Milano compare sulla mappa europea dell'intelligenza artificiale accanto a Parigi, Berlino, Dublino e Madrid. L'Italia, però, resta quasi in fondo alla classifica continentale per disponibilità di talenti specializzati, registra un forte calo delle assunzioni e continua a perdere professionisti dell'AI verso l'estero.
È il paradosso che emerge dal nuovo rapporto LinkedIn «The EU Labour Market: Unlocking Competitiveness in the Age of AI», pubblicato a giugno, che fotografa un Paese capace di ritagliarsi uno spazio in uno dei settori più promettenti della rivoluzione tecnologica, ma ancora in difficoltà nel trasformare questa presenza in un ecosistema solido e competitivo.
Nella mappa degli hub europei dell'intelligenza artificiale, infatti, Milano è indicata come uno dei poli specializzati dell'Unione. Non per il numero complessivo di posti di lavoro o per la crescita esplosiva delle assunzioni, come accade rispettivamente a Parigi o Madrid, ma per una competenza molto specifica: quella dei Data Annotators e dei Prompt Engineers.
«Si tratta di figure ancora poco conosciute al grande pubblico ma sempre più centrali nello sviluppo dell'intelligenza artificiale generativa», spiega Luca Maniscalco, tra i maggiori esperti italiani di LinkedIn e analisi dei trend professionali, commentando i dati del rapporto. «I primi sono gli specialisti che classificano, etichettano e organizzano enormi quantità di dati — testi, immagini, video o registrazioni audio — consentendo agli algoritmi di apprendere e migliorare le proprie prestazioni. I secondi progettano e affinano i prompt, ossia le istruzioni che guidano i modelli generativi e ne determinano la qualità delle risposte».
Milano è quindi identificata come un centro altamente specializzato in ruoli verticali precisi «a differenza di altre città che si distinguono per tassi di crescita (ad esempio Madrid) o per mercati completi e diversificati (come Dublino)».
Sono queste specializzazioni consentono al capoluogo lombardo di figurare tra le città europee più rilevanti nel settore, cosa che però non basta a colmare il ritardo complessivo del Paese.
La fotografia nazionale è infatti molto meno incoraggiante. Secondo LinkedIn, l'Italia occupa il 24° posto su 27 Paesi dell'Unione Europea per concentrazione di ingegneri specializzati in intelligenza artificiale. Peggio fanno soltanto Romania e Croazia tra i Paesi considerati nella graduatoria. La quota di professionisti AI sul totale degli iscritti LinkedIn italiani si ferma allo 0,43%, meno della metà della media europea dello 0,90%. In testa si trovano invece Lussemburgo, Irlanda, Finlandia ed Estonia.
A pesare è anche la dinamica del mercato del lavoro. Il rapporto evidenzia come l'Italia sia tra i Paesi europei che hanno registrato il peggior andamento delle assunzioni rispetto al periodo precedente alla pandemia. Confrontando gennaio 2026 con gennaio 2019, il tasso di assunzione risulta inferiore del 30%, un dato peggiore della media dell'Unione Europea (-26%) e secondo soltanto alla Francia (-31%) tra i principali Paesi del continente.
Il problema non riguarda soltanto il numero di specialisti disponibili, ma anche la capacità di trattenerli. LinkedIn rileva infatti per l’Italia un saldo migratorio negativo per i professionisti dell'intelligenza artificiale. «In generale il nostro Paese registra una forte contrazione delle assunzioni complessive rispetto al periodo pre-pandemico (confronto gennaio 2019 vs gennaio 2026)», prosegue Maniscalco. «Il tasso di assunzioni in Italia è infatti sceso del 30%». L'Italia perde più talenti di quanti ne riesca ad attrarre, «con un saldo netto di -0,21 ingegneri AI ogni 10 mila membri della piattaforma». Un indicatore che conferma come la competizione per queste figure sia ormai globale e come il sistema italiano faccia ancora fatica a offrire opportunità paragonabili a quelle dei principali hub internazionali.
Il quadro assume contorni ancora più significativi se confrontato con la dinamica europea. Dal 2023 l'Unione Europea ha creato oltre 256 mila nuovi posti di lavoro legati all'intelligenza artificiale, trainati soprattutto da ingegneri AI, specialisti delle infrastrutture e professionisti dedicati allo sviluppo e all'addestramento dei modelli. Ma Bruxelles, avverte il rapporto, continua a soffrire nella corsa globale per attrarre e trattenere i talenti più qualificati.