Trovare una casa è diventato uno dei problemi più difficili da risolvere nelle grandi città italiane. Non soltanto per gli studenti universitari, ma anche per insegnanti, infermieri, agenti di polizia e giovani lavoratori che spesso si trovano schiacciati tra canoni sempre più elevati e un'offerta insufficiente. Con il via libera del 22 giugno da parte della Camera al decreto Piano Casa, ormai avviato verso l'approvazione definitiva del Senato, il governo prova a intervenire su più fronti: recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, nuovi affitti a canone calmierato, sostegni ai fuori sede e maggiori garanzie per alcune categorie fragili. Ecco le principali novità.
Una delle modifiche più rilevanti introdotte durante l'esame parlamentare riguarda gli alloggi a canone calmierato. L'accesso viene esteso anche ai dipendenti pubblici impegnati nei servizi essenziali: insegnanti, personale sanitario e appartenenti alle forze dell'ordine. Il testo amplia inoltre la platea ai lavoratori fuori sede, pubblici e privati, che si trasferiscono per esigenze professionali nelle aree caratterizzate da maggiore tensione abitativa.
L'obiettivo è favorire la permanenza di lavoratori che, soprattutto nelle grandi città, faticano a trovare una sistemazione abitativa compatibile con il proprio reddito. La misura si inserisce nel più ampio progetto di incremento dell'offerta di edilizia convenzionata, che rappresenta uno dei cardini del decreto.
Il Piano Casa rifinanzia inoltre con 8,5 milioni di euro per il 2026 il fondo destinato agli studenti universitari fuori sede. Potranno beneficiarne gli iscritti agli atenei statali appartenenti a nuclei familiari con Isee non superiore a 20 mila euro e che non ricevono altri contributi pubblici per l'alloggio. Il fondo era stato istituito nel 2021 e viene ora alimentato con nuove risorse.
L'intervento arriva in una fase in cui la pressione sul mercato degli affitti continua a restare elevata. Secondo gli ultimi dati di Tecnocasa, la domanda da parte degli studenti è in crescita e rappresenta ormai oltre il 14% dei contratti di locazione stipulati nelle principali città universitarie, mentre l'offerta continua a essere insufficiente. Nello stesso periodo i canoni hanno continuato a salire, seppure a un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti.
Tra le novità approvate durante il passaggio parlamentare c'è anche l'ampliamento delle categorie che possono accedere alle condizioni rafforzate del Fondo di garanzia per la prima casa.
Entrano infatti le persone con disabilità permanente e i nuclei familiari che convivono da almeno due anni con un familiare disabile. Per queste categorie la garanzia pubblica potrà arrivare fino all'80% della quota capitale del mutuo. Contestualmente vengono incrementate le risorse del fondo di 6 milioni di euro nel 2026 e di 8 milioni nel 2027.
Il cuore del Piano Casa resta comunque il recupero del patrimonio pubblico esistente. L'obiettivo indicato dal governo è riportare sul mercato circa 60 mila alloggi pubblici oggi inutilizzati, degradati o inagibili attraverso un programma straordinario di recupero e manutenzione. Il governo punta a rimettere in circolo migliaia di alloggi oggi inutilizzati o inagibili attraverso un programma straordinario di manutenzione e riqualificazione.
Nel testo approvato dalla Camera viene rafforzato il ruolo dei Comuni, che potranno diventare destinatari diretti delle risorse per il recupero degli immobili. Una parte importante dei finanziamenti coinvolge anche i fondi destinati alla rigenerazione urbana.
A coordinare la ricognizione degli immobili pubblici sarà il commissario straordinario Felice Squitieri, nominato dal governo fino al 31 dicembre 2027, con il compito di censire il patrimonio disponibile e predisporre il programma degli interventi.
Tra le correzioni più significative apportate al testo c'è la cancellazione della corsia preferenziale inizialmente prevista per gli investitori stranieri.
Le procedure accelerate e le semplificazioni amministrative non saranno più riservate ai fondi provenienti dall'estero. Resta però il requisito dimensionale: potranno accedere al percorso semplificato soltanto gli interventi di valore superiore a un miliardo di euro. Si tratta di una modifica che punta a evitare disparità di trattamento tra investitori italiani e stranieri, anche se continua a lasciare fuori gran parte delle operazioni immobiliari di dimensioni medio-piccole.
Le operazioni di edilizia convenzionata potranno inoltre essere integrate con attività commerciali, servizi e strutture ricettive. La quota minima del 70% di edilizia convenzionata richiesta per ottenere le agevolazioni del decreto verrà infatti calcolata esclusivamente sulla componente residenziale. In pratica, negozi, uffici e alberghi non entreranno nel conteggio, rendendo più semplice costruire progetti urbani misti e potenzialmente più sostenibili dal punto di vista economico.
Resta invece per il momento congelata l'operazione che avrebbe dovuto trasferire circa un miliardo di euro derivante dalla rimodulazione di risorse Pnrr al Fondo nazionale per l'abitare. L'emendamento è stato ritirato durante l'esame parlamentare, ma il Ministero delle Infrastrutture ha fatto sapere che è già stata individuata una soluzione normativa per recuperare successivamente le risorse e destinarle comunque al Piano Casa.
La sfida, adesso, sarà trasformare le norme in abitazioni realmente disponibili. Perché il problema non è soltanto il costo delle case, ma anche la loro crescente scarsità nelle città dove si studia e si lavora.
23 giu 2026 | 09:00