Chiederete all’Europa di mettere dazi sui prodotti chimici in arrivo dalla Cina? «Chiaro. La nostra industria è in emergenza – risponde il presidente di Federchimica Francesco Buzzella -. La produzione si avvia anche quest’anno a una contrazione del 5%: se non ora, quando? Di questo passo senza protezioni mirate è la stessa esistenza del settore che viene messa a repentaglio. E sia chiaro: non sono un fan dei dazi. Le protezioni possono servire nel breve periodo per fare fronte a un player che gioca la partita con regole diverse. Ma il vero obiettivo non può che essere recuperare competitività».
La promessa di Buzzella sarà mantenuta il 23 giugno quando il vertice di Federchimica porterà le proprie istanze a Bruxelles. L’occasione sarà un evento dal titolo che è un programma “Industria chimica e competitività: il momento di agire”, in programma presso il Parlamento europeo. Vi prenderà parte lo stato maggiore dell’associazione con i vicepresidenti Adriano Alfani, Marco Squinzi, Ilaria Di Lorenzo e Bernardo Sestini.
Il calo del 5% della produzione chimica che l’Italia rischia quest’anno viene dopo un meno 13% registrato nei 5 anni che vanno dal dal 2021 al 2025. La Germania nello stesso periodo ha registrato un meno 17%. Non consola, ma quantomeno il dato rende l’idea di un problema non solo italiano. I dati rappresentano una media del settore in cui i colpi più pensanti da sopportare sono andati alla chimica di base. Ovviamente il competitor è la Cina: il Celeste impero vent’anni fa esprimeva il 5% della chimica mondiale, oggi siamo al 45%.
«Mi aspetto che gli incontri che abbiamo in previsione ci restituiscano l’idea di un’Europa che si è resa conto dei danni di una politica che non ha saputo conciliare la sostenibilità ambientale con quella industriale e sociale», dice Buzzella. Ma che cosa servirebbe di concreto ora per ripartire? Il presidente di Federchimica non ha dubbi: «Per rimettere in gioco le nostre imprese bisogna ridurre subito il costo dell’energia. I dati ci dicono che nel 2025 gli investimenti nel nostro settore sono diminuiti addirittura del 90%. Bisogna correre ai ripari e rimettere in partita la chimica europea». E poi? «Ovviamente per noi è fondamentale che venga rivista la normativa sugli Ets. Anche perché non c’è investimento che tenga in questo momento: non riusciamo a scendere sotto un certo livello di emissioni. Si è parlato in passato di cattura della Co2 e di idrogeno verde, ma non hanno avuto l’impatto sperato». Il Cbam? «E’ stato introdotto dall’Europa con le migliori intenzioni ma ha avuto un effetto boomerang perché ha spinto la Cina a non esportare più le materie prime penalizzate dal Cbam stesso ma il prodotto finito. Ora l’Europa vorrebbe estenderlo appunto ai prodotti finiti. Ma quando questo accadrà, visti i tempi di Bruxelles, potrebbe essere troppo tardi».
22 giu 2026 | 10:06