Chi sono i banchieri protagonisti della maxi partita per conquistare Mps (che possiede Mediabanca) e che cosa vogliono?
Piazza Affari lo ha già incoronato vincitore e il primo a crederci è il suo alleato nell’offerta Mps, Carlo Cimbri, presidente di Unipol quando dice «Carlo Messina, se si muove, lo fa per vincere». Romano, classe ‘62, il ceo di Intesa Sanpaolo è un «tecnico» che si professa più attento all’impatto che ai salotti. Un banchiere che ha percorso una carriera tutta interna. Sotto la sua guida, Intesa è diventata la prima per capitalizzazione in Italia (100 miliardi); dopo l’Opas sarà la seconda in Europa. Il suo piano indica un ritorno agli azionisti di oltre 50 miliardi di euro entro il 2029.
Una «banca vera e propria», in grado di funzionare autonomamente e produrre un utile compreso tra 400 e 460 milioni di euro. Bada al sodo il presidente di Unipol, Carlo Cimbri (qui il ritratto), quando prefigura l’operazione di fusione della controllata Bper con Mps. Smessi i panni dell’assicuratore, Cimbri indossa il doppiopetto del banchiere ma anche del finanziere. Siena è solo l’ultimo tassello di uno sviluppo creditizio che ha portato l’ex popolare di Modena prima nell’orbita del gruppo assicurativo per poi farla avanzare di campanile in campanile.
Andrea Orcel ribalterà il tavolo del risiko? Il ceo di UniCredit ha lanciato due volte l’assalto a Mps, ha tentato la scalata a Banco Bpm e ha mosso sulla tedesca Commerz. E se in Germania la vittoria pare vicina, le campagne d’Italia si sono arenate contro il muro del governo. Orcel proverà ora a sottrarre Mps a Intesa? Oppure tornerà a insidiare Bpm? Di sicuro, chi vorrà influire su Generali dovrà fare i conti con il 9% di UniCredit. Il «Cristiano Ronaldo» dei banchieri è sempre in partita.
Troppo felpata la profferta di Giuseppe Castagna per un matrimonio tra Banco Bpm e Mps. Facile allora per un altro pretendente avanzare ragioni più «liquide» e convincere invece così gli azionisti di Siena. Ora per il ceo dell’ex popolare milanese la strada è in salita: serve capitale per strutturare un’offerta di scambio e acquisto che batta quella di Intesa Sanpaolo; e serve confrontarsi con i francesi del Crédit Agricole, oggi soci al 22,8%. Ed esplorare altre opzioni di aggregazione diventa più difficile.
All’assemblea del 15 aprile Luigi Lovaglio è tornato alla guida del Monte dei Paschi. Lo ha sostenuto il mercato e l’appoggio decisivo è venuto da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che ha il 17,5% del Monte ma anche dal gruppo Banco Bpm (ha il 3,74%). Alcuni azionisti come il gruppo Caltagirone (13,5% del capitale) non erano favorevoli al suo ritorno. Ora tutti i soci dovranno valutare l’offerta di Intesa Sanpaolo che prevede un premio del 12,5% rispetto ai prezzi di venerdì e del 18,7% sulla media degli ultimi sei mesi.
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10 giugno 2026, 07:57 - Aggiornata il 10 giugno 2026 , 08:02