Il tentativo di Leonardo Maria Del Vecchio di acquistare le quote Delfin dei fratelli Luca e Paola non sarebbe soltanto un’operazione per rafforzare la sua posizione nella holding di famiglia, che custodisce partecipazioni per oltre 40 miliardi, a cominciare dal 32,2% di EssilorLuxottica, ma sarebbe legato soprattutto alla sua situazione debitoria personale.
Ecco i numeri dell’indebitamento, confermati da fonti vicine a Lmdv. LMDV Capital ha un’esposizione di circa 350 milioni con il Crédit Agricole, di cui 330 milioni direttamente in capo alla banca francese e altri 20 milioni dal Monte dei Paschi di Siena a favore di LMDV Media, con cui il figlio trentunenne del fondatore di Luxottica e di Nicoletta Zampillo ha finanziato l’acquisto di QN.
Molto più pesante la situazione a livello personale: UniCredit ha erogato a Leonardo Maria, in qualità di persona fisica, un prestito complessivo di 650 milioni, fondi che non possono essere utilizzati al di fuori di esigenze personali. In questa somma sono inclusi 70 milioni relativi a una linea RCF (Revolving Credit Facility), uno strumento di finanziamento flessibile con cui una banca mette a disposizione dell'impresa un massimale di liquidità. I fondi possono essere utilizzati, rimborsati e riutilizzati più volte, pagando gli interessi solo sulla quota effettivamente prelevata.
Ci sono poi 110 milioni erogati da Alba Leasing per l’acquisto del mega yacht Admiral Giorgio Armati, l’imbarcazione di 72 metri disegnata dallo stilista scomparso per Italian Sea Group, per il leasing di altre banche e per la sua collezione di auto. Il superyacht sarebbe stato pagato 90 milioni a un altro armatore, ben più del prezzo di listino del cantiere, per non aspettare i tempi di consegna più lunghi.
Al conto si aggiungono 120 milioni di crediti di firma, una sorta di garanzia da parte di banche o intermediari finanziari.
Ma nel calcolo dell’indebitamento totale ci sarebbe un’altra voce, non confermata dal gruppo: circa 150 milioni da reperire attraverso private debt. Lmdv si sarebbe rivolto alla società Duepuntozero Npl di Santi Lagotea, con sede in corso Monforte a Milano, che avrebbe offerto ai sottoscrittori interessi da capogiro, tra il 14 e il 16%, imponendo clausole molto onerose in caso di default. Interpellato dal Corriere della Sera, Lagotea spiega di non poter rivelare i nomi dei clienti o i dettagli delle operazioni, limitandosi a dire che la società si occupa di advisor in tema di strutturazioni di operazioni di debito e special servicer in operazioni di cartolarizzazione.
Sommando tutte le voci, l'indebitamento complessivo, tra esposizioni personali e debiti delle società riconducibili a Lmdv, arriverebbe così a oltre 1,3 miliardi di euro. Un’esposizione maturata nei quattro anni trascorsi dalla morte del fondatore di EssilorLuxottica, il 27 giugno 2022.
Il punto centrale è che Del Vecchio, pur avendo ereditato il 12,5% di Delfin, non avrebbe sufficiente liquidità né capacità autonoma di rimborso. Per questo avrebbe cercato di comprare le quote di Luca e Paola Del Vecchio: non solo per diventare azionista di riferimento della holding, ma soprattutto per ottenere un finanziamento molto più ampio. A fronte di un prezzo pattuito con i due fratelli pari a 5 miliardi a testa, per un totale di 10 miliardi per il 25%, Lmdv avrebbe chiesto alle banche un finanziamento di circa 11/11,5 miliardi, destinato non solo all’acquisto delle quote dei fratelli ma anche al rifinanziamento dell’esposizione personale.
L’operazione, però, si è arenata per due ragioni. La prima riguarda il crollo del valore delle partecipazioni, in particolare EssilorLuxottica, che avrebbe fatto saltare i rapporti loan-to-value ipotizzati dalle banche finanziatrici. Le quote che Del Vecchio avrebbe potuto dare in garanzia non sarebbero più state sufficienti. La seconda riguarda il fatto che i contratti con Luca e Paola sarebbero stati firmati senza una clausola «subject to financing», cioè senza subordinare l’acquisto all’ottenimento del finanziamento. Questo avrebbe esposto Del Vecchio a penali molto elevate, pari a 500 milioni per ciascuno dei due contratti. Quindi un ulteriore miliardo a carico di Lmdv.
Il calo in Borsa dei titoli Essilux, che da gennaio a oggi hanno perso oltre il 37%, scendendo fino ai circa 166 euro attuali, avrebbe spinto le banche a chiedere ulteriori garanzie. Ma a questo punto, le garanzie non avrebbero potuto più essere solo personali o rappresentate dalle quote da acquistare, ma avrebbero coinvolto la cassaforte Delfin. È qui che l’operazione sarebbe diventata un tema societario.
L’ipotesi di usare la holding come controparte o garanzia avrebbe però inaspettatamente provocato la reazione contraria del consiglio di amministrazione e di alcuni azionisti storicamente vicini a Francesco Milleri. Secondo una ricostruzione di Milano Finanza, nella riunione del 24 giugno, convocata per votare sulla nuova proposta di Lmdv, sui cinque consiglieri, avrebbero votato a favore Francesco Milleri, presidente di Essilux e di Delfin, e il notaio di famiglia Mario Notari. Contrari invece il ceo della holding Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallolombardo e Aloyse May.
Lmdv avrebbe chiesto al board un impegno formale a favore di sé stesso e di LMDV Fin, per far scattare l’intervento di Delfin in caso di default, per comprare non solo le quote di Luca e Paola, ma anche il 12,5% di Lmdv. Con un’offerta a sconto: invece dei 10 miliardi offerti da Lmdv per il 25%, Delfin avrebbe acquisito le tre quote, cioè 37,5%, allo stesso prezzo.
Il consiglio di amministrazione avrebbe però bocciato l’ipotesi, giudicando non sostenibile garantire con risorse della holding un’operazione fatta nell’interesse di un singolo azionista e a valori non più coerenti con il mercato. Da qui la fase di stallo e tensione tra soci, con una divisione interna tra chi sostiene la linea Milleri-Lmdv e chi invece si oppone all’utilizzo di Delfin per coprire un’operazione personale. Mentre sullo sfondo resta anche la battaglia legale tra Lmdv e il fratello Rocco, figlio di Zampillo e di Paolo Basilico.
Ora bisognerà aspettare l’assemblea dei soci del 30 giugno, convocata per votare il bilancio e la cessione di quote di Luca e Paola a Lmdv, per capire cosa succederà. In una lettera pubblicata su QN nei giorni scorsi, Lmdv ha evocato perfino la possibilità di liquidazione di Delfin, che consentirebbe agli azionisti di monetizzare le partecipazioni. Sarebbe una soluzione estrema, difficilmente accettabile considerato il peso industriale e simbolico della holding.
Un’altra ipotesi per uscire dall’impasse sarebbe la vendita delle partecipazioni finanziarie — Mediobanca, Generali, Mps, UniCredit e Covivio — per liquidare gli azionisti che vogliono uscire e concentrare Delfin su EssilorLuxottica. Sarebbe una soluzione razionale, ma politicamente e personalmente difficile.
La vicenda che riporta alla mente una delle battute preferite di Warren Buffett, attribuita al suo storico socio Charlie Munger: «Ci sono solo tre modi in cui una persona intelligente può finire in rovina: liquor (alcol), ladies (donne) e leverage (leva finanziaria)». Buffett aggiungeva poi con ironia: «I primi due li ha messi solo perché iniziano con la L. È la leva finanziaria quella che ti rovina davvero».
In sintesi, tutta la vicenda delle quote Delfin ruoterebbe attorno a un problema di leva finanziaria personale: Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe cercato di acquistare le quote dei fratelli per rafforzare la propria posizione, ottenere un grande finanziamento e rifinanziare la propria esposizione. Il problema è che, con il calo del valore delle azioni Essilux e la richiesta di garanzie aggiuntive da parte delle banche, l’operazione avrebbe finito per coinvolgere Delfin stessa, trasformando un problema personale in una crisi societaria.
26 giu 2026 | 14:27