Economia

SpaceX, l'opzione da 60 miliardi sulla startup Cursor: perché a Musk interessa così tanto

SpaceX, l'opzione da 60 miliardi sulla startup Cursor: perché a Musk interessa così tanto

Mentre l’attenzione degli investitori è concentrata sul titolo di SpaceX,  in rialzo di oltre il 10% a 177,51 dollari, a  metà seduta, sul Nasdaq nel prospetto di 383 pagine depositato alla Securities and Exchange Commission si nasconde un’altra operazione potenzialmente gigantesca. Dal 23 giugno Elon Musk potrà decidere se acquistare Cursor, una startup di San Francisco che ai più dice poco ma che nella Silicon Valley è considerata uno degli asset più preziosi dell’intelligenza artificiale. Il prezzo è già fissato: 60 miliardi di dollari.

La data non è casuale. Secondo il filing Sec, SpaceX ha il diritto, ma non l’obbligo, di esercitare l’opzione di acquisto entro una finestra di 30 giorni che si apre dopo il settimo giorno di negoziazione successivo all’Ipo o dal 30 settembre (se l’Ipo fosse stata rinviata). Poiché la quotazione è avvenuta il 12 giugno, il settimo giorno di Borsa cade lunedì 23 giugno. Da quel momento parte il conto alla rovescia.

L’accordo, firmato lo scorso aprile con Anysphere, la società che sviluppa Cursor, prevede che SpaceX possa acquisire l’intera azienda basata su un valore azionario implicito di Cursor pari a 60 miliardi di dollari. Se l’operazione andrà in porto, SpaceX potrà corrispondere il prezzo di acquisto in contanti, in azioni di Classe A oppure attraverso una combinazione delle due modalità, secondo quanto previsto dal filing. Una scelta non indifferente, considerando che al 31 marzo 2026 SpaceX aveva già un debito complessivo di 29,1 miliardi di dollari — cifra destinata a lievitare ulteriormente in caso di acquisizione.

 Il documento precisa che la decisione non è ancora stata presa: SpaceX ha completato soltanto una due diligence preliminare e intende continuare a valutare la società prima dell’eventuale esercizio dell’opzione, che dovrà essere approvata dal consiglio di amministrazione. L’operazione, inoltre, sarà soggetta al via libera da parte delle autorità di controllo.  

L'accordo contiene anche una clausola molto onerosa. In determinate circostanze, se l'operazione dovesse saltare per responsabilità di SpaceX, Cursor potrebbe chiedere fino a 10 miliardi di dollari tra indennizzi e compensazioni previste dal contratto:  1,5 miliardi di dollari di commissione di risoluzione (termination fee)  e 8,5 miliardi di indennizzo per servizi differiti previsti dall'accordo (deferred services fee).  

Ma perché Musk dovrebbe voler spendere una cifra così alta per una società che non costruisce razzi, satelliti o chip? Cursor è uno degli strumenti più popolari della nuova generazione di software per programmatori. In pratica è un ambiente di sviluppo basato sull’intelligenza artificiale: permette agli sviluppatori di scrivere codice dialogando con un assistente AI, correggere errori, modificare interi programmi, rivedere architetture software e generare automaticamente porzioni di codice. 

Se ChatGPT ha cambiato il modo in cui milioni di persone scrivono testi, Cursor sta cercando di cambiare il modo in cui gli sviluppatori scrivono software.

Il punto, però, non è soltanto la produttività. È il controllo del luogo in cui nasce il software. Ogni volta che un programmatore usa Cursor, l’intelligenza artificiale osserva richieste, correzioni, tentativi, errori, decisioni tecniche e soluzioni finali. Sono dati estremamente preziosi perché mostrano come gli esseri umani risolvono problemi complessi attraverso il codice. Per chi sviluppa modelli AI, questa è una miniera: dati strutturati, verificabili, generati in cicli rapidissimi e collegati a compiti reali.

È esattamente il ragionamento che SpaceX espone nel prospetto. La società scrive che lo sviluppo software è un caso d’uso strategico per l’intelligenza artificiale perché combina dati di alta qualità, feedback rapidi ed è utilizzato in attività in cui l'affidabilità è essenziale. L’accordo con Cursor, aggiunge il filing, può aiutare a migliorare i modelli AI esistenti, incluso Grok — il modello di linguaggio sviluppato da xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk che SpaceX ha incorporato a febbraio 2026 insieme a X, l'ex Twitter — e a integrare più direttamente le capacità di intelligenza artificiale nei flussi di lavoro degli sviluppatori.

La collaborazione è già operativa su più livelli. SpaceX fornisce a Cursor capacità di calcolo attraverso i propri cluster di GPU. Cursor, in cambio, contribuisce con personale specializzato, dataset, documentazione, know-how tecnico. Le due società collaborano per migliorare i modelli esistenti e potrebbero svilupparne di nuovi con proprietà condivisa.

Per Musk, dunque, Cursor non sarebbe solo un’applicazione. Sarebbe un tassello della filiera dell’intelligenza artificiale. SpaceX sta cercando di costruire un’infrastruttura integrata che va dai data center e dalla potenza di calcolo ai modelli, fino alle applicazioni usate ogni giorno dagli utenti professionali. In questa catena, Cursor rappresenta il punto di contatto con gli sviluppatori: le persone che costruiscono il software, addestrano sistemi, integrano modelli e decidono quali strumenti diventeranno indispensabili.

È anche per questo che la Silicon Valley guarda a Cursor con tanta attenzione. Nella nuova corsa all’intelligenza artificiale, non basta possedere il modello più potente. Conta anche controllare l’interfaccia attraverso cui quel modello viene usato. Microsoft ha GitHub Copilot, OpenAI spinge i propri strumenti per sviluppatori, Anthropic ha conquistato una forte reputazione tra i programmatori con Claude, Google cerca di integrare Gemini nei propri ambienti cloud e software. Cursor si trova esattamente al centro di questa battaglia: non produce l’infrastruttura fisica, ma controlla una parte cruciale dell’esperienza quotidiana di chi scrive codice.

Per SpaceX, un’eventuale acquisizione avrebbe quindi un significato più ampio. Starlink è la rete, Grok è il modello, i cluster GPU sono la potenza di calcolo. Cursor potrebbe diventare l’interfaccia, cioè il canale attraverso cui l’intelligenza artificiale di Musk entra nel lavoro quotidiano degli sviluppatori. In altre parole, non solo costruire i razzi, i satelliti e i data center del futuro, ma anche gli strumenti con cui verrà scritto il software che li governa.

Musk ha 30 giorni di tempo dal 23 giugno per valutare se esercitare davvero l’opzione, aggravando ulteriormente l’indebitamento, già significativo. Ma il filing Sec mostra che SpaceX non si presenta più soltanto come un’azienda spaziale. Vuole essere un gruppo integrato di infrastrutture, connettività, calcolo e intelligenza artificiale. E Cursor, una startup nata per aiutare i programmatori a scrivere codice più velocemente, potrebbe diventare uno dei tasselli più importanti di questo nuovo impero.

15 giu 2026 | 19:39

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