Economia

Unicredit, i tre dossier di Orcel: dopo Commerzbank ci sono le Assicurazioni Generali e il Banco Bpm

Unicredit, i tre dossier di Orcel: dopo Commerzbank ci sono le Assicurazioni Generali e il Banco Bpm

Senza pausa. Dopo le sei settimane di durata ufficiale e i tre giorni di calcoli e verifiche, l’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit sulla tedesca Commerzbank ha iniziato lunedì 22 giugno l’ennesima tappa del suo tortuoso percorso.
Fino a tutta la prossima settimana, venerdì 3 luglio, i possessori di azioni Commerzbank che non lo hanno ancora fatto potranno aderire all’offerta di Unicredit, alle medesime condizioni iniziali. Ovvero 0,485 azioni Unicredit in cambio di una azione Commerzbank. Uno spazio per i ritardatari, viene spiegato da chi conosce la legge tedesca. 

Ma perché chi ha rifiutato di consegnare le azioni ad offerta aperta dovrebbe farlo ora? Per ragioni di convenienza, probabilmente. Perché nelle ultime giornate se si considera il concambio tra i titoli, si vede che l’esplorazione dell’area oltre gli 80 euro ad azione che il titolo Unicredit ha iniziato da qualche seduta, ha portato il premio sul cambio a oltre quel 4 per cento che rappresentava, secondo le affermazioni del ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, il livello minino da riconoscere alla banca tedesca. Quello che non si è concretizzato in sei settimane, ha preso corpo in queste ultime giornate ed è questa la grande novità: Commerzbank scende, Unicredit sale. Per cui la convenienza aumenta.

Questo effetto dovrebbe contribuire ad arrotondare la quota in mano a Unicredit. Alla chiusura del periodo dell’offerta le azioni consegnate erano il 12,51 per cento del totale. Questa percentuale va sommata al 26,77 per cento che Unicredit ha comperato dal governo tedesco e successivamente sul mercato dall’11 settembre 2024 e al 3,22 per cento di swap, che sono titoli convertibili in azioni. Il totale arriva al 42,5 per cento, che diventerà il 44,33 per cento nel momento in cui Commerzbank annullerà le azioni proprie, cosa che si è impegnata a fare. Parallelamente Unicredit detiene il 13,19 per cento di diritti senza facoltà di voto, che andrebbero poi convertiti in azioni ordinarie previo pagamento di un premio.
Convertiti quei diritti, il totale, prima della riapertura di lunedì 22, arriva al 57,52 per cento. Quanti consegneranno in queste due settimane è difficile prevedere, per cui rimaniamo al 57,52 per cento per capire cosa potrà fare Andrea Orcel.

L’obiettivo è quello di arrivare in assemblea per far valere il proprio peso di nuovo primo socio nella governance della banca e nelle successive determinazioni strategiche dell’istituto stesso. Non lo deve fare entrando in conflitto con il governo di Berlino, come già avvenne a Roma, visto che lo stato tedesco è oggi il secondo azionista.
Dalla sua parte, Orcel ha poi una considerazione di mercato. Nelle ultime assemblee di Commerzbank l’affluenza al voto non ha mai superato il 75 per cento. Se al prossimo appuntamento i votanti si confermassero entro quel limite, il 57,52 di voti potenzialmente in mano a Unicredit varrebbe il 76,69 per cento del totale, ben oltre la soglia del 67 per cento. Ma, a fronte di questa sorridente prospettiva, le difficoltà non mancano.
Le regole tedesche sono diverse dalle italiane. In Germania le autorizzazioni vanno chieste al termine dell’operazione. E il regolamento delle azioni, ovvero il momento del concambio, quello in cui Unicredit entrerà in possesso dei titoli Commerzbank, è fissato entro il 19 giugno 2027. Ovvero, l’intera operazione potrebbe concludersi anche fra un anno. Un tempo limite, ma fissato dalla legge. Tutto lascia immaginare una conclusione molto più vicina, ma il termine ultimo è fra 362 giorni e di questo va tenuto conto.

Il piano di Orcel, a fronte di tante incognite, è chiaro: «qualora Unicredit ottenesse un adeguato sostegno assembleare in sede di assemblea dei soci, sarebbe nella posizione di nominare tutti i rappresentanti degli azionisti nel Consiglio di Sorveglianza, il quale a sua volta sarebbe competente per la nomina del Consiglio di Gestione». Unicredit ritiene che tale assetto consentirebbe l’attuazione di una strategia orientata alla creazione di valore di lungo periodo, rafforzando Commerzbank, in particolare nel mercato domestico tedesco e posizionandola in maniera competitiva per il futuro, grazie all’integrazione, non alla fusione che inizialmente non verrà considerata, con la controllata tedesca del gruppo, Hvb.

Con diversi mesi davanti, Orcel guarda quindi anche alle partite italiane e al grande riassetto che l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps ha avviato. Molte le opzioni in gioco, due i terminali di ogni movimento: le Assicurazioni Generali e il Banco Bpm. Il potenziale concambio tra le azioni Generali detenute dalla Delfin degli eredi Del Vecchio e i titoli Unicredit, sventolato la scorsa settimana, cozza contro l’annunciata volontà dei soci Delfin di uscire dagli investimenti finanziari in Italia, per concentrarsi sull’industria dell’occhialeria che fa capo a EssilorLuxottica. A meno che il concambio azionario non si tramuti in un acquisto. Ma il 10,15 per cento delle azioni Generali in mano a Delfin vale, alle quotazioni di venerdì scorso, circa 6,6 miliardi di euro. Una cifra importante anche per una banca capitalizzata come Unicredit.
Resta il Banco Bpm, che sembra essere arrivato tardi per stringere un accordo con Mps e quindi rischia di trovarsi solo. L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, sarà domattina alla Ceo conference di Mediobanca: dirà qualcosa al riguardo? O Banco Bpm sarà nuovamente oggetto dell’interesse di Unicredit? Il titolo del Banco Bpm è attorno ai 16 euro, che corrispondono a una capitalizzazione di 24 miliardi. Orcel potrebbe tornare sui propri passi dopo la scoordinata operazione dello scorso anno? È possibile, ma troverà un ostacolo in più: il 20,1 per cento (quota destinata ad aumentare) del Banco Bpm è infatti in mano ai francesi del Crédit Agricole. Serve tempo per capire e trattare. I soldi da soli non bastano più.

24 giugno 2026, 15:15 - Aggiornata il 24 giugno 2026 , 15:16

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