Il Gran Premio del Messico, che ha riconsegnato all’Italia della F1 — 73 anni dopo Alberto Ascari, mito eterno — una pagina di gloria rivista e aggiornata nel segno di Kimi Antonelli, è stato anche una celebrazione della rapidità con la quale sempre più spesso un atleta nello sport compie il salto di qualità. Il ragazzo bolognese lo ha portato a termine nel segno di un aggettivo: fast, veloce. È stato coerente con il mondo dei motori in cui è cresciuto e che ora ce lo consegna in tutta la sua magnificenza.
Kimi Antonelli: 110 e lode
Il voto non può che essere uguale a quello che si dà agli studenti più bravi che giungono alla laurea. Il Kimi diventato campione del mondo è un prisma dalle varie sfaccettature: ogni lato offre una sfumatura di luce differente. Ne scegliamo tre delle più luminose: quella che ci mostra un ragazzo di appena 20 anni che in una stagione completa la sua evoluzione; quella di un combattente tenace, ormai bravissimo anche a gestire le situazioni stressanti; un tipo umile e alla mano, la caratteristica che dovrà difendere tanto quanto questo suo straordinario titolo.
Max Verstappen: 10
La Red Bull gli offre un assist perfetto e lui deposita la palla nel canestro da par suo. È al terzo successo nelle ultime quattro gare e ha raggiunto la seconda posizione nel Mondiale piloti, alle spalle di quell’Antonelli che sembra coccolare come fa un padre con un figlio. Se potesse vorrebbe che la stagione cominciasse ora, visti i progressi della RB22, ma crediamo che Max stia già preparando i piani di battaglia per il 2027, quando darà la caccia al quinto titolo e quando proverà a fare un dispetto all’amico italiano.
Red Bull: 10 e lode
Scelta azzeccatissima quella di seguire Leclerc (penalizzato per la «rissa» con Hamilton al via) nel pit stop: in questo modo Verstappen ha potuto sorpassare Charles ai box, senza colpo ferire. La Red Bull è tornata, a tutto tondo: per la qualità della macchina e per la mentalità di un «racer» che sa come si fa a vincere.
Lewis Hamilton: 7+
Scene di straordinaria incazzatura, da parte di Sir Lewis: se la prende con i commissari (a suo avviso la punizione a Leclerc è stata troppo blanda e così non le ha mandate a dire: «Mi hanno rubato la vittoria»), quindi durante lo stop da bandiera rossa per l’incidente di Bottas lascia cadere bruscamente il monopattino elettrico davanti ai box; infine mugugna contro il team. Morale: non riesce a gustarsi il secondo posto, anche se comprendiamo che non vincere dopo essere partito dalla pole fa girare le scatole.
Ma secondo noi la domanda vera, visto che con Charles si rischia che presto parli un ring da boxe, è: Hamilton è funzionale alla Ferrari?
Charles Leclerc: 5
Di nuovo accecato dalla voglia di vincere, dalla fretta di mettersi davanti. D’accordo, sul circuito della Magdalena Mixhuca può già essere decisivo ritrovarsi in testa, subito dopo lo start. Ma poi c’è anche da gestire una corsa lunga, con tutti i suoi imprevisti. Esagerazione è stata la parola chiave del Leclerc messicano, finito a letto senza podio. La dura e bella difesa del quarto posto su Norris fa solo aumentare il disappunto.
Frédéric Vasseur: 5
A fine corsa tuona: «I nostri piloti hanno mancato di rispetto nei confronti di chi lavora nel team». Domanda semplice: chi comanda la scuderia non avrebbe dovuto prevenire che certe scintille, già chiare nella stagione, scatenassero un incendio?
George Russell: 4
Smontato pezzo per pezzo da Antonelli in una stagione cominciata all’insegna della vittoria (in Australia) ma anche della protervia (in fondo ha continuato a snobbare il ragazzino che aveva a fianco), George ha vissuto in Messico la sinossi di questo 2026 da dimenticare: partenza sbagliata, pasticcio con Hadjar e penalizzazione… penalizzante per il resto della gara, navigazione anonima, forse rimuginando su come ricominciare tra pochi mesi.
Lando Norris: 5
A traguardo tagliato si è messo in parata con Kimi, idealmente per consegnargli quel titolo del mondo che adesso non è più suo. Bel gesto, da ragazzo gentile ed educato. Ma in pista Lando non è riuscito ad avere guizzi da numero 1: non ce l’ha fatta nemmeno a passare, per la quarta piazza, il Leclerc che aveva spiattellato la gomma anteriore sinistra in una frenata ad altissimo rischio dopo il secondo start.
Oscar Piastri: 4
Ormai è chiaro: è un pilota, diciamo pure un talento, da ritrovare e da ricostruire. Non ne azzecca più una, in Messico ha scambiato un circuito di F1 per una pista da bowling e ha fatto strike contro il povero Lindblad. Punito e retrocesso al tredicesimo posto.
Isack Hadjar: 6
Da un po’ di tempo la malasorte l’ha messo nel mirino e non è cosa piacevole. Per l’errore di Russell s’era trovato con la gara virtualmente compromessa e aveva chiuso fuori dai punti. Ci è rientrato (nono) grazie alla raffica di penalizzazioni.
Ryo Hirakawa: 6
Schiaffato sulla Haas al posto di Esteban Ocon, licenziato e cacciato a pedate nel sedere dal team principal Ayao Komatsu (sì, anche i giapponesi s’incavolano), 32 anni, debuttante nella categoria ma vincitore a Le Mans e due volte campione del mondo in Endurance, ha scoperto che nella F1 gira anche la fortuna: le stangate altrui l’hanno elevato al decimo posto. Dai, come esordio non è malaccio.
Nico Hülkenberg: 4
Lo chiamano ormai «il collezionista». Di penalità. L’incredibile Hulk, in negativo.
Gabriel Bortoleto: 6
Sali tu che salgo anch’io: le sanzioni altrui sono l’ascensore perfetto per prendere punti (ottavo) e aggiustare una corsa non memorabile per il ragazzo brasiliano che ora spera di rinvigorirsi nella torcida di Interlagos.
Arvid Lindblad: 6,5
Prima dell’incontro ravvicinato (di tipo «scontroso») con Piastri aveva guidato con ritmo costante, tenendo la Racing Bulls nel top ten: meritava una sorte diversa.
Liam Lawson: 6,5
È la consolazione della suddetta Racing Bulls, già Alpha Tauri, Toro Rosso, Minardi. Costretto a partire dai box, non si arrende al rio destino e prova a risalire con tenacia. Premiato con il settimo posto, dopo le penalizzazioni di Piastri e Colapinto.
I due dell’Alpine: 3
Come rovinare la gara, e il risultato, con due solenni fesserie: hanno fatto i furbi in regime di bandiera gialla. Franco Colapinto sarebbe stato ottavo se non avesse omesso di rallentare durante una bandiera gialla singola.
Pierre Gasly ha fatto perfino peggio, ignorando una doppia bandiera: stangata da 30 secondi, retrocesso al 17° posto e 2 punti in meno sulla patente. Il resto della sanzione è stato comparire al cospetto di Flavio Briatore: non una bella esperienza, immaginiamo.
Oliver Bearman: 6
Ha già scritto la lettera a Babbo Natale: «Per favore, nel 2027 regalami una macchina decente». Incappa anche in Terminator Hülkenberg, compagno di squadra alla Audi che lo manda a casa prima della fine della gara.
Joe Bauer: 8
Il delegato tecnico della Fia si presenta al circuito e in pitlane con il volto truccato e colorato: si è fatto disegnare un teschio in pieno stile Halloween. Una simpatica gag, nel serioso mondo della F1.
I due della Williams: 6
Costretti a guidare qualcosa di molto simile a un camion, Carlos Sainz e Alexander Albon prima o poi chiederanno i danni alla Williams.
Checo Pérez: 5
Il Messico non mette le ali al suo idolo, per il semplice fatto che Pérez guida l’impresentabile Cadillac. Ma sembra che Checo sia pronto a rinnovare per tre anni con il team statunitense: voglia di suicidarsi sportivamente, mancanza di alternative (allora meglio un posto lì che sul divano di casa) oppure conosce delle cose che noi non sappiamo?
Aston Martin: 0
Un ritiro tira l’altro: Alonso e Stroll chiudono dopo pochi giri e a breve distanza temporale l’uno dall’altro. Siamo allo sfascio di un team che avrebbe dovuto spaccare il mondo.
Cadillac: sotto zero
Grave il cedimento improvviso della sospensione anteriore sinistra che ha mandato brutalmente a muro Bottas (stavolta lui non c’entra). Volevate accopparci Valtteri, macchietta delle pagelle? Non vale.
2 novembre 2026, 10:22 - Aggiornata il 2 novembre 2026 , 12:07