Via tutti: Allegri, Furlani, Tare e anche Moncada. La rivoluzione è totale e profonda. A nemmeno 24 ore dal fallimento sul campo, con la qualificazione alla Champions buttata all’ultima partita, saltano tutte le teste: allenatore, amministratore delegato, direttore sportivo e capo scouting. Cardinale, che è rimasto a Milano dopo aver assistito in prima persona alla disfatta col Cagliari, riconosce gli errori che hanno portato al flop sportivo e finanziario. Non intende trovare alibi. E per questo vuole tracciare una linea netta. Ora inizia il suo Milan. Che deve avere un nuovo «design» e che nelle sue intenzioni vuole diventare anche un modello per tutto il calcio italiano, rimasto indietro rispetto agli altri campionati sotto l’aspetto degli investimenti e delle infrastrutture.
Il suo piano è cancellare tutto e ripartire, ma gestendo da qui in poi in prima persona. Ritiene che l’errore più grave di questa sua fase iniziale alla guida del club, prima che il fondatore di RedBird completasse il rifinanziamento del debito che lo legava al fondo Elliott, sia stato proprio l’aver demandato troppo. In questi quattro anni è mancato un reale gioco di squadra a tutti i livelli dirigenziali. Le scelte arriveranno presto. Saranno forti. E a prenderle sarà Cardinale.
Il primo passo è nominare nel giro di una settimana il nuovo allenatore. Che non sarà uno come Antonio Conte. Così come non torneranno né Adriano Galliani che ha visto qualche mese fa né Paolo Maldini, che . Il profilo, per quanto riguarda il tecnico, cambia radicalmente rispetto ad Allegri, considerato troppo difensivista. Un anno fa era stato scelto per accorciare i tempi di ripartenza dopo l’ottavo posto della stagione precedente. La convinzione del businessman americano è che sia arrivata l’ora di avviare una nuovo ciclo che deve portare a vincere con costanza e nel lungo periodo, come disse anche nell’intervista al Corriere.
Il modello d’ispirazione è Cesc Fabregas del Como, o Xavi, che praticano un calcio offensivo, moderno, «progressive», come quello di Andoni Iraola, basco che col Bournemouth quest’anno ha compiuto un piccolo capolavoro, centrando una storica qualificazione in Europa League e trovando una striscia di 18 risultati utili consecutivi in Premier. Quindi il contrario esatto di Allegri, come idee e filosofie. La convinzione è che Max troppo spesso abbia giocato più per non perdere, con un modulo, il 3-5-2, che non ha valorizzato la rosa. Pulisic, ne é un esempio: il crollo nella seconda parte di stagione di Capitan America è sotto gli occhi di tutti.
La perdita della Champions, con relativo bonus di cento milioni, viene considerata l’occasione per voltare pagina dal punto di vista dello stile di gioco, che deve tornare a essere più aderente anche alla storia e alle attitudini del club. Il patron rossonero ha una lista di tre tecnici già pronta. Così come per l’ad e del ds. Ad aiutarlo nello scelta sulla panchina ci sarà di certo i due consulenti RedBird Zlatan Ibrahimovic e Massimo Calvelli. Secondo Cardinale, lo svedese è fra i pochi ad essere realmente affranto dopo la sconfitta col Cagliari. Non tutti i giocatori hanno avuto l’atteggiamento giusto, la determinazione giusta: si salvano Modric, Saelemaekers, Pavlovic, Pulisic.
Tare e Moncada pagano alcuni acquisti sbagliati, soldi spesi male.
Vedremo chi resterà, nella prossima stagione. Anche fra i big, come Leao e Modric, nulla è scontato. Chi di sicuro non ci sarà è l’uomo che fino a ieri aveva le deleghe, l’ormai ex ad Giorgio Furlani. Il patron gli riconosce la sua bravura sui conti ma gli rimprovera di non essere riuscito a creare un team compatto. E per questo ora cerca un altro tipo di profilo. Anche sul peso politico l’obiettivo è crescere, migliorare. Strutturando un organigramma che faccia risultato in campo e fuori. Dove le varie aree collaborino davvero. Il lavoro è lungo. In campo e fuori. Ma Cardinale ha fatto il primo passo.
25 mag 2026 | 21:14