per le Ops su Banco Bpm e Banca Generali.
La riunione del board è andata avanti per nove ore con gli advisor che hanno illustrato tutti i punti tecnici salienti delle due operazioni studiate dall’ad per opporsi all’Opas da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo. All’attenzione dei consiglieri è stato portato anche l’iter delle autorizzazioni necessarie a dare il via libera alle due offerte. Anche questa volta però non sarebbero mancate contrapposizioni all’interno del board, in cui convivono punti di vista agli antipodi. Con una parte del consiglio che continuerebbe a lamentare una comunicazione non trasparente da parte dell’ad. Il board ha deliberato quindi a maggioranza, per la parte ordinaria dell’assise, l’approvazione dell’acquisizione della totalità delle azioni Generali detenute dalla controllata all’86,3% Mediobanca. Questo servirà a Mps ad avere mano libera sul 13,2% della compagnia assicurativa, dato che la strategia di Lovaglio prevede di distribuire una cedola straordinaria in titoli Generali per invogliare gli azionisti ad aderire alle sue offerte: 3 miliardi di euro in titoli Generali, equivalenti a circa il 4,5% del Leone.
Per la parte straordinaria, invece, è stata integrata l’approvazione al progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps e della scissione parziale di Mediobanca Premier in funzione di Widiba. Piazzetta Cuccia dopo 70 anni uscirà dalla Borsa. Infine sono stati aggiunti i punti relativi all’ok all’Ops su Banco Bpm e Banca Generali con annessi aumenti di capitale a servizio. Il prossimo cda — che vedrà la minoranza rinforzata da Caltagirone e Brancadoro — si terrà nei primi quindici giorni di ottobre.
Ora al ceo di Monte Paschi non resta che convincere i proxy advisor e strappare in assemblea il voto dei soci istituzionali come Blackrock, Vanguard e Norges, che, da azionisti di Intesa Sanpaolo, si sono già espressi a favore dell’ offerta su Rocca Salimbeni. Dalla sua il banchiere avrebbe Plt Holding e l’imprenditore Giorgio Girondi (3-4%) mentre Caltagirone (10,2%), critico sull’operato di Lovaglio, dovrebbe decidere a ridosso del 29 ottobre e così farebbe Delfin (17,5%); astensione invece per Banco Bpm (3,7%) in quanto parte correlata. Il Tesoro (4,8%) non parteciperà, ha fatto sapere l’altro ieri il ministro Giancarlo Giorgetti. Lovaglio, che ha incontrato a New York e Londra gli investitori, ha affermato che l’assemblea non deve essere considerata un «referendum». Qualcuno però è certo che l’ad abbia in serbo nuove carte per persuadere i soci Mps a seguirlo lontano da Intesa.