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Mondiali 2026, le partite di oggi in diretta| La tripletta di Messi all’Algeria fa volare l'Argentina. La Francia batte il Senegal e la Norvegia supera l'Iraq, Mbappé e Haaland subito show con due doppiette

Mondiali 2026, le partite di oggi in diretta| La tripletta di Messi all’Algeria fa volare l'Argentina. La Francia batte il Senegal e la Norvegia supera l'Iraq, Mbappé e Haaland subito show con due doppiette

(Salvatore Riggio) L’Austria al San Francisco Bay Area Stadium vince 3-1 contro una bella Giordania, alla prima partecipazione assoluta in un Mondiale. La Nazionale di Ralf Rangnick, a lungo corteggiato dal Milan prima di rinnovare il contratto da c.t, si fa sorprendere dalla velocità degli avversari. Il primo tiro in porta dei giordani arriva dopo appena 90 secondi grazie a un’azione lanciata da Al-Tamari. L’Austria ha tutto il tempo per organizzare le sue manovre offensive con Kalajdzic (in campo al posto di Arnautovic), ma rischia qualcosa quando Fakhoury va al tiro dal limite dell’area. 

Per gli austriaci non c’è tempo da perdere e il gol, infatti, arriva con Schmidt: destro da fuori area che finisce all’incrocio dei pali. Rangnick in panchina può esultare per il vantaggio. La gara sembra in discesa, ma la Giordania centra una traversa con Olwan e a inizio ripresa pareggia. Segna proprio Olwan finalizzando un’azione iniziata dopo una palla persa a centrocampo da Schlager. I giordani si inginocchiano per celebrare il primo gol della loro Nazionale ai Mondiali. L’Austria non ci sta e pareggia Arnautovic dopo un pasticcio di Abulaila, ma interviene la Var che annulla il 2-1 dell’ex attaccante nerazzurro per un tocco di mano di Posch. 

Il gol vittoria arriva con una sfortunata autorete di Al Arab, che condanna la Giordania sugli sviluppi di un angolo battuto da Sabitzer. Dopo 10 minuti di recupero, l’Austria reclama un rigore per un tocco di braccio in area di Obaid. Arnautovic trasforma il penalty al 102’ e il c.t. Rangnick raggiunge l’Argentina a tre punti. Ora affronterà l’Albiceleste il 22 giugno e l’Algeria il 28.

(Massimiliano Nerozzi, inviato a Kansas City) Leo Messi pare aver sorpreso anche sé stesso: «Sono così felice di aver vissuto tutto ciò che ho attraversato nella mia carriera, che sto vivendo ora è come un regalo extra», dice il dieci dell’Argentina, dopo la tripletta all’Algeria con cui ha esordito nel suo sesto Mondiale. Letale e sentimentale: «Ho pianto dopo il primo gol, sì… ma era qualcosa di completamente estraneo al calcio», racconta. «Ho passato alcuni giorni difficili, ma sono grato a tutta la delegazione e ai miei compagni di squadra perché sono sempre stati al mio fianco, dandomi molta forza».

Sorrisone anche dal ct Lionel Scaloni: «Cosa posso mai dire su Leo Messi? Qualsiasi cosa io dica su di lui non basterebbe a descrivere cosa significa per noi e cosa significa per il calcio». 

(Massimiliano Nerozzi, inviato a Kansas City) È anche meglio della prima volta – vent’anni fa, tondi tondi, a Germania 2006 – con la stessa magia, e facilità, di chi si fa bastare un pallone, se poi c’è un vicolo o un prato non fa molta differenza: Leo Messi, 39 anni tra meno di una settimana, riceve palla sulla trequarti, fa due passi leggeri e poi ci pensa il più mancino dei piedi, stavolta con sventola dal limite dell’area, trasformando l’Arrowhead Stadium, nei campi del Missuori, nella Bombonera, stipata da quasi 50 mila tifosi argentini. E pazienza se Luca Zidane, il portiere dell’Algeria, gli oppone un tuffo più da divano che da Mondiale: non sarà uno scarabocchio a rovinare un’istantanea storica. La Pulce concederà il bis, in avvio di ripresa, con comodo tap-in, perché pure stavolta il povero Zidane ne combina un’altra, respingendo malissimo un tiro forte, ma centralissimo, di Mac Allister. E verrà anche il tris, sfiorato poco prima (stavolta, bravo baby Zizou), con un rasoterra imprendibile, con il sinistro of course. 

Alla sesta Coppa del Mondo, Messi è al passo d’addio, anche se è ancora il momento di essere geni, sul campo, e non monumenti, perché quelli stanno nelle piazze o dietro le curve, a gloriosa memoria. Che comunque prende appunti: con la tripletta, Leo sale a 16 reti segnate ai Mondiali, superando Ronaldo (il fenomeno) ed eguagliando il record di Miroslav Klose. È una storia, tra lui e l’Albiceleste, iniziata il 16 giugno 2006, a Gelsenkirchen, Mondiali di Germania: Argentina-Serbia 6-0, con Messi, all’epoca diciottenne, che farcisce i minuti finali dell’esordio con un gol e un assist.

Alla faccia del buongiorno. Stavolta, s’è concesso – ci ha concesso – un tramonto da favola. Da lì in poi, ci sono state vittorie (un oceano), saghe, delusioni, con la Nazionale soprattutto, addii e altre avventure, il Mondiale in Quatar, fino alla scoperta dell’America, e del “soccer”. Ha conquistato tutti pure qui: perché se a Kansas City sono atterrati migliaia di argentini, tanto da far sembrare Main street un’avenidas di Buenos Aires, ci sono tantissimi americani, con la maglia dell’Argentina: «Perché? La seguiamo da quando gioca Messi», la risposta, sempre uguali. Tutto il resto sembra solo un contorno, dal risultato (3-0 per i sudamericani), l’Algeria (dignitosa), quasi pure l’esordio dei campioni del mondo in carica. L’avvio serve per le prove generali di quel che verrà, due gol in fuorigioco, roba da rilievo dei Ris, in neanche dieci minuti: prima segna la Pulce, che aveva fatto saltare in aria l’arena; poi tocca a Chaibi, l’altro numero 10, in divieto di sosta con una spalla, altrimenti l’azione sarebbe stata perfetta e bellissima. 

Si vede che il destino aveva già scelto. Fregandosene pure della scaramanzia del minuto (17): bello scambio tra Rodrigo de Paul, regista e, soprattutto, amico, per Messi, che arriva al limite dell'area, alza lo sguardo e lascia una traiettoria pulita come fosse un lancione di Patrick Mahomes (presente in tribuna), l’uomo da 60 milioni di dollari che, da quarterback dei Kansas City Chief, è il monarca di questo stadio. La rete del numero dieci apre un buon momento per la squadra di Scaloni, che dopo il vantaggio domina, ma senza riuscire a creare grandi occasioni (0.09 di gol attesi all’intervallo). La ripresa diventa una festa, anzi, un pasillo de honor. Tutti, prima o poi, vengono traditi dal tempo, Messi lo inganna con il trucco del dribbling e l’assuefazione dei gol: sembra proprio non abbia intenzione di smettere.

Tabellino:
Argentina-Algeria 3-0
Marcatori: Messi 17’ pt; 15’ e 31’ st

Argentina (4-4-2): E. Martinez 6; Montiel 6, Romero 6 (Otamendi sv 40’ st), Li. Martinez 6, Medina 6; De Paul 6,5, Mac Allister 7, Enzo Fernandez 6,5, Almada 6 (Nico Gonzalez 6,5 10’ st); Messi 9 (Nico Paz sv 40’ st), La. Martinez 5,5 (J. Alvarez 6 10’ st). All.: Scaloni 6,5.

Algeria (4-4-2): Zidane 5; Belghali 6, Mandi 5,5, Bensebaini 5,5, Ait-Nouri 6; Hadj Moussa 5,5 (Mahrez sv 19’ st), Bouadoui 5, Bentaleb 5 (Zerrouki sv 41’ st), Chaibi 5,5; Gouiri 5 (Aouar sv 19’ st), Maza 5 (Boulbina sv 42’ st). All.: Petkovic 5,5.

Arbitro: Marciniak (Polonia) 6.

Recupero: 4’ e 6’.

(Carlos Passerini, inviato a Dallas) Potente, preciso, spietato. Il ciclone Haaland s’abbatte sul Mondiale. Alla sua prima presenza nel grande torneo, stende con una doppietta l’orgogliosissimo Iraq e regala i primi tre punti a una Norvegia per il resto non entusiasmante, che raggiunge così la Francia in vetta al girone I, uno dei più duri, più equilibrati. Per il campione del City, numeri da record: 57 gol in 51 partite con la maglia della sua Nazionale. La strada è lunga, ma è un primo messaggio al resto della compagnia. L’Iraq però fa un figurone per un’ora: avesse strappato un pareggio, non ci sarebbe stato nulla da dire. La differenza l’hanno fatta in due: Haaland e il portiere iracheno sul secondo gol, regalato.

Dopo la mancata qualificazione a Qatar 2022, gli scandinavi hanno fatto percorso netto nel girone con 8 vittorie su 8, costringendo l’Italia ai playoff dove è arrivata l’eliminazione amarissima contro la Bosnia. Ma evidentemente non hanno intenzione di accontentarsi, dopo ventotto anni di assenza. Il ct Solbakken vuole partire forte e si vede. Tanto è che si affida a tutti i migliori, senza fare calcoli. Oltre ad Haaland, sulla sinistra c’è Nusa, 21enne stella del Lipsia, formidabile nel saltare l’avversario e sfuggire ai contrasti: ce lo ricordiamo bene, nelle qualificazioni. A destra invece spazio all’attaccante dell’Atletico Madrid Alexander Sorloth, alto quasi due metri, nel mirino della Juventus. Gli iracheni, al Mondiale a 40 anni dalla loro unica precedente partecipazione, non hanno grande qualità ma sono organizzati e determinati.

«Dobbiamo credere in noi stessi» ha spiegato il ct australiano Arnold ai suoi, dopo aver vietato loro i social. Meglio l’Iraq in avvio. Alla pausa per rinfrescarsi, i norvegesi indossano una sorta di giubbotti riempiti di ghiaccio. Funziona, perché Haaland si scioglie e, alla prima palla buona servitagli da Nusa, sembra chiudere i conti. Sembra. Perché Hussein pareggia prima dell’intervallo con un magnifico colpo di testa. Storia intensa, la sua: il padre, soldato dell’esercito, è stato ucciso da Al-Qaeda nel 2008, mentre un fratello poliziotto è stato rapito dall’Isis ed è sparito nel nulla. Per questo voleva smettere con il calcio per lavorare e mantenere la famiglia, ma la mamma ha insistito perché continuasse. Haaland però non s’intenerisce e segna il gol del nuovo sorpasso approfittando di un erroraccio del portiere, che aspetta a rinviare e si fa portare via la palla. Entra anche Farji, ala del Venezia neopromosso in serie A. Per lui è un giorno speciale, visto che è nato e cresciuto in Norvegia da genitori iracheni fuggiti dalla guerra. Ostigard e Thorstvedt la chiudono. Festeggiano i vichinghi. Ma occhio all’Iraq.

Subito decisivo Haaland con una doppietta

Mischia in area di rigore, il pallone finisce in porta dopo una deviazione

Colpo di testa vincente su calcio d'angolo, arriva il gol del 3-1

Poche emozioni in questo secondo tempo

Si riparte dal 2-1

Doppietta di Haaland, ma l'Iraq nel finale di primo tempo ha creato tre occasioni pericolose

Retropassaggio sciagurato di un difensore dell'Iraq, l'attaccante si avventa su pallone e anticipa il portiere, doppietta e Norvegia ancora avanti

Colpo di testa vincente, l'Iraq pareggia subito dopo il vantaggio di Haaland

L'attaccante del Manchester City si allunga e sotto porta non sbaglia

La Norvegia non crea occasioni, match molto bloccato fino a questo momento

Equilibrio fino a questo momento in campo

Mbappé, leader totale della Francia, parla del successo contro il Senegal così: «Sinceramente non credo che siamo già  lanciati, ma è sempre importante iniziare bene la competizione. Dà un po' di tranquillità in più, per quanto possa essere tranquillo un mondiale. Abbiamo visto le difficoltà delle altre squadre, oggi non era una partita facile ma sappiamo di poter
fare la differenza in qualsiasi momento. Non c'è vendetta verso chi mi critica  se dovessi giocare per loro e per farli tacere dovrei stare in campo fino a 80 anni. Gioco per fare la storia e per il mio Paese, e per assicurarmi che la mia squadra sia in finale e vinca la Coppa del mondo»

(Paolo Tomaselli, inviato a East Rutherford) La Francia gioca un po’ a nascondino, poi mette in ordine la parure di gioielli e sfila all’esordio Mondiale, come si conviene a una delle grandi favorite. A stendere il Senegal, ci pensa Kylian Mbappé a metà ripresa con un diagonale ispirato da un taglio magistrale di Olise: proprio lo spostamento del talento del Bayern al centro, posizione occupata per 45’ da Dembelé, cambia completamente volto ai Bleus, che raddoppiano nel finale con Barcola, appena entrato al posto dello stesso Dembelé e servito da Rabiot.

Mbappé nel recupero fa doppietta con un tracciante da fuori area dopo che il baby Mbaye aveva accorciato, complice Maignan. E così il numero 10 francese stacca subito Pelé, raggiungendo quota 14 gol Mondiali come Gerd Muller: il record di 16 reti del tedesco Klose è seriamente in pericolo. Anche perché all’appello manca un rigore che sembra clamoroso, non assegnato all’attaccante del Real Madrid per fallo di Mané sullo 0-0: l’arbitro Faghani non si convince nemmeno dopo il richiamo del Var. Poco male: Deschamps fa tesoro del primo tempo deludente e incassa una vittoria pesante, considerato che nel girone c’è anche la Norvegia di Haaland.

I problemi di abbondanza francesi sembrano ingigantiti dal fatto di giocare sotto il sole del primo pomeriggio, anche se la giornata non è umida. La squadra di Deschamps non ha mai impressionato per la fluidità della manovra negli ultimi due Mondiali, dove è arrivata prima e seconda, però ha sempre giocato come un gruppo coeso, capace di esaltare le qualità degli attaccanti, a cominciare da Mbappé. Qui il lavoro del ct che lascerà dopo la Coppa da un lato sembra più semplice, perché tanto talento offensivo non ce l’ha nessuno. Ma dall’altro è complicato, perché Olise a destra non può esprimere tutte le sue qualità, ma deve «cedere» il posto a Dembelé, che è pur sempre un Pallone d’oro e ha la precedenza. Doué a sinistra si sacrifica a sufficienza, ma la connessione con Theo Hernandez è lenta.

Mbappé sbaglia diverse giocate elementari, tanto che l’unica occasione francese arriva per un cross svirgolato da Koulibaly, che rischia l’autorete. Tra un errore arbitrale e l’altro, è il Senegal di Pape Thiaw a farsi più pericoloso, prima colpendo un palo con Jackson, sul quale poi Maignan rischia a sua volta di buttarla nella propria porta con il piede (azione iniziata da una palla persa da Mbappé), poi con Ismaila Sarr poco prima dell’intervallo: il tiro dell’attaccante del Crystal Palace che aveva demolito la Fiorentina in Conference, finisce alto da pochi passi.

Il Senegal, rispetto ai Mondiali precedenti e alla Coppa d’Africa persa a tavolino, ha un approccio più tattico, molto ordinato, nel quale anche le vecchie glorie come Sadio Mané danno una mano in copertura. Le stelle francesi (e Deschamps) imparano però subito la lezione e Mané si rivela stanco quando stende Mbappé in area, ma il Senegal si salva. Olise però è scatenato e al secondo tentativo pesca Mbappé nel posto giusto con una gran palla. Barcola ricorda a tutti che l’abbondanza in panchina è persino maggiore di quella in campo, ma anche il tiro di Mbaye (classe 2008) al 94’ serve da promemoria: l’equilibrio è sempre importante. Poi però un tracciante di Mbappé va oltre i discorsi tattici: questa Francia è extralarge.

Dopo quasi 10 minuti di recupero l'arbitro fischia la fine, un super Mbappé trascina la Francia alla vittoria 

Come non detto: il Senegal prova a riaprirla e Mbappé la chiude subito con una gran botta dai 35 metri

Attenzione però, gran gol del classe 2008 Mbaye. La Francia deve soffrire ancora

Francia ormai certa della vittoria

Grande passaggio in profondità da parte di Rabiot, Barcola non sbaglia tutto solo davanti a Mendy

Il gol di Nicolas Jackson viene annullato. L'attaccante del Bayern Monaco era in fuorigioco poco prima di battere Maignan con un tiro di destro.

Erano state tante le occasioni negli ultimi minuti, gran palla dentro di Tchouameni per il suo centravanti che di prima intenzione non lascia scampo a Mendy

Gran palla di Olise per l'ottimo inserimento di Mbappé, che però non riesce a impattare bene il pallone

Fallo che sembrava netto sull'attaccante del Real Madrid, travolto da un Manè ingenuo. L'arbitro aspetta la Var, ma anche dopo essere andato al monitor conferma la sua scelta. Niente rigore

I Bleus riconquistano il pallone e liberano Olise davanti a Mendy, ma quest'ultimo è bravissimo in uscita

Il sinistro dell'attaccante francese finisce di poco fuori

Nessun cambio, la Francia deve assolutamente cambiare marcia 

Davvero deludente la Francia, che non si è mai resa pericolosa rischiando di subire gol in due occasioni (palo Jackson e grandissima occasione per Sarr)

Sarr si divora il vantaggio proprio negli ultimissimi secondo del primo tempo, il suo piattone ad altezza dischetto manda la palla altissima

Tante le interruzioni in questo primo tempo

Para senza problemi Mendy

Il tiro di Sarr dalla distanza è fuori misura, alla Francia invece sta mancando precisione nell'ultimo passaggio 

La Francia ha perso tre delle ultime quattro partite della fase a gironi dei Mondiali contro squadre africane: 1-0 contro il Senegal nel 2002, 2-1 contro il Sudafrica nel 2010 e 1-0 contro la Tunisia nel 2022. L'unica eccezione è stata la vittoria contro il Togo nel 2006

Mbappé perde una brutta palla e il Senegal riparte in velocità, lanciando sulla sinistra Jackson. Il tiro di quest'ultimo centra il palo e va a sbattere poi sulla schiena di Maignan. Ma per fortuna del portiere la palla resta lì. 

La pressione della Francia aumenta, soprattutto sulla fascia sinistra con Olise e Koundé

Il Senegal non resta a guardare e prova a distendersi. Upamecano interrompe la combinazione Sarr-Jackson. Dembélé lascia partire un potente passaggio rasoterra per Mbappé in area di rigore. Ma il capitano francese non controlla bene

Il centrocampista del Milan lancia in profondità Mbappé, che se non avesse stoppato male il pallone avrebbe avuto strada libera verso la porta avversaria

Primo pallone per la Francia, che usa lo schema «Psg» lanciando la palla in fallo laterale per alzare la pressione 

E' il momento degli inni, fra poco il calcio d'inizio 

FRANCIA (4-2-3-1): Maignan; Koundé, Upamecano, Saliba, Theo Hernandez; Tchouameni, Rabiot; Olise, Doué, Mbappé; Dembelé. Allenatore: Didier Deschamps

SENEGAL (4-3-3): Mendy; Diatta, Koulibaly, Niakhaté, Diouf; I. Gueye, Camara, P. Gueye; Sarr, Jackson, Mané. Allenatore: Pape Thiaw

Sono passati venti anni dall'esordio di Leo Messi ai Mondiali. Era il 16 giugno 2006 e si giocava Argentina-Serbia e Montenegro. Subentrò al 74' e gli bastarono pochi minuti per lasciare il segno. Prima con l'assist al 78' a Hernan Crespo per il momentaneo 4-0, poi all'88' per il definitivo 6-0. Esordio, primo assist e primo gol. Tutto in una partita, tutto in pochi minuti. Ora, dopo aver guidato la Nazionale alla vittoria del Mondiale nel 2022, è pronto per il suo sesto torneo.

Nella notte (ore 3 italiane) l'Argentina farà il suo debutto contro l'Algeria. la Nazionale di Scaloni cercherà di difendere il titolo di campioni del mondo, dopo la vittoria in finale contro la Francia nel dicembre del 2022. Solo due squadre sono state capaci di vincere due Mondiali consecutivi: l'Italia (1934 e 1938) e il Brasile (1958 e 1962).

(Massimiliano Nerozzi, inviato a Los Angeles) Non è la rabbia per il pareggio con la Nuova Zelanda, o i fischi di tanti tifosi del Sofi Stadium - «noi giochiamo per tutti gli iraniani, dentro e fuori il Paese» - ma è per una situazione, quella logistica dell’Iran al Mondiale che Mehdi Taremi definisce «una tragedia». Di più, «una cosa un po’ sleale». Magari si potrà fare qualcosa, spera: «Infantino (presidente della Fifa, ndr) è venuto negli spogliatoi - racconta - dicendo che ci avrebbe aiutato, ma dipende da tante cose». Trump?, grida un cronista: «Ehi, io sono solo un giocatore di pallone». QUI l'articolo completo

A poco più di 24 ore dall'esordio contro la Croazia, cambio in extremis per l'Inghilterra di Tuchel. A causa di un problema al polpaccio, Tino Livramento, difensore classe 2002 del Newcastle, è stato escluso dalla lista dei convocati. Il giocatore si è infortunato durante un allenamento e non è riuscito nel recupero. Al suo posto è stato scelto il centrale del Chelsea Trevoh Chalobah. Il classe '99 si unirà alla squadra solo dopo la partita di domani. L'Inghilterra debutterà alle ore 22 italiane. Affronterà la Croazia di Modric. 

I servizi meteorologici hanno emesso il primo allarme. La stagione degli
uragani potrebbe iniziare proprio domani, in concomitanza con la partita
dei Mondiali tra Portogallo e Repubblica Democratica del Congo in
programma a Houston (mezzogiorno in Texas). Il National Hurricane
Center (NHC) ha classificato questa mattina la perturbazione come «potenziale ciclone tropicale». Si prevede che il sistema di bassa pressione si sposti lungo la costa tra questa notte e mercoledì, prima di toccare terra. «Gli abitanti del Texas meridionale e orientale dovrebbero prepararsi a periodi di forti piogge nei prossimi giorni, che potrebbero causare inondazioni improvvise diffuse e potenzialmente letali, allagamenti urbani e inondazioni
fluviali», hanno scritto i meteorologi dell'NHC nel loro comunicato. Houston è tra le aree in cui il rischio di alluvioni è stimato a 3 su una scala di 4.

Il colore dei mondiali di calcio 2026 è il rosa. Sembra strano, pensando alle tante tonalità che vediamo in campo tra maglie e scarpe, ma chi sta seguendo le partite si sarà accorto che c’è una predominanza di sfumature rosa ai piedi dei grandi campioni del calcio mondiale. E non si tratta di un modello specifico di scarpe, perché sono diversi marchi sportivi ad aver fatto la stessa scelta. QUI l'articolo completo 

Da 50 mila a 8 milioni di follower in meno di 24 ore. Dopo La prestazione
fenomenale che ha permesso a Capo Verde di realizzare un'impresa pareggiando 0-0 con la Spagna nell'esordio al Mondiale, il portiere della piccola nazionale africana, il 40enne Vozinha è diventato una star assoluta anche sui social. Nel giro di poche ore ha moltiplicato l'indice della sua popolarità e i suoi numeri continuano a lievitare. «Un sogno che si avvera. Rappresentare Capo Verde sul palcoscenico più importante del calcio mondiale è un onore indescrivibile. Senza parole... solo orgoglio, gratitudine e responsabilità», ha scritto il portiere sul proprio profilo social. QUI la storia completa

Caos a New York dove le tensioni tra tifosi argentini e algerini sono esplose
ieri in disordini a Times Square alla vigilia dell'attesissimo match di
apertura delle rispettive squadre a Kansas City. Video circolati sui social mostrano tifoserie rivali che si sono prese a spintoni nella piazza crocevia del mondo costringendo la polizia a intervenire per ristabilire l'ordine.

Mani in tasca, testa bassa e sguardo fisso a terra, evitando volutamente e ostinatamente di guardare l’obiettivo: non poteva che diventare virale la foto fatta a Marcelo Bielsa, detto El Loco, per lo shooting ufficiale dei Mondiali 2026. Non bastasse, già al suo arrivo negli Usa per il torneo Fifa il ct dell’Uruguay aveva risposto ai giornalisti in modo freddo e conciso, a volte persino insofferente e al limite dello stizzito. Un atteggiamento che non poteva certo passare inosservato e che è inevitabilmente diventato argomento di discussione anche nella conferenza stampa che ha fatto seguito al pareggio inaugurale contro l’Arabia Saudita per 1 a 1. QUI l'articolo completo

(Carlos Passerini, inviato a Houston) Non c’erano i social, nemmeno Facebook. Non c’era lo smartphone. Mentre noi, che invece non ci siamo adesso, alla fine di quel Mondiale 2006 diventammo campioni: sembra passato un secolo. Di sicuro c’erano loro, Leo Messi e Cristiano Ronaldo. La loro prima volta. Questa sarà la sesta. Un record che condividono insieme a un solo altro giocatore sul pianeta, il portiere messicano Ochoa. Sono cresciuti insieme, l’argentino e il portoghese, cambiati insieme, invecchiati insieme. E noi con loro. Hanno fatto la storia, insieme. Segnando un’era del gioco, con la loro rivalità perfetta: il talento naturale di Leo donato dagli dei del calcio, la costante e ossessiva ricerca della perfezione di CR7. QUI l'articolo completo

In campo oggi una delle squadre più attese, la Francia di Deschamps che sfiderà il Senegal. Dopo sarà il turno dei campioni in carica dell'Argentina, che se la vedranno con l'Algeria. Nel mezzo la Norvegia di Haaland. QUI la guida completa

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