«Non sono negativo a priori sull’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps perché ci sono temi legati alla stabilità degli assetti della banca e del sistema Paese che possono essere positivi. Anche se non posso ancora fornire valutazioni consapevoli. Però non ho pregiudizi. È una proposta italiana e quindi è da prendere in considerazione. Anche se così si perde una delle più antiche banche del mondo». Pierluigi Tortora, imprenditore nel settore dell’energia, è azionista con l’1,2% del Monte. Con la sua lista Plt holding ha riportato il ceo Luigi Lovaglio al timone dell’istituto all’assemblea del 15 aprile.
Vi aspettavate la mossa di Intesa Sanpaolo?
«No, io no, però non mi stupisce che si sia fatta avanti una banca così importante per il Paese, anche se fin qui aveva sempre sostenuto di non voler entrare nel risiko. D’altronde è da mesi che il settore è in fermento, che si parla di nuovo polo».
Una prima opinione?
«Mancano ancora elementi, è troppo presto. Bisognerà per esempio capire come si arriva ai 2,9 miliardi di sinergie stimate da Intesa Sanpaolo, come si intende procedere sui costi. Nei giorni scorsi è stata riconosciuto un valore del Monte: è come un’opzione put sullo stesso grande valore creato da Lovaglio. Che il premio sia congruo o basso lo vedremo più avanti. Forse si può migliorare perché Mps è una banca il cui titolo nel contesto europeo è sottovalutato».
Consegnerà le azioni?
«Non ho assolutamente deciso, c’è tempo fino all’assemblea di settembre. Il punto di vista di un azionista come me che investe con la sua famiglia è di tenere in sicurezza i suoi titoli, renderli meno volatili. Una banca che capitalizzerà, post Opas, quasi quattro volte il Monte può in effetti fornire stabilità. Aspettiamo anche l’opinione degli advisor. Lo abbiamo visto anche nel momento del rinnovo del board del Monte: i proxy advisor si erano espressi in modo contraddittorio rispetto alle analisi fatte».
Vedrebbe con favore un progetto alternativo?
«Bisogna ricordare che Mps è in passivity rule, può cioè muoversi solo con il consenso di un’assemblea straordinaria. Poi, un’alternativa più ricca può portarsi dietro rischi più grandi».
Vede altre incertezze?
«La quota del 13,2% in Generali è uno degli aspetti più sensibili dal punto di vista finanziario. Occorrerà capire quali sono i progetti su un asset di così grande valore».
Pensa che Mps possa fare una contromossa?
«Solo se trova una soluzione che crea almeno altrettanto valore per gli azionisti. Ho una grande soddisfazione nel vedere cosa ha fatto Lovaglio che ha portato il Monte da 2 a 30 miliardi di capitalizzazione».
Come valuta la proposta di Banco Bpm?
«È un’ottima banca ma non so sul fronte dei valori può contrastare l’offerta di Intesa, tenuto anche conto della presenza nel capitale dei francesi di Crédit Agricole. Però anche l’operazione su Mediobanca sembrava velleitaria e invece Mps l’ha fatta».
Secondo lei Banco Bpm e il Monte si stanno parlando?
«Immagino che tutti i banchieri italiani si stiano parlando in questo momento».
Non era il caso di blindare prima l’azionariato del Monte e poi trovare una governance condivisa?
«C’è una lista che ha avuto la maggioranza in assemblea e il consiglio è il riflesso di quei risultati. La contrapposizione in cda ci può sempre essere all’inizio. Ma superate le ambiguità, i sospetti e le schermaglie, nell’ambito di un risultato assembleare chiaro, bisogna che tutti i consiglieri siano indipendenti per sostenere i piani e proteggere la banca. Certo, poi spetta al ceo trovare il consenso. Si parla molto di spaccatura ma a febbraio erano tutti d’accordo sul piano».
Mps farà la fusione con Mediobanca?
«Per forza, è stata deliberata e approvata dalla Bce. E’ una responsabilità portarla avanti».
Ha parlato con Lovaglio?
«No».
Pensa che potrebbe avere un ruolo nel progetto Intesa-Unipol?
«Per capacità dico di sì ma in un ruolo ridimensionato non lo vedo. Però è chiaro che se venisse escluso non si utilizzerebbe una risorsa del Paese».
12 giu 2026 | 08:07