Messi: «Le lacrime per papà? I miei figli ora sono abbastanza grandi per capire. Un giorno il corpo dirà stop. Ai Mondiali per vincere ancora»
«Insieme ci divertiamo, è questo il nostro segreto. Ci piace stare insieme, giocare insieme, vincere insieme». Il paso doble di Messi nella zona mista del Dallas Stadium vale il prezzo dell’attesa. Si presenta oltre due ore e mezza dopo la fine della partita con l’Austria, dove ha segnato una doppietta che lo ha portato a quota cinque reti nel torneo in corso e a quota 18 ai Mondiali, come nessun altro. Una folla di cronisti da tutto il pianeta lo invoca. Lui, anziché andare in dribbling e infilarsi nel pullman che deve riportare la Selecciòn in aeroporto e quindi nel quartier generale di Kansas City, si ferma a parlare praticamente con tutti. Incluso un giapponese che non accenna una parola di spagnolo, ma che è già contento così. La timida Pulce di un tempo non c’è più, ha lasciato il posto a un fuoriclasse maturo e risolto che si gode la sua ultima danza mondiale. Anche l’ossessione non c’è più, insieme al paragone scomodo e impossibile con Diego Maradona. La vittoria in Qatar ha cambiato tutto. E oggi, senza più quella pressione che lo aveva schiacciato per anni, Leo ha il cuore e la testa liberi per provare a condurre la sua Argentina a una doppietta che nella storia del calcio è riuscita solo a Italia fra 1934 e 1938 e Brasile fra 1958 e 1962.
Spesso chi vince non riesce a rivincere, perché non ha più la stessa fame. Sembra invece che il trionfo in Qatar del 2022 non vi abbia saziati. Come è possibile?
«Lo facciamo anche per la nostra gente. Chi sta in Argentina vive e soffre per la squadra. So che hanno visto la partita nelle scuole, al lavoro. E anche chi arriva fin qui in America spendendo magari anche i soldi che non ha, facendo sacrifici. Noi sentiamo il dovere di provare a regalare loro ancora una volta una gioia. La festa di quattro anni fa è stata indimenticabile. E allora ci siamo detti: rifacciamolo».
Vincere è difficile, rivincere di più.
«Per quanto si dica, questa squadra non deve dimostrare più nulla. Ha già dimostrato in tanti anni di non mollare mai. Ma noi vogliamo battere tutti di nuovo. Siamo qui per questo».
Francia, Spagna, Brasile. La concorrenza però non manca. Chi teme di più?
«Pensiamo solo a noi stessi. Sappiamo che è difficile, più della volta scorsa. Ma giochiamo partita per partita, divertendoci in allenamento. Amichevoli o partite ufficiali, per noi non cambia. Siamo una famiglia. Qui ognuno dà una mano all’altro».
Sono stati giorni difficili. Le sue lacrime dopo la tripletta all’Algeria per la malattia del padre hanno fatto il giro del mondo.
«Ho un grande gruppo di compagni attorno a me, li ringrazio. Sono speciali. Sono felice, ora i miei tre figli sono abbastanza grandi per capire quello che succede. È una grande soddisfazione per me. I bambini, mia moglie Antonela, mio padre: senza di loro non sarei arrivato fin qui».
Come ha fatto a tirare un rigore così brutto? Non è da lei...
«Sì è vero, ho tirato molto male. Ero davvero arrabbiato, ma sono riuscito a rifarmi. Magari se l’avessi realizzato, non avrei segnato gli altri due. Non si può mai sapere. Fortunatamente siamo stati capaci di vincere. Questo è l’importante. I miei gol non contano. Conta solo portare a casa il risultato come squadra».
La terza partita del girone, contro la Giordania, conterà poco o nulla. La testa è già ai sedicesimi?
«No. L’ho detto prima: giorno per giorno, partita per partita. Era importante battere gli austriaci per lavorare più serenamente questa settimana. Ma niente progetti a lungo termine. Si fa una cosa alla volta. Il Mondiale si vince solo così».
Non è stato tutto semplice con l’Austria, il secondo gol è arrivato solo nel recupero. Un avvertimento per le prossime partite?
«Sapevamo che sarebbe stata una partita molto intensa e non potevamo abbassare il ritmo. Vincere faceva ovviamente parte del piano, ma sapevamo che non sarebbe stato facile. Oggi nessuno ti regala niente, si gioca sempre con grande intensità, tutte le partite sono intense e le squadre giocano bene. Per noi è stato difficile mantenere il possesso palla a lungo, cosa che di solito ci riesce».
Oggi compie 39 anni. La sensazione è che si stia godendo questa fase finale dalla sua carriera giorno per giorno, gustandosi ogni emozione, senza più l’ossessione di un tempo.
«È stata una carriera lunga, piena di cose bellissime e anche di cose brutte, però la vita è così. Io ringrazio per tutto quello che ho avuto, nel bene e nel male. Perché è così che sono cresciuto. Ma non è ancora finita…».
Ronaldo il Fenomeno ha detto: «Io a 38 anni avevo smesso da 4 e pesavo 120 chili».
«Eh ma Ronie ha avuto tanti infortuni, tante operazioni alle ginocchia. Eppure ha fatto cose incredibili. Io sono stato solo più fortunato, non mi sono fatto mai male».
Chi pensava che andando a giocare a Miami avrebbe smesso di essere competitivo ad alto livello, si sbagliava di grosso.
«Non ho mai smesso di competere per vincere, di allenarmi duro, di pretendere il massimo da me stesso, ogni giorno, come ho sempre fatto. Io dubbi non ne avevo. Non gioco pensando all’età che ho. Gioco e basta. Un giorno il mio corpo dirà stop. Ma non è ancora arrivato, quel giorno».
Quale è il gol più bello di questi 18 segnati nei sei Mondiali che ha disputato, dal 2006 a oggi?
«Non me li ricordo tutti, davvero, dovrei andare a rivedermeli...».
Cosa chiederà come regalo per i 39 anni?
«Ho già avuto tanto dalla vita. Forse la salute delle persone che mi sono vicine. E di continuare a divertirmi come ora sul campo, il più possibile».
24 giugno 2026, 07:31 - Aggiornata il 24 giugno 2026 , 08:15