Economia

Bending Spoons, chi sono i quattro nuovi miliardari italiani: «Tutto è iniziato da un fallimento». Ora vale 20 miliardi

Bending Spoons, chi sono i quattro nuovi miliardari italiani: «Tutto è iniziato da un fallimento». Ora vale 20 miliardi

Nell’ottobre del 2015 Ferrari riuscì a strappare una valutazione vicina ai 10 miliardi di dollari nella sua quotazione a Wall Street. Poco più di 10 anni più tardi, Bending Spoons si appresta a sbarcare a New York con una capitalizzazione di almeno 20 miliardi. Altri tempi, altro settore e altri mercati, certo: il confronto, tuttavia, dà l’idea del traguardo che, se tutto andrà secondo i piani, Bending Spoons taglierà fra poche settimane.

E dire che tutto ha avuto inizio da un fallimento. Nel 2010 Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Ferrari, freschi di laurea in ingegneria, decidono di sviluppare Evertale, un’app di intelligenza artificiale per smartphone in grado di scrivere un diario delle attività dell’utente. I tre riescono a raccogliere un milione di dollari e lanciano il servizio sul mercato. È un fiasco totale. «A metà del 2013 avevamo zero ricavi, cassa ancora per quattro mesi in banca e una dura verità da digerire: Evertale è un flop», ha raccontato Luca Ferrari.

I tre non si perdono però d’animo. Imbarcano un quarto socio, Luca Querella. E, con i 40 mila dollari rimasti sul conto e la lezione appresa da fallimento di Evertale in tasca, decidono di lanciare una nuova startup: Bending Spoons, omaggio alla scena del film Matrix, dove un bambino in abito da monaco piega un cucchiaio con il pensiero. L’obiettivo è creare una piattaforma per aggregare imprese tecnologiche, trasformarle per renderle più redditizie e, infine, reinvestire i profitti così generati per nuove acquisizioni. E così via, in un ciclo continuo che rende Bending Spoons una sorta di private equity dell’era digitale. Con la differenza, importante, che sino ad oggi la società milanese non ha mai rivenduto un’azienda a terzi.

Fedele a questa strategia, Bending Spoons ha concluso oltre 50 acquisizioni: la prima nel 2014 è costata 10 mila dollari, l’ultima circa 900 milioni. Sotto il controllo del gruppo con sede a Milano sono così finite America Online, Vimeo, WeTransfer, Evernote... App, spesso, blasonate ma bisognose di rilancio che Bending Spoons ha attuato investendo sul rinnovamento tecnologico, sul rilascio di servizi, sulla riprogettazione dell’interfaccia utente. Ma anche ricorrendo a drastici piani di licenziamenti e ad aumenti dei prezzi che hanno suscitato non poche critiche nella comunità degli utenti e degli sviluppatori.

Nell’ambiente finanziario, invece, i detrattori sono rari. Nel suo percorso Bending Spoons ha raccolto 5 miliardi di capitali da investitori del calibro di Baillie Gifford (fondo «scopritore» di Tesla), Tamburi, l’ex cfo di Apple Luca Maestri e l’ex tennista Andre Agassi. Nell’ultimo aumento di capitale di dicembre il gruppo ha toccato una valutazione di 11 miliardi che trova riscontro in numeri di bilancio in rapida ascesa. Oggi Bending Spoons vanta oltre 500 milioni di utenti per le sue app e ha chiuso il 2025 con ricavi per 2,6 miliardi e un margine di profitto di 500 milioni, se si includono nel perimetro Eventbrite, AmericaOnline e Vimeo, comprate sul finire dello scorso anno. Fra gennaio e marzo del 2026, il fatturato è triplicato rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 200 a 600 milioni. Fra gennaio e marzo del 2026, poi, la società ha investito altri 2 miliardi in uno shopping che è destinato ad accelerare dopo l’approdo a Wall Street.

Secondo indiscrezioni, infatti, Bending Spoons punta a raccogliere fra i 3 e i 4 miliardi di dollari nella quotazione, ottenendo una valutazione compresa fra 20 e 25 miliardi. Le cifre esatte saranno fissate nelle prossime settimane sulla base della domanda degli investitori: a quanto filtra, gli incontri di Ferrari e del team di Bending Spoons avrebbero avuto riscontri molto incoraggianti dagli investitori, specialmente statunitensi. D’altra parte, mentre in Europa le quotazioni arrancano, Wall Street macina Ipo in serie grazie alla profondità, alla liquidità del mercato e all’abitudine a «trattare» la frontiera dell’innovazione. Non a caso, quest’anno la Borsa di New York si prepara ad accogliere non solo colossi americani dell’intelligenza artificiale come SpaceX, Anthropic e OpenAI, ma anche aziende europee come il gruppo energetico tedesco Innio e, appunto, Bending Spoons che hanno piani di crescita ambiziosi. E globali. «Vediamo un’enorme opportunità dinanzi a noi», ha spiegato il ceo Ferrari presentando il prospetto di quotazione. «Abbiamo identificato oltre mille aziende digitali (quotate e non) che potrebbero diventare in futuro nostri obiettivi di acquisizione, apportando ricavi annuali per 400 miliardi di dollari».

La quotazione a Wall Street renderà fra l’altro miliardari — sulla carta — Ferrari, Patarnello, Danieli e Querella che, attualmente, detengono nell’insieme oltre il 40% del capitale della società e quasi il 90% dei diritti di voto in assemblea grazie ad azioni a voto speciale. I quattro fondatori non sembrano però intenzionati a vendere per godersi le loro fortune. Piuttosto, paiono determinati a impegnarsi ancora più a fondo nello sviluppo di Bending Spoons per dimostrare che anche in Italia si possono creare gruppi tecnologici di successo e di caratura mondiale. «Mi piace l’idea di lasciare un segno e l’idea di costruire un’azienda di calibro internazionale per l’Italia – ha detto Ferrari qualche mese fa in un’intervista al Corriere – Al Paese potrebbe dare uno scossone e spero provochi quel cambio culturale di cui ha bisogno».

16 giugno 2026, 15:57 - Aggiornata il 16 giugno 2026 , 15:57

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