Economia

Strette di mano e affari, imprese americane e italiane si ritrovano a Milano dopo la bufera: «Rapporti forti, ma attenzione all’escalation»

Strette di mano e affari, imprese americane e italiane si ritrovano a Milano dopo la bufera: «Rapporti forti, ma attenzione all’escalation»

Palloncini rossi, bianchi e blu. Facce distese, strette di mano, confabulare fitto agli angoli della sala del museo Leonardo da Vinci di Milano. Alla 111esima assemblea della Camera di Commercio americana in Italia è business as usual. Le tensioni fra Donald Trump e Giorgia Meloni hanno spinto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a cancellare la sua presenza all’evento. Ma non hanno intaccato il clima fra gli oltre 300 partecipanti al consesso.

Ogni anno dal 1915, l’assemblea della Amcham riunisce le grandi aziende americane attive in Italia e quelle italiane attive negli Stati Uniti. Nomi come Enel, BlackRock, Google, Mapei, Meta, Coca-Cola, Intesa Sanpaolo. E, forse per dare un segnale, l’assise di ieri era quanto mai affollata e pronta a salutare con un applauso il console generale Usa a Milano, Douglass Benning, che presto sarà trasferito a Città del Messico. «Le relazioni economiche fra i due Paesi più forti dei rapporti fra i governi del momento», è il mantra ripetuto dai vertici delle multinazionali in sala. Tanto solide da convincere manager, imprenditori e banchieri a fermarsi per il successivo pranzo all’aperto nel chiostro del museo. Pronti a resistere all’afa milanese, pur di parlare di affari.

E c’è molto da dire a riguardo. Nel 2025 gli scambi commerciali fra Italia e Stati Uniti hanno toccato il record, superando i 105 miliardi di euro, ha ricordato il consigliere delegato di Amcham, Simone Crolla. Le imprese italiane hanno poi investimenti per 48,5 miliardi di dollari sul territorio americano. E il dato è aumentato di sei volte rispetto al 2000, di pari passo con la crescita della domanda di Made in Italy da parte di consumatori e aziende statunitensi. Da parte loro le aziende Usa hanno investimenti per 36 miliardi in Italia, un po’ meno, ma sufficienti per comprare quote azionarie in gangli vitali del Paese come reti di telecomunicazione, autostrade e treni ad alta velocità. «Le aziende americane in Italia non sono ospiti ma protagoniste: 3.350 imprese generano 334 mila posti di lavoro nel Paese», ricorda il presidente di Amcham, Stefano Lucchini. «Noi italiani non siamo da meno, negli Usa abbiamo 5.954 imprese che impiegano oltre 300 mila americani».

I legami di interesse sono insomma così solidi che non basterà una tormenta politica a spazzarli via. «La diplomazia economica rafforza quella politica», ha sintetizzato Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Golfo Persico. L’importante è evitare un’escalation che, allora sì, potrebbe avere conseguenze anche sugli affari. Come, fuori dai taccuini, ammette più di un manager. «L’America Inc, il sistema economico statunitense, è certo animata da logiche di profitto — spiega uno dei partecipanti a margine dell’assemblea — quando tuttavia ci sono in gioco gli interessi nazionali, si muove come un sol uomo».

Meglio, quindi, evitare che la disputa verbale si trasferisca sul piano istituzionale, con il rischio che Trump ricorra a ritorsioni come dazi sui prodotti simbolo del made in Italy o limiti per le imprese italiane negli appalti pubblici. E, d’altro lato — avverte il capo italiano di una grande multinazionale americana — bisogna scongiurare che la diatriba si diffonda dagli ambienti diplomatici all’opinione pubblica. «Non credo che ci saranno riflessi sui contratti fra le aziende: quando un’impresa deve comprare un macchinario o una turbina, guarda solo alla qualità del fornitore non alla sua nazionalità», spiega . «Diverso è il discorso per quelle aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori — aggiunge — non vorrei che lo scontro fra Trump e Meloni alimentasse in Italia una narrativa anti-americana che potrebbe danneggiare i prodotti made in Usa».

Dopo i botta e risposta accesi degli ultimi giorni, i due governi si stanno comunque affrettando a placare le tensioni. E anche fra i politici italiani presenti all’assemblea dell’Amcham è prevalsa la linea della distensione. «C’è stata una polemica che la presidente Meloni ha dichiarato chiusa e per noi è chiusa», ha detto Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. Giulio Tremonti, presidente della Commissione Affari Esteri alla Camera, se l’è cavata con una battuta — «Ho visto Meloni sabato fra gli Alpini, oggi mi sento Alpino anche io» — ed è passato oltre. Da parte americana, sono attesi in queste ore gli inviti per le celebrazioni del 250° anniversario dell’Indipendenza americana presso l’ambasciata Usa. Palazzo Margherita potrà così diventare il «proscenio» di una riconciliazione che le imprese auspicano avvenga al più presto: «L’incertezza non fa bene agli affari».

23 giugno 2026, 14:26 - Aggiornata il 23 giugno 2026 , 14:27

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