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Italia, un fantasma ai Mondiali: la Bosnia terza, e gli azzurri cosa avrebbero combinato?

Italia, un fantasma ai Mondiali: la Bosnia terza, e gli azzurri cosa avrebbero combinato?

DAL NOSTRO INVIATO
FOXBOROUGH — Che Mondiale avrebbe fatto l'Italia al posto della Bosnia, che chiude terza nel girone dietro a Svizzera e Canada? Ce lo chiediamo solo noi, perché solo noi viviamo di ricordi: il Gillette Stadium è nato nel 2002 al posto del Foxboro Stadium, dove Roberto Baggio fece scendere l'Italia dall'aereo, battendo la Nigeria agli ottavi di Usa 94. E poi l'altro Baggio, Dino, qui stese la Spagna ai quarti. La parolina magica «Baggio» resta un linguaggio universale, masticato nell'Italian market di Boston e a Little Italy, a Manhattan. In tv Roby compare in continuazione, nella pubblicità delle figurine, mentre recita l'unica frase del suo copione made in Usa: «Non c'è più il Codino?».

Non c'è più. E nemmeno tutto il resto, perché chi vende souvenir non ha la maglia azzurra sul bancone e negozianti, camerieri e avventori storici di questi angoli sempre più posticci di italianità oramai sono di terza generazione: «La festa per il Mondiale 2006 però ce la ricordiamo bene. La Coppa senza Italia per noi è un danno, sentimentale ed economico. Ma la gente ci sta facendo l'abitudine» raccontano con pragmatismo i ristoratori di Mulberry Street, nel cuore di New York. E anche chi frequenta il Mondiale, dai tifosi agli addetti ai lavori non sente più la mancanza dell'Italia: alla terza volta di fila ormai è una consuetudine.

In Brasile nel 2014 c'era l'11,14% di giocatori provenienti dalla A, adesso siamo al 5,5%. È vero che questa è la prima edizione extralarge, ma il rischio dell'irrilevanza lo racconta anche il romanzo estivo del calciomercato, ultimo capitolo: «Palestra al Chelsea». Viene allora da chiedersi che ruolo si sarebbe potuta ritagliare la Nazionale in questo torneo, se non avesse perso ai rigori con la Bosnia: la Nazionale di Dzeko (arrabbiato col suo ct per il cambio) ha battuto 3-1 il Qatar e aspetta il probabile ripescaggio. 

Il girone l'ha vinto la Svizzera, che ha battuto 2-1 il Canada con il 20enne Manzambi ancora decisivo. Ai sedicesimi (per ora) ci sarebbero Canada-Corea, Belgio-Svizzera e Bosnia-Usa. Forse qualche notte magica l'avremmo vissuta. Forse no: «L'Italia l'avrei vista bene in questo girone — spiega Emanuele Giaccherini, 29 presenze e 4 reti in Nazionale, ora voce di Dazn per i Mondiali —. Ma non molto di più, perché qui sono protagonisti i campioni e noi ne abbiamo pochi. Prendiamo l'Olanda, che non è accreditata tra le prime 5-6: ha in panchina Depay, che alterna con Malen. Attaccanti di questo livello non ne abbiamo. E anche le medio-piccole giocano con una intensità superiore alla nostra». Dal punto di vista tecnico spicca un dato: finora questo è il secondo Mondiale degli ultimi 60 anni per i gol nati da cross — uno su tre — percentuale inferiore solo a quella del 2002. «Abbiamo specialisti come Dimarco o lo stesso Palestra, ma servono i finalizzatori — sottolinea "Giak" —. Sono loro a fare la differenza».

Siamo dentro a una Coppa che sarà lunga, logorante, molto fisica, ma con eccellenze tecniche in grado di esprimersi ad alta velocità. Invece di pensare a questi parametri, tecnici e atletici, all'ultimo Europeo con Spalletti si è parlato solo di regolamentare l'uso della Playstation, ostentata qui da pezzi grossi come Hakimi, Koundé, Bellingham e naturalmente Yamal, che ha confessato di essere stanco in allenamento per «aver giocato ai videogame fino a tardi». Da noi sarebbe scoppiato il finimondo, anche se Nesta e Pirlo nel 2006 stavano più davanti alla consolle che in campo: quando non hai più buoni giocatori, rischi di pensare solo al contorno, alle polemiche. Senza pensare davvero al motivo per cui non riesci a esprimere un calcio decente.

«Difatti bisogna chiedersi di quale Italia parliamo — riflette Andrea Stramaccioni, negli Usa per la Rai — perché quella che ha vinto a Parigi e fatto benissimo col Belgio in Nations, sarebbe all'altezza anche qui. Credo sia questione soprattutto di mentalità: dobbiamo abbandonare un atteggiamento troppo speculativo e giocarcela di più. E poi paghiamo anche una pressione enorme, giochiamo con troppa tensione. Dobbiamo esaltare le nostre virtù, nascondendo i difetti: spero che la Nazionale che verrà possa fare della qualità della manovra il suo Dna, con una difesa rocciosa. Come fu per l'Europeo vinto con Mancini». L'Italia di Wembley, più che un fantasma, da qui è un miraggio

25 giu 2026 | 07:15

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