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Infantino difende il suo Mondiale a 48 squadre: «Nessun rimpianto, uniremo il mondo, è qui che si farà la storia»

Infantino difende il suo Mondiale a 48 squadre: «Nessun rimpianto, uniremo il mondo, è qui che si farà la storia»

«Siamo qui per unire il mondo, sarà una grande festa». Sorride, Gianni Infantino. Nonostante tutto, nonostante tutti: le proteste politiche, le difficoltà logistiche, le distanze enormi. Nulla sembra spaventarlo. Questo è il suo Mondiale. L’ha voluto, cercato, creato. Stringendo un’alleanza solidissima con Donald Trump. E ora, anche se la partenza è difficile, fra le rigidità dei controlli doganali negli Stati Uniti e la protesta che oggi qui a Città del Messico potrebbe guastare la cerimonia di apertura, non intende farsi rovinare la festa. Guarda avanti, il presidente della Fifa. 

Nella pancia del vecchio Azteca, dove stasera alle 21 italiane Messico e Sudafrica apriranno le danze del primo torneo a 48 squadre, ostenta sicurezza: «Ci sono tre temi caldi: Iran, caro biglietti e i visti negli Usa. Innanzi tutto voglio dire che mi spiace molto per l’arbitro somalo Artan. Ci abbiamo provato, abbiamo discusso. Ma non possiamo controllare tutto. Non siamo i re del mondo. Urlare non serve, per trovare soluzioni. Ci vuole calma. Non mi pento di nulla. Sull’Iran ribadisco che sono orgoglioso di esser riuscito a portarlo qui a giocare, perché l’hanno meritato sul campo. Sui biglietti, i prezzi sono in linea con l’importanza e l’unicità dell’evento, inferiori rispetto agli sport americani. Ne abbiamo venduti 6,5 milioni. E ogni dollaro generato dalla Fifa viene reinvestito nel calcio. Penso che sarà il torneo più spettacolare della storia. Perché non c’è un favorito». 

Una cosa è certa: le stelle sono pronte a rispondere sul campo. Dal baby fenomeno Yamal al mito Messi, dall’eterno Cristiano Ronaldo al gigante Haaland, dal Pallone d’oro Dembélé al goleador seriale Kane, fino a Mbappe’, Musiala, Salah, Neymar: il valore complessivo delle rose è di 17 miliardi di euro. La Francia è la più costosa, 1,5 miliardi, ma non la favorita: in prima fila c’è la Spagna campione d’Europa in carica. Chissà se lo spettacolo in campo sposterà l’attenzione da ciò che c’è fuori. Anche qui in Messico non tutto è filato liscio. Da giorni le vie della capitale sono occupate dalla protesta di migliaia di maestri elementari, che chiedono l’aumento dei salari e una riforma pensionistica. A loro si sono uniti anche molti campesinos, i contadini. Tutti insieme contestano le spese sostenute per l’organizzazione del Mondiale. In centro da giorni ci sono tende e cortei. 

La Cattedrale è blindata con barriere in metallo, sul Paseo de la Reforma sono state abbattute le installazioni. La presidente Claudia Sheinbaum, che non sarà in tribuna, ha dichiarato di non aver ancora deciso se assisterà dalla piazza dello Zócalo alla partita, come annunciato in precedenza, a causa proprio delle proteste. La tensione è alta, nonostante le rassicurazioni. Sono migliaia gli agenti delle forze dell’ordine che stasera presiederanno la zona dello stadio, dove andrà in scena la prima delle tredici partite ospitate in Messico distribuite tra Guadalajara, Monterrey e la stessa capitale. Qui oggi si terrà una delle tre cerimonie inaugurali previste per questa edizione, con Shakira che canterà «Dai dai», l’inno ufficiale. Le altre due sono domani a Los Angeles e a Toronto. 

Qui Pelé conquistò il suo terzo titolo nel 1970, qui Diego Maradona firmò il capolavoro del 1986. Per gli italiani resta invece il teatro della leggendaria semifinale Italia-Germania Ovest terminata 4-3, passata alla storia come la «Partita del Secolo». La targa che la ricorda è ancora lì: Infantino ha invitato Gianni Rivera. Dopo un robusto intervento di ammodernamento, costato oltre 100 milioni di euro, l’Azteca si presenterà come il cuore simbolico della manifestazione. Con un record: nessuno stadio sul pianeta ha ospitato tre edizioni dei Mondiali. C’è però un problema non di poco conto: sprofonda un centimetro e mezzo al mese a causa della falda sottostante. Vedremo se la Nasa, che sta studiando la questione, troverà una soluzione. Allo stesso modo vedremo se questo Mondiale, il più ricco di sempre col suo giro d’affari da 10 miliardi di euro, riuscirà davvero ad arrivare dove vuole Infantino. A unire anziché dividere. Su il sipario.

11 giugno 2026, 07:14 - Aggiornata il 11 giugno 2026 , 07:15

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