Economia

Il risiko muove tutto, i nuovi scenari per Banco Bpm e le possibili mosse

Il risiko muove tutto, i nuovi scenari per Banco Bpm e le possibili mosse

La Borsa è un luogo che può essere imprevedibile. Perciò la partita che si sta giocando sul sistema bancario e finanziario italiano non è detto che abbia mostrato tutte le mosse possibili. Il governo, attraverso, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha fatto sapere che cercherà di essere neutrale e che venderà le sue azioni nel Monte dei Paschi di Siena, al momento giusto, in modo da apparire equidistante dalle due proposte, quella di Intesa Sanpaolo che ha lanciato un’offerta mista di scambio e in contanti da 30,6 miliardi su Mps e la proposta di fusione alla pari che il Banco Bpm ha messo sul tavolo, per creare un polo da 50 miliardi di euro.

Il divario dimensionale tra Intesa e Banco Bpm sta nei numeri. La banca guidata da Carlo Messina capitalizza quattro volte quella guidata da Giuseppe Castagna. E i due progetti sui quali il Monte è chiamato a decidere sono difficilmente confrontabili, perché non si tratta solo di valorizzazione dei titoli ma di due proposte industriali molto diverse tra loro. È ancora fresca la fotografia scattata all’assemblea della Banca d’Italia con il presidente di Banco Bpm Massimo Tononi e l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio che dialogano. E presto si capirà che tipo di ragionamento la banca di Siena intende fare.

Ma una cosa è certa, ora che si è messo in moto mezzo listino azionario, comunque vada a finire su Siena, il Banco Bpm difficilmente potrà decidere di restare fermo anche se le opzioni aperte via via si restringono. Con il senno di poi non si fa né la storia né la finanza, ma non bisogna dimenticare che qualche anno fa si era andati molto avanti su un’ipotesi di fusione tra Banco Bpm e quella Bper che ora sta al fianco di Intesa Sanpaolo, per aggiudicarsi 635 sportelli di Siena. Così come in questi anni il dossier Mps (ma era in altre condizioni di salute) più volte era stato offerto a Milano. Poi in una domenica di giugno tutto diventa più veloce. Solo pochi mesi fa il Banco aveva resistito all’offerta di Unicredit, per effetto dell’attivazione dei poteri di Golden power del governo, ora Castagna e il consiglio hanno già detto che intendono andare avanti su Siena, ma se la porta dovesse chiudersi bisognerà guardarsi intorno.
Dopo l’acquisizione di Anima, il gruppo ha consolidato la sua presenza nel risparmio gestito e potrebbe essere questa una strada di ulteriore rafforzamento. Da Azimut a Fineco tutte realtà molto forti in questo settore. Unicredit è impegnata nella campagna tedesca per la Commerz, ma il Banco è uno dei presidi dell’economia della parte più dinamica del Paese. Ecco, la banca si trova a un bivio: continuare a crescere o il rischio di diventare di nuovo preda. E la partita è legata anche alla quota del gruppo francese Crédit Agricole. L’operazione Mps l’avrebbe diluita.

24 giu 2026 | 15:15

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