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Tumore al seno, meno ricadute con dieta mediterranea, camminata di 30 minuti e vitamina D

Tumore al seno, meno ricadute con dieta mediterranea, camminata di 30 minuti e vitamina D

(dell'inviata Manuela Correra) Gli stili di vita si confermano sempre più decisamente dei fattori cruciali nella lotta al cancro. L'ultima dimostrazione arriva da uno studio a guida italiana, coordinato dall'Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli, presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco): ha dimostrato che un regime giornaliero basato sull'adozione di una dieta mediterranea a basso indice glicemico, camminata veloce quotidiana di 30 minuti e integrazione orale di vitamina D ha portato a minori recidive nelle donne con tumore al seno ormono-positivo - la forma più diffusa che solo in Italia registra oltre 40mila nuovi casi ogni anno - oltre a perdita di peso e riduzione della prevalenza della sindrome metabolica.
    La percentuale di recidiva (o ricaduta) a 10 anni per questo tipo di tumore in stadio precoce è scesa oggi in Italia a circa l'11,7% grazie alle terapie adiuvanti (dopo l'intervento chirurgico), tuttavia il rischio varia tra il 10% e il 50% negli stadi più avanzati. Una dieta di scarsa qualità e l'inattività fisica sono due fattori modificabili dello stile di vita che, insieme alla carenza di vitamina D, sono stati associati a esiti sfavorevoli del tumore al seno e alla salute cardiometabolica.
    In questo studio di fase III, circa 500 donne tra 30 e 74 anni sono state arruolate entro 12 mesi dalla diagnosi di tumore al seno (stadi I-III) in 7 centri oncologici in Italia. Le partecipanti sono state quindi indirizzate a uno dei due trattamenti previsti sullo stile di vita della durata di 33 mesi: 'controllo positivo' che consisteva in consigli standard su una dieta mediterranea ed evitare comportamenti sedentari e 'intervento' che consisteva in consigli ad alta intensità su una dieta mediterranea a basso indice glicemico e 30 minuti aggiuntivi di camminata veloce al giorno. La vitamina D3 orale è stata somministrata per tutta la durata dello studio. I ricercatori hanno quindi osservato che le donne che hanno aderito maggiormente al programma 'intervento' (41%) hanno mostrato un rischio di recidiva del carcinoma mammario inferiore del 76% e la perdita di peso di 3 kg, pari a una riduzione del 4,2% del peso corporeo iniziale, è risultata significativamente maggiore in questo gruppo rispetto a 1,7 kg o 2,4% nel gruppo di controllo. La presenza di sindrome metabolica - ovvero un insieme di fattori di rischio e alterazioni (ipertensione, obesità viscerale, glicemia alta e colesterolo alterato) che aumentano significativamente la probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari - è diminuita del 65% nel gruppo 'intervento' e del 34% nel gruppo di controllo. Inoltre, la probabilità di remissione della sindrome metabolica è risultata 2,5 volte superiore nel gruppo 'intervento'.
    Il focus dell'oncologia mondiale si sta dunque concentrando sempre di più anche sugli stili di vita e sono infatti numerosi gli studi di fase III in questo ambito presentati all'ASCO. Già noto, spiega la presidente del programma scientifico di ASCO 2026 e docente di Medicina clinica all'Università della California, Jo Chien, "è lo studio Challenge, che ha dimostrato come l'intervento di esercizio fisico strutturato migliori la sopravvivenza nei pazienti con tumore del colon-retto. Ora c'è questo nuovo studio italiano sul tumore al seno: è davvero interessante perché, pur non supportando alcun intervento specifico, suggerisce che la modifica dello stile di vita può portare a migliori risultati nella lotta contro il cancro, e questo potrebbe essere mediato dalla perdita di peso e da fattori metabolici. Cruciale è l'esercizio fisico e l'associazione che stiamo osservando negli studi tra perdita di peso e risultati migliori. Quindi il consiglio ai pazienti è di inserire queste modifiche nello stile di vita".
    Questo studio "è la dimostrazione che lo stile di vita non è un complemento accessorio della cura oncologica, ma una sua parte integrante", sottolinea Michelino De Laurentiis, direttore del dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell'Istituto dei tumori di Napoli e autore senior del lavoro.
    

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