Con il debutto di SpaceX sul Nasdaq si apre un nuovo capitolo per Wall Street e per l’industria spaziale privata. Alla fine della prima giornata di contrattazioni, il titolo dell’azienda spaziale ha chiuso in rialzo del 19% rispetto al prezzo di collocamento, superando i 2 mila miliardi di dollari di capitalizzazione e trasformando il suo fondatore nel primo trilionario della storia sulla carta. Un debutto che riscrive contemporaneamente due record: quello della più grande Ipo mai realizzata e quello della più alta ricchezza personale mai raggiunta.
La società spaziale fondata nel 2002 ha raccolto 75 miliardi di dollari vendendo oltre 555 milioni di azioni al prezzo di 135 dollari ciascuna. All’apertura degli scambi il titolo è salito a 150 dollari, per poi toccare un massimo intraday di 176,52 dollari, in rialzo di oltre il 30%. La chiusura a 161,11 dollari ha consegnato a SpaceX una valutazione superiore ai 2.100 miliardi di dollari, collocandola immediatamente tra i maggiori gruppi quotati degli Stati Uniti.
Gli ordini hanno superato di oltre tre volte l’offerta disponibile, con una forte partecipazione sia dei grandi investitori istituzionali sia del pubblico retail. I 75 miliardi raccolti superano ampiamente il precedente primato detenuto dall’Ipo di Saudi Aramco nel 2019.
Da Starbase, in Texas, Musk ha partecipato simbolicamente all’avvio delle contrattazioni. «È difficile credere che una piccola azienda sia arrivata a realizzare la più grande Ipo della storia», ha dichiarato. La corsa del titolo riflette la fiducia degli investitori nella visione del miliardario sudafricano-americano. SpaceX punta a finanziare l’espansione della rete satellitare Starlink, nuovi progetti di infrastrutture spaziali e l’obiettivo più ambizioso di tutti: costruire una presenza umana permanente su Marte.
Per Musk l’equazione è semplice: la sua quota in SpaceX vale oltre 766 miliardi; sommata ai circa 280 miliardi della partecipazione in Tesla, porta il patrimonio netto totale a oltre 1.050 miliardi di dollari, secondo Forbes.
Ma la vera scommessa non è finanziaria: è cosmica. Musk ha convinto fondi sovrani del Golfo e 70 miliardi di ordini retail — un terzo del totale — che Marte non è fantascienza ma un piano industriale. La domanda complessiva ha sfiorato 350 miliardi, quattro volte l’offerta.
La quotazione renderà milionari oltre 4.400 tra attuali ed ex dipendenti, 400 dei quali vedranno le proprie partecipazioni valere più di 100 milioni. L’Ipo apre ora la strada alle quotazioni di Anthropic e OpenAI entro fine anno. A dispetto della governance opaca, che rende inamovibile Musk, e del fatto che SpaceX ha perso 4,9 miliardi nel 2025 e 4,3 nei primi tre mesi del 2026. Solo Starlink genera utili. Ma sul Nasdaq, quasi nessuno guardava i bilanci. Gli investitori compravano una promessa: che la prossima frontiera dell’economia non sia sulla Terra, ma nello spazio.
12 giugno 2026, 22:45 - Aggiornata il 12 giugno 2026 , 22:59